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Lega e Federalismo: fino a quando zitti?

di admin
C’era del marcio nel regno di Danimarca, figurarsi oggi in Italia.

La politica del Governo che vede Bossi  e la Lega sacrificare molti dei  temi più cari  all’attuazione del programma sta giungendo al  limite di rottura. Per ora  mormoreggia tra le file dei leghisti duri e puri, nelle piccole sezioni si tace e si tira avanti azzittiti da tanti incarichi importanti ma confidando che il Senatur (nonostante i suoi  errori), riesca a portare in porto, dal mare delle nebbie romano, il Federalismo.  Pur beneficiati da tanti  incarichi  i più tra i leghisti  del nord est, e basta fare un giro per le sezioni in forma non ufficiale per sentirlo,  sono stanchi di stare al traino del teatrino della politica, sono stufi, vogliono un Italia dove la Giustizia  funzioni, dove non si  muoia di troppa Sanità, dove la Scuola  formi  i valori per il cittadino di domani valori e non fornisca diplomi privi di contenuti. E solo per citare alcuni dei principali problemi. La società va evolvendo rapidamente e noi immersi nel globale, privi di protezione  stiamo affondando nelle paludi  per trainare il carro appesantito delle inefficienze. Gli altri Stati europei  ci stanno anticipando di qualche punto percentuale, ma il resto del  mondo avanza raddoppiando la crescita  in poco tempo, e non si cura dei nostri sofismi culturali, mettendo in conto anche  grandi stravolgimenti sociali. Da noi, tutto è bloccato, il popolo italiano violato dai suoi rappresentanti che pensano solo alla loro casta (politici, magistrati, gran commis dei vari organi statali), si sta annichilendo nei  meandri dei vincoli burocratici, e si droga dello spettacolo a cui  il potere  ci vuole far  assistere. I media tradizionali sono sopraffatti da notizie politiche impedendo di concentrarsi  sui reali problemi  che  un  leader  politico dovrebbe  affrontare e risolvere  nel giro di pochi  mesi. La Lega, demonizzata dai poteri  forti che si vedono taglieggiate le fonti di lucro parassitario, la Lega  che rappresenta ancora la speranza di tanti di vedere un Italia unita riprendersi, sta sacrificando molto all’altare dei poteri romani, per ottenere un Federalismo che oggi tutti apprezzano, ma che nessuno  vuole declinare. Se non passa il concetto federalista, ecco  apparire il fantasma della secessione. E giù a citare esempi europei di secessione o quasi.
Forse la sola Sicilia di Lombardo  appoggia una forte autonomia.  Il nord si è affidato alla Lega. Ma cosa succederà se il Federalismo invocato, auspicato , non andasse in porto  come ormai si spaventa alla luce delle ultime diatribe  politiche personali? Quali  forze politiche  si affaccerebbero in maniera prorompente? E quali forze  invece  brigherebbero per strade alternative? I grillini del movimento cinque stelle  hanno una carica  etica  formidabile e potrebbero intercettare  buona parte dell’elettorato  che non vota più o quello  schifato dal quotidiano.  Si discute nelle sezioni della Lega, anche  delle mele marce, ma tutte le paure che vengono alimentate ad arte per  accaparrarsi il  voto si propalano con un comune  effetto: rendere ingovernabile il Paese,  schiacciare la voglia di riprendersi e di riscattarsi. Se salta il Federalismo, come ormai  in molti credono  ineluttabile, occorrerà un ricambio generazionale totale per  rendere credibili le politiche da intraprendere e sopra i 50 anni i politici  e gli uomini di potere dovrebbero essere tutti  pensionati. O sarà il peggio!

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