Alessandro Boracina, founder Faboci Srl.
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L’innovazione che mette al centro le persone: il futuro dell’IT secondo Faboci

di Matteo Scolari
Tra intelligenza artificiale, selezione del talento e nuove competenze, Alessandro Boracina racconta come cambia il lavoro digitale e perché il valore umano resta decisivo.

Il settore IT sta vivendo negli ultimi anni una trasformazione profonda che ridefinisce competenze, ruoli e modelli organizzativi. Alessandro Boracina, founder di Faboci Srl, analizza l’evoluzione della sua realtà e del mercato, tra intelligenza artificiale, formazione continua e centralità delle persone. Un racconto lucido che mette in evidenza come, anche nell’era dell’automazione, il vero vantaggio competitivo resti umano.

Qual è oggi l’identità di Faboci e come si è evoluta nell’ultimo anno?

Faboci è una società che ha costruito la propria identità nella ricerca e selezione del personale altamente specializzato in ambito IT. Si tratta di un settore con dinamiche molto particolari, caratterizzato da un’innovazione continua e da regole diverse rispetto ad altri mercati. Per questo abbiamo scelto una verticalità forte, sviluppando un know-how specifico su questo mondo. Nel tempo siamo stati sempre più apprezzati non solo per la capacità di trovare candidati, ma soprattutto per il supporto alle aziende nel definire con precisione le reali esigenze. Spesso ci troviamo davanti a richieste irrealistiche, quello che chiamo sindrome da Superman, e il nostro compito è aiutare a costruire job description coerenti, sostenibili e realmente utili per il business.

Avete introdotto anche un nuovo ramo aziendale: di cosa si tratta?

Accanto alla ricerca e selezione abbiamo avviato Faboci Consulting, una divisione dedicata alla consulenza sui progetti IT e alla formazione aziendale. È nata a fine 2024 per rispondere a una richiesta precisa del mercato: le aziende non cercano solo persone, ma anche competenze da integrare nei propri processi. Il secondo anno di attività sta dando risultati molto positivi, segno che la direzione intrapresa è quella giusta.

Quanto ha inciso l’intelligenza artificiale nell’evoluzione del settore IT?

L’intelligenza artificiale ha accelerato un processo già in atto, portando l’innovazione a ritmi difficili da seguire. Oggi non si parla più solo di aggiornamento continuo, ma di una vera e propria evoluzione esponenziale che mette in discussione competenze e modelli di lavoro. In questo scenario, il valore puramente tecnico rischia di essere rapidamente superato dalla tecnologia stessa. Per questo emerge con forza la componente umana: ciò che distingue davvero le persone non sono solo le competenze, ma la capacità di pensare, interpretare e creare valore in modo unico.

Se l’AI può fare sempre più cose, dove si gioca la differenza per i professionisti?

L’intelligenza artificiale non è un nemico, ma uno strumento. Va a sostituire attività ripetitive e a basso valore aggiunto, liberando spazio per attività più strategiche. Il punto chiave è capire cosa rende una professione non sostituibile. È una domanda che pongo spesso agli studenti: perché un imprenditore non dovrebbe sostituirti con un’intelligenza artificiale? La risposta a questa domanda diventa il focus su cui costruire il proprio futuro professionale. È un esercizio che va ripetuto nel tempo, perché il contesto cambia rapidamente.

Che consiglio darebbe ai giovani che si affacciano oggi al mondo del lavoro?

Viviamo un momento straordinario perché gli strumenti sono accessibili a tutti. Basta uno smartphone per iniziare a sperimentare. Il consiglio è semplice: provare, sbagliare, esplorare. Non bisogna però accettare tutto in modo passivo. L’intelligenza artificiale ha ancora margini di errore, quindi serve sempre un approccio critico. Chi impara prima degli altri a usare questi strumenti e a comprenderne i limiti acquisisce un vantaggio competitivo enorme.

Come sta cambiando il ruolo della selezione del personale con l’AI?

La ricerca di curriculum è ormai un’attività facilmente automatizzabile. Il vero valore del nostro lavoro non è trovare profili, ma capire se esiste un match reale tra azienda e persona. Questo significa entrare in profondità, superare le dinamiche tipiche del colloquio e costruire un dialogo autentico. È un lavoro ad altissimo contenuto umano, che l’intelligenza artificiale difficilmente potrà sostituire. Anzi, l’automazione delle attività più meccaniche ci permette di dedicare più tempo proprio a questa dimensione relazionale.

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