Sabina Valbusa: «Portare la Fiamma è stato come rivivere, dopo 20 anni, le emozioni di Torino»
di Matteo ScolariCerte emozioni non passano, si sedimentano. Anche quando l’agonismo è finito da anni, le Olimpiadi restano un punto fermo nella vita di chi le ha vissute da atleta. Per Sabina Valbusa, cinque Olimpiadi in carriera e un bronzo storico a Torino 2006, Milano Cortina 2026 rappresenta un ritorno simbolico: non sugli sci, ma con la Fiamma olimpica in mano, testimone di un percorso sportivo e umano che parte dalla Lessinia e arriva sui palcoscenici del mondo.
Sabina, essere tedofora a Milano Cortina 2026: che emozione è stata?
È stata un’emozione fortissima. Tornare a portare la Fiamma olimpica dopo vent’anni da Torino ha riaperto sensazioni che pensavo di aver archiviato. In più c’è stata la sorpresa della neve a Bologna, che ha reso tutto ancora più speciale. È come se quella giornata fosse stata “incorniciata” apposta per rendere il momento ancora più intenso. Portare la torcia significa tornare a pensare a ciò che vivranno gli atleti: è qualcosa che ti riporta immediatamente dentro lo spirito olimpico.
Torino 2006 resta il punto più alto della tua carriera:
Sì, quel bronzo in staffetta è stato qualcosa di straordinario. Non era scontato, non ce lo aspettavamo. Le Olimpiadi sono questo: sogni, speri, lavori per un obiettivo che può sembrare lontano e poi, in un giorno, tutto si concretizza. È stata una vittoria di squadra, delle atlete, degli allenatori, di tutte le persone che ci stavano dietro. Ancora oggi è l’ultimo podio olimpico dello sci di fondo femminile italiano, e questo dice molto di quanto sia stato un risultato speciale.

Che ricordo personale porti con te di quel giorno?
La fatica estrema. Quando sono arrivata al traguardo non riuscivo nemmeno a godermi la medaglia, ero sfinita. Ricordo di aver chiesto a mio fratello di lasciarmi respirare, perché stavo morendo. Poi, nei giorni successivi, tutto è diventato più chiaro: la consapevolezza di aver scritto una pagina importante dello sport italiano.

Cinque Olimpiadi in carriera: quale ti ha segnata di più, Torino 2006 esclusa?
Lillehammer 1994, la prima. Vivere il villaggio olimpico, condividere lo spazio con tutti gli sport, respirare quel clima unico è qualcosa che non si dimentica. Vancouver 2010, invece, è stata più difficile: una medaglia mancata, un quarto posto che lascia inevitabilmente dell’amaro. E poi c’è stata l’Olimpiade successiva, quella a cui non ho partecipato: dopo vent’anni, non essere al villaggio olimpico è stato quasi uno shock. Lì ho capito davvero cosa avevano rappresentato le Olimpiadi nella mia vita.

Oggi Verona ospita la Fiamma e le cerimonie olimpiche: te lo saresti mai immaginato?
Sinceramente no. Le Olimpiadi invernali sono sempre state legate alla montagna, ma Verona ha una bellezza tale da potersi permettere una cerimonia di questo livello. Ne sono orgogliosa, da veronese. Certo, l’organizzazione diffusa è complessa, ma l’Italia ha dimostrato più volte di saper gestire grandi eventi. Spero che sia un successo sotto tutti i punti di vista.

Il legame con la Lessinia resta fortissimo.
Assolutamente sì. Io sono di Bosco Chiesanuova, della Lessinia, e lo sarò sempre. Anche se oggi vivo sull’Appennino modenese, il richiamo delle Alpi è fortissimo. Amo sciare da sola, la mattina presto, nel silenzio, senza folla. È lì che ritrovo il senso più vero dello sci di fondo: la pace, il contatto con la natura, l’essenzialità.

Dopo l’agonismo, il tuo impegno con i giovani:
Lavoro con i bambini, dai sei ai dodici anni, e per me il risultato non è la priorità. Quello che cerco di trasmettere sono valori: rispetto, educazione, rapporto con gli altri e con la fatica. Se poi qualcuno ha dentro quel “fuoco” per diventare atleta, bene. Ma non si può insegnare l’ambizione: quella o ce l’hai o non ce l’hai. Io cerco di alimentarla, se c’è, e di formare persone prima ancora che sportivi.

Seguirai Milano Cortina 2026 da spettatrice?
Sì, sicuramente. Seguirò il fondo, ma anche tutti gli altri sport. Le Olimpiadi sono l’evento che unisce tutti, anche chi non è appassionato abituale. Farò il tifo per gli azzurri e mi auguro che sia un grande successo, sportivo e organizzativo.
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