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L’agricoltura è nel terzo millennio, la quantità d’acqua per le irrigazioni è da primi ‘900

di admin
Il caldo mette a dura prova la rete penalizzando le coltivazioni della Bassa pianura scaligera.

Il Consorzio Veronese presenta progetti da 80 milioni di euro per la riconversione dei sistemi di irrigazione
I temporali hanno portato un clima più fresco, ma non hanno soddisfatto la sete delle coltivazioni in piena maturazione. Nel fine settimana, inoltre, è attesa un’ondata di caldo nord-africano Frumento, mais, grano, frutta, verdura, persino i vigneti richiedono in questo periodo dell’acqua quantità d’acqua che la natura, tanto generosa in primavera, non elargisce.
“Stiamo derivando dall’Adige, dal 15 aprile . In tutto si tratta di 58 metri cubi d’acqua a secondo, ma ormai nei mesi estivi, caldi e siccitosi e di massimo rigoglio delle colture, non bastano più – commenta Antonio Tomezzoli, Presidente del Consorzio Veronese di Bonifica – Il consorzio preleva la stessa quantità d’acqua che prelevava nel 1930. In quasi un secolo, l’agricoltura ha mutato volto, le aziende si sono orientate verso le colture intensive ed ad alto valore aggiunto, come i frutteti, ad esempio. Il fabbisogno d’acqua è, dunque, aumentato ed in modo più che proporzionale rispetto all’aumento delle superfici coltivate”.
Di siccità e interventi urgenti per rendere disponibile la maggior quantità d’acqua possibile nelle aree più meridionali e periferiche della rete che soffrono maggiormente la carenza d’acqua, la pianura, dalla linea delle risorgive, in giù fino al confine provinciale, si è parlato nell’assemblea annuale del Consorzio Veronese.
I consiglieri del Consorzio, radunati nella nuova sede della Genovesa, che sarà operativa da fine estate, hanno parlato di risparmi idrici e nuove modalità di irrigazione.
E’ impensabile,infatti, prelevarne ulteriori quantità, finché buona parte dell’acqua viene utilizzata per la produzione di energia: si finirebbe per alterare l’ecosistema del bacino dell’Adige. Se si abbassando troppo il livello dell’acqua,infatti, si verifica la risalita del cuneo salino, cioè quella lingua d’acqua marina che si trova alla foce dove l’acqua dolce, incontra il mare.
“La risalita del cuneo salino sarebbe un gravissimo danno per l’ecosistema – aggiunge Tomezzoli – e per la popolazione del rodigino che utilizza l’acqua dell’Adige. Occorre quindi fare di necessità virtù e contenere al massimo i consumi laddove le modalità di coltivazione lo consentono, convertendo i sistemi di irrigazione dallo scorrimento, così si risparmia fino al 40% d’acqua
Con l’irrigazione a scorrimento si allaga o s’annaffia d’acqua il campo, sfruttando l’effetto della legge di gravità. L’irrigazione a pressione distribuisce invece l’acqua solo dove serve, cioè sulle piante, attraverso una rete di tubi in pressione. Un sistema che si presta molto bene per le coltivazioni di frutta, ortaggi e i vigneti che abbondano nella fascia collinare e mediana della pianura veronese.
Nell’aula consiglio della nuova sede, un palazzo in vetro e acciaio tutto all’insegna del risparmio energetico, tanto da essersi guadagnato la classe A. Il direttore generale del Consorzio, Roberto Bin, ha fatto il punto della situazione sul processo di riconversione degli impianti irrigui.
“Nel 2011 sarà completato l’ammodernamento degli impianti di Bardolino e Garda – per un investimento di 600mila euro. A Palazzolo saranno destinati altri 100.000 euro per la costruzione di una vasca dissabbiatrice, con l’obiettivo di filtrare l’acqua da impurità che potrebbero creare problemi agli impianti irrigui a goccia e microgetto. Abbiamo poi altri progetti esecutivi relativi alle zone di Chievo, Bussolengo, Palazzolo, Sommacampagna, Villafranca, Cà degli Oppi e Villa D’adige, per un investimento complessivo di oltre 80 milioni di euro, già depositati in Ministero per l’approvazione”, ha spiegato Bin. Così facendo, si riduce a monte il prelievo d’acqua, rendendone disponibile una maggior quantità per le aree a valle. In realtà, l’acqua distribuita a monte, penetra nel terreno e riaffiora a valle, ma i tempi dell’agricoltura non coincidono con quelli del ciclo dell’acqua.
“Nei mesi di giugno e luglio, quando il fabbisogno irriguo raggiunge il picco – conclude Bin – tutti gli agricoltori prelevano dalle condotte della rete l’acqua circa nello stesso momento. Per ovvi motivi. Dove la rete è solo irrigua, nel centro-nord della provincia, il Consorzio ha automatizzato la distribuzione e razionalizza il consumo attraverso una turnazione. Nella Bassa Pianura, però, la rete è mista, serve a portare acqua, ha anche funzioni di scolo, cioè è indispensabile per far defluire l’acqua in eccesso, quando piove. Sarebbe anti-economico andare ad automatizzare una rete che riempiamo e svuotiamo nel giro di poche ore, per far fronte ai sempre più frequenti fortunali e piovaschi”.
Nonostante tutto, in questi giorni, il personale consortile “fa la ronda”, vigilando affinchè l’acqua venga prelevata dalle aziende agricole nei modi e nei tempi stabiliti evitando gli abusi.

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