VIRUS ED EPIDEMIE:La Repubblica di Venezia (697-1797), disponeva di un attivo “Ufficio della Sanità” e, in caso di epidemia, applicava restrizioni, fra le quali, la “quarantena”.

di admin
Contro la peste degli anni Trenta del 1600, vi operavano anche i “Medici della peste”, con il volto coperto, da tanto di maschera, e venivano emesse “Fedi di Sanità”, per coloro, che non fossero stati colpiti dal morbo o lo avessero superato.

Riteniamo interessante offrire qualche dato, anche curioso, su periodi di secoli passati, in cui, a Verona – colpita, dal 1300, da circa quattordici pandemie – e a Venezia, imperversò la peste, dato che ciò, potrebbe costituire lo spunto, dal punto di vista storico, per successivi ricerche ed approfondimenti, su infezioni, che, evidentemente, sono destinate a ripetersi, sotto aspetti diversi. c Pesanti attacchi di peste subirono l’Europa, Venezia e, fra le altre città, Verona, particolarmente, negli anni 1347,1575 e 1630, quando, nel veneziano Palazzo Ducale, era doge Nicolò Contarini (1553-1631). La citata peste era detta “nera” o “bubbonica”, derivava dal batterio “Yersina pestis”, che viene trasmesso all’uomo, da pulci, viventi sul mantello di animali, topi compresi. Essa provoca forte febbre, neri bubboni, e, in qualche giorno, la morte. In questo terribile quadro – caratterizzato, da un rapidissimo venire meno di decine di migliaia di persone, in città, in quei tempi, ancora, con scarsissima popolazione – a Venezia, che, dal 1405, governava anche Verona, già, operavano un Magistrato alla Sanità, sostituito, poi, dai Provveditori alla Sanità, e i cosiddetti “Medici della peste”, mentre venivano aperti “lazzaretti” – quello di Verona, fu costruito, fra il 1549 e il 1630 –  in vigore. era la “quarantena” e veniva emessa la “Fede di Sanità”. Questo, per dire che anche Verona, sotto amministrazione veneziana, disponeva di tale, organizzazione, in sé, quasi attuale, ma, ovviamente, limitata, come detto, dalle assenti conoscenze scientifiche del tempo. All’inizio di questo scritto, accennammo a “qualche dato curioso”…, intendendo riferirci, in particolare, ai citati “Medici della peste”, soprattutto, per il loro strano abbigliamento, che, in vero, era studiatissimo e estremamente mirato, a difendere il medico stesso, da ogni possibile contagio. Egli portava una veste cerata, che, allacciata, sulla la parte posteriore della testa, la copriva, ed arrivava sino oltre i piedi; cappello; maschera in cuoio, con tanto di becco, e guanti in pelle. Il medico era dotato di un bastoncino, che doveva sostituire, ove possibile, le mani, per il caso di dovere toccare il malato, i suoi vestiti o parte del suo letto…; per curare, i bubboni, a dovuta distanza, tale medico usava una lunga asta … Il becco della maschera, piuttosto evidente, non permette di conoscere la motivazione della del suo aspetto, da un lato, buffo, dall’altro, pauroso e malinconico, in una maschera anti contagio, vera e propria – divenuta, con il tempo, maschera carnevalesca veneziana – se non di sapere che lo stesso becco, munito ai lati di due lunghe fenditure orizzontali, per la respirazione, conteneva una specie di spugna imbevuta di decotti e di profumi, o fiori e spezie, che, si riteneva, potessero servire ad evitare, durante, la respirazione, da parte del medico, l’assorbimento di eventuali elementi, inesistenti, del resto, nell’aria, e provocatori della peste. I due fori, destinati agli occhi, erano chiusi con vetro.                                                             
              Comunque,  tale tipo di maschera, se era in uso a Venezia e a Verona, era diffusa, anche a Roma, in altre città della Penisola, e in tutta Europa, a partire, sembra, da un inoltrato anno 1600…, come dimostra una stampa del tempo, dal titolo, in lingua tedesca: “Der Doctor Schnabel”, che significa: “Il Dottor Becco”… Un tale “dottore”, mentre nessuno poteva farsi trovare per strada, aveva diritto d’uscire anche di notte, per cui, talvolta, egli è raffigurato, con una lucerna in mano. Noto è anche, che, per tentare, solo sperate guarigioni, dalla peste, venivano prescritti inutili decotti o purganti…, uso, a dire il vero, diffuso, sino abbastanza recentemente, contro qualsiasi male, anche nel Veronese…, avendo provato il sottoscritto la cosa, ancora giovanissimo, di persona… In altro campo, oggi, colpiti, come siamo, dal Corona virus, stiamo, di giorno, in giorno, studiando misure o mezzi, atti a renderci più accettabile la vita, resaci difficile dalle restrizioni, in corso. Fra tali provvedimrenti, si sta pensando, nel globo, all’introduzione di una specie di tessera o di passaporto, per così dire, che, rilasciati a guariti o a vaccinati, permettano di adire a locali privati e pubblici, o di essere accettati, anche oltre confine…
Ebbene, come dianzi cennato, Venezia introdusse la “Fede di Sanità”, rilasciata dai “Provisores (= Provveditori) Sanitatis (= della Sanità) Veronenx. (= Veronesi) – un ufficio, istituito a Venezia nel 1347 – fede, che, se emessa a Verona, portava la dicitura: Si parttono da……., Territorio di Verona, libero (per l’Iddio gratia) da ogni sospetto di mal…, per andar à…  Seguono le indicazioni di riconoscimento: anni, statura e capelli, giorno e mese d’emissione…  Quanto alla voce “quaranténa”, nella sua realtà, fu coniata dalla stessa Venezia, nel 1347, in corso essendo, come sopra, appena menzionato, la peste bubbonica: si trattava d’una misura preventiva, contro la diffusione di epidemie o malattie, che potessero essere portate a Venezia, da velieri o da merci veneziani o stranieri, che dovessero attraccare in porti cittadini. Prima di poter entrare in porto, velieri e merci dovevano attendere in zone marittime ad hoc, quaranta giorni…, un periodo, che si riteneva sufficiente a garantire la guarigione di gente in arrivo o la cessata pericolosità di contagio da merci varie…, così come avveniva a Verona, per merci provenienti, via Adige, da Nord, quali le pelli, d’origine tedesca. Abbiamo, fin troppo brevemente, posto in luce solo alcuni elementi, di quanto aveva realizzato la grande Repubblica di Venezia, per la propria cittadinanza, con una saggezza, una lungimiranza ed una praticità, che, guarda caso, quattrocento-seicento anni dopo, tornano valide anche per noi, in un mondo moderno, colpiti, da un virus, capace di uccidere e di costringerci, quindi, ad introdurre misure, che la città di San Marco aveva, già, da secoli, sperimentato.
Pierantonio Braggio

Condividi ora!