Mostra di disegni, fotografie e modelli per raccontare “Gianni Braghieri. Architetture senza tempo”
di adminCurata da Giovanni Furlan e Alessandro Tognon, la mostra (prima in Veneto dedicata all’architetto) segue il filo dell’intera evoluzione dell’opera di Gianni Braghieri, illustrando come la dimensione della ricerca nel campo della rappresentazione e della fotografia in lui intersechi e trovi traduzione sul piano della costruzione.
40 anni di storia e di “visione” dell’architettura: più di 150 i disegni originali esposti, tratti dal catalogo di progetti e realizzazioni dell’architetto, a illustrare l’intero arco della sua produzione. Accanto a questi, una scelta di modelli di studio in diversi materiali, dalla carta al legno, dalla pietra all’ottone e all’acciaio. E ancora fotografie, tutte in bianco e nero, che diventano lo strumento di osservazione e supporto per l’analisi, la composizione e la rappresentazione dello spazio fisico e di quello astratto della poetica di Braghieri.
Lontano – quasi in fuga – dalle tendenze e dalle mode della contemporaneità, immune dai suoi facili conformismi, Braghieri orienta con decisione e lucidità il proprio lavoro lungo una direzione che, unendo realismo e poetica, si caratterizza e lo fa emergere nel panorama architettonico per la coerenza e l’autenticità nell’approfondimento dei temi dell’architettura civile. Evidenti le risonanze del lungo e stretto rapporto che ha legato Braghieri ad Aldo Rossi. «Si tratta di un’architettura quasi onirica e insieme molto razionale – spiegano i curatori della mostra -, costituita da linee pulite e forme semplici, quasi senza tempo. Un mondo fatto di memorie di architettura e di forme archetipe che evocano e rimandano ad altri mondi». «E la mostra intende in tal senso portare alla riscoperta di una scuola italiana, di cui lo stesso Rossi fu figura rappresentativa – continuano -. Occorre ricostruire una scuola italiana, che oggi si è persa: nella sua scuola di Cesena, Braghieri si muove in tale precisa dimensione: tutto questo emerge nei suoi progetti, che rivelano sempre un pensiero filosofico dell’architettura che risiede e si esplica nei disegni dell’architetto».
Molti dei progetti in mostra esaltano la funzione “scenica” dello spazio urbano, demandando all’architettura il compito privilegiato di spazio da cui lanciare uno sguardo verso le vicende umane. Una tensione verso il carattere sociale del lavoro e del ruolo dell’architetto che, inevitabilmente, si trova riflessa nella rappresentazione stessa del progetto: figure trasposte da illustrazioni d’epoca o prese dal mondo pittorico popolano i disegni sotto cieli di schinkeliana memoria attraverso la tecnica del collage.
A chiudere la mostra e il percorso ideale suggerito, la “Stanza per la XVI Triennale di Milano”, matrice progettuale del lavoro di Braghieri, fatta di accelerazione prospettica e di ripetizione seriale di elementi.
Nel catalogo della mostra, curato da Giovanni Furlan e Alessandro Tognon e secondo volume della collana “Progetti di Architettura”, alcuni saggi critici sull’opera di Braghieri, oltre ai progetti in esposizione con immagini delle opere realizzate.
Portano la firma di Braghieri, tra gli altri, il progetto di ampliamento del cimitero di Mesola (Ferrara, 1997), il nuovo depuratore delle acque reflue di Nosedo (Milano, 1999-2003), la ricostruzione del Teatro del Mondo di Aldo Rossi a Genova (per “Genova 2004 capitale europea della cultura”), il progetto per l’area residenziale di Pievesestina (Cesena, 2006), l’ampliamento del ponte del Risorgimento a Cesena 2009.
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