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AFGHANISTAN: Droga e corruzione non si combattono con i militari

di admin
Altri morti, altri alpini caduti a servizio della Patria.

Il popolo italiano in accordo con altri Paesi  occidentali e con l’avallo dell’Onu sostiene le sue forze armate per combattere il terrorismo. Si dice per non importarlo nei nostri territori. Ma  quello  che appare sempre  più evidente al di là delle dichiarazioni  di cordoglio spesso di circostanza, quello  che da  tempo andiamo scrivendo,  occorre una strategia di uscita da quella situazione che  ha poco a che vedere con i canoni occidentali. Non  è una guerra  di trincea, non  è una guerra di napoleonica, non è una guerriglia, è soprattutto  una azione di insorti che per varie ragioni   chiedono di fare nel  loro territorio natio  quello che gli pare e ciò a noi   occidentali  non sta bene. (Credo che la cosa capita in vario grado in  Corea del Nord o a Cuba! E il Venezuela? E il Brasile e  la Turchia? E l’Italia , no?). Siamo noi occidentali  l’anomalia. Una volta battuti  i talebani  sul piano  militare (fatto successo  in pochi  mesi) imporre  con la forza un  modello occidentale che  impiegherà, se tutto va bene, qualche generazione, è sbagliato.  L’Afghanistan ha una sua cultura, che se  volete possiamo paragonare per certi versi  agli aborigeni australi o degli  yanomami, ma è la loro e va rispettata e non derisa o violata, che gli permette di vivere con dignità  nelle loro terre. Ma , si dice, c’è una gran parte di  Afghani, quelli che sostengono il governo democratico  di Garzai,  che sembra siano la maggioranza, che non   possono e non vogliono subire le violenze dei terroristi integralisti   talebani. A parte la propaganda  che inquina  le nostre cognizioni per poter capire cosa fare, anche militarmente,   si deve onestamente affrontare un altro  problema  che è strettamente connesso alle vicende  belliche e derimente, secondo  me,  sul fatto di uscire quanto  prima militarmente da quel martoriato Paese.  La corruzione  e la droga sono  le fonti  finanziarie che  sorreggono  i contendenti afghani. Gli uni mantenuti dai miliardi di  dollari che arrivano in  virtù della presenza militare per la gestione delle risorse minerarie di quelle lande, gli altri  che,  oltre a contare su appoggi  politici  internazionali ( altrimenti non si spiegherebbe come farebbero),  vivono  coltivando e vendendo  il papavero da oppio.  Se accertiamo , come credo inoppugnabile, che  queste sono le ragioni  che alimentano la guerra  afghana, allora per  droga e corruzione non servono i  militari, anzi  talvolta  indirettamente, i pur bravi nostri  militari, che  non  si atteggiano  come altri  militari in zona,  sono usati dai contendenti afghani  politicamente per  alimentare all’infinito la guerra degli  invasori. Capito questo, portiamo a casa al più presto i nostri  militari, e cambiamo strategia, come sembra anche Obama stia facendo, cerando  scompiglio tra le fila dei  blasonati  generali americani che stavano coltivando  un  po’ di retorica  sull’Eroe  Americano liberatore dei popoli oppressi.

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