Lo scalone pensionistico per le donne ma non per i parlamentari
di adminE’ di questi giorni l’assunzione della decisione governativa di obbedire al diktat europeo che impone anche alle donne di andare in pensione a 65 anni come ai maschi. Si potevano introdurre, salvaguardando il principio, alcuni correttivi che contenessero il danno causato a migliaia di donne italiane. Qualcosa è stato fatto, ma poco rispetto al carico di lavoro impagato ed impagabile sulle spalle delle donne italiane. C’è troppa disparità a favore delle donne contro i maschi, questa la tesi ufficiale. Risparmio di soldi a buon mercato la tesi vera. Quello che sembra strano è che l’Europa tanto attenta alle disparità, o i solerti avvocati civici difensori o le associazioni di consumatrici e di donne non abbiamo detto nulla. Sono troppo cretini o sono troppo acquiescenti al potere? Sta di fatto che se di ingiustizie vogliamo parlare, ci sono delle persone che hanno goduto e godono tutt’ora di regimi pensionistici di grande disparità. Sono in molti a goderne, dati ufficiali non ne esistono, farebbero troppo scandalo ma tenuto conto del quasi milione di politici, degli appartenenti a istituzioni speciali dello stato ecc, possiamo parlare di centinaia di migliaia di pensionati e pensionandi che in barba a leggi e a principi europei, percepiscono pensioni a 55 anni, a 60 anni e magari dopo 5 anni di contributi nei casi più scandalosi, e dopo 15 in altri casi. Altri, di questi diversamente pensionati, che godono di doppia pensione,a volte tripla, sempre pagata con i contributi figurativi e per lavori realmente mai fatti. Se è vero che la manovra per fregare le donne rende poco in termini di finanza, come si sono affrettati a dire, perchè accanirsi solo contro queste “iellate” di donne che usurpavano un iniquo privilegio? Perchè non colpire tutte quelle categorie di potenti ( i politici sono solo una parte) che sicuramente lavorano meno, hanno meno responsabilità sociali rispetto alle donne italiane che sono i veri pilastri della serenità famiglie, ma contano di più perchè appartengono alla classe di gestione del potere? Non è bieco populismo, non è demagogia, non è maschilismo che impone alle donne un ruolo che non vogliono più e che forse stupidamente impone alle altre donne coinvolte in politica di non intervenire . E’ libertà di pensiero, è giustizia sociale. Togliere alle donne questo piccolo privilegio sarà eliminare una ingiustizia dovuta, ma, intanto, va imposto allo Stato di ridare alle donne quei soldi risparmiati sulla loro pelle, riutilizzarli per le loro necessità. Era un piccolo vantaggio che riconosce al lavoro fatto in famiglia? Ebbene ridiamo alle donne sotto forma di asili nido, assicurazioni infortunistiche, ecc., e di altri benefici quanto risparmiato in modo che quei soldi vadano a loro. E togliamo le migliaia di ingiusti privilegi di cui godono altri settori della comunità sociale.
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