Rischio allagamenti: il Consorzio Veronese spiana la strada alle idrovore
di adminI 50 millimetri di pioggia, che hanno rimandato sotto acqua Soave e tenuto in scacco San Bonifacio, hanno messo a dura prova la rete consortile anche sulla pianura a destra dell’Adige. Di fronte ad un’emergenza ormai ordinaria, il Consorzio di Bonifica Veronese ha deciso di installare piattaforme fisse per batterie di idrovore mobili nelle aree, dove l’acqua esondata non riesce a ritirarsi. Si tratta di sei punti critici nei tre comuni veronesi di Castagnaro, Villa Bartolomea e Legnago e in quello rodigino di Badia Polesine dove la Fossa Maestra è esondata a giugno e ad agosto dello scorso anno. In questi giorni, il livello è arrivato quasi al livello della campagna, ma complessivamente il sistema ha retto.
“Il terreno è talmente imbevuto d’acqua che non drena più la pioggia, occorrerebbero un paio di mesi di siccità, per ritornare alle normali condizioni di umidità dei campi – spiega Antonio Tomezzoli, presidente del Consorzio di Bonifica Veronese – per cui situazioni che si verificano in condizioni eccezionali, come l’improvviso gonfiarsi dei canali e la tracimazione, rischiano di diventare frequenti”. Il problema si verifica nelle aree a nord della confluenza della Fossa Maestra nel canal Bianco per una differenza di quote. In condizioni di piena il canal Bianco è più alto della Fossa Maestra e quindi riceve con minor lentezza le acque dell’”affluente”. Le acque sono ingrossate e la velocità di confluenza aumenta, si può quindi verificare una vera e propria “retromarcia” che fa tracimare l’acqua della Fossa nei terreni. Questi si trovano ad un livello più basso di quello del canale, per cui si trasformano in bacini.
“Il principio dei vasi comunicanti – aggiunge Tomezzoli – non perdona: l’unico modo di liberare i terreni dall’acqua, che non ha la possibilità di defluire, è di pomparla nuovamente nella sede originaria con le idrovore. Naturalmente in attesa che il territorio possa contare su fondi adeguati per porre mano al problema. L’intervento potrebbe rientrare tra le opere necessarie a rendere navigabile il Canal Bianco anche nel tratto veronese. Magari anche attraverso progetti che coinvolgano tutti gli attori del territorio, sotto l’egida comune del Gal della pianura veronese”.
Tomezzoli, che è stato nominato oggi, vicepresidente all’interno del nuovo consiglio del Gruppo di azione locale, affianca il neo-presidente Valentino Girlanda, sindaco di Bevilacqua.
“Il Consorzio è entrato nel Consiglio del Gal poiché ne condivide a pieno la filosofia, quella di “coltivare il territorio” – conclude Tomezzoli – una progettualità che il Consorzio concretizza ogni giorno. L’intervento di razionalizzazione e controllo dei flussi d’acqua che confluiscono nel canal Bianco dalla rete veronese è urgente e non procrastinabile: da aprile i canali saranno già colmi d’acqua per l’apertura della stagione irrigua per cui ad ogni piovasco improvviso si rischia l’emergenza, se le condizioni meteo non migliorano”.
Per questo, in attesa dell’intervento definitivo, il Consorzio spiana la strada alle idrovore, utilizzate spesso in condizioni difficili: sempre in mezzo al fango e spesso di notte. Rampe d’accesso e piattaforme ridurranno a pochi minuti il tempo necessario per iniziare a svuotare i campi dall’acqua.
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