Molto sacrificato il turismo, nelVeneto del 2020.
di admin
“Il Covid ci sta stremando, ma sta anche rafforzando una forte voglia di riscatto, di riappropriazione del livello qualitativo e quantitativo dell’offerta, che il sistema turistico veneto ha saputo raggiungere, nel corso degli anni. Se il 2020 rimarrà nella nostra storia, come un annushorribilis, il 2021 e gli anni a venire non potranno che essere quelli della rinascita di una terra. che ha sofferto molto, ma non ha mai perduto la cosa più preziosa: sé stessa”. L’assessore regionale Federico Caner valuta con realismo, ma, anche con fiducia, i dati del movimento turistico dello scorso anno: “Condivido pienamente – sottolinea – quell’atteggiamento di resilienza che, pur tra giustificate delusioni e recriminazioni. per i mancati supporti governativi, il mondo imprenditoriale turistico veneto sta manifestando, in un momento estremamente critico”. “Non è difficile, è doloroso commentare questi numeri e percentuali – prosegue l’assessore –, ma, abbandonarsi allo scoramento, non serve. È molto più utile, affrontare la realtà con pragmatismo, fissando due obiettivi e rimarcando una consapevolezza: uscire dalla pandemia, con la stessa determinazione che la nostra Regione ha messo in campo, per sconfiggere il virus, accelerando, sul fronte della più ampia e diffusa vaccinazione e, nel contempo, mettere in sicurezza le aziende della filiera turistica e le innumerevoli professioni ad essa collegate, evitandone la loro scomparsa, attraverso una veloce e congrua assegnazione di ristori e indennizzi. A questi traguardi, si deve aggiungere la convinzione che le straordinarie potenzialità dell’offerta veneta non sono minimamente state intaccate e che la prima regione turistica d’Italia mantiene inalterati i suoi punti di forza, purché, anche in futuro, sappia innovarsi e stare al passo con una domanda in continua evoluzione”. Il 2020, dunque – del resto, bene iniziatosi – a causa delle restrizioni anti virus, si è chiuso con un – 61,1% degli arrivi e un – 54,4% delle presenze: dati dovuti, soprattutto, alla forte riduzione del numero dei turisti stranieri, che, nel 2019, rappresentavano il 65,3% dei visitatori,e le cui presenze, nel 2020, si sono contratte del 68,3%. Ridotte anche le presenze nazionali del 25,3%, nonostante i segni positivi di agosto (+8,6%) e di settembre (+0,5%). Bastino due esempi: la sola città di Venezia ha perso 9,4 milioni (-72,5%) di presenze e i pernottamenti sul lago di Garda si sono dimezzati (-56,6%), 7,4 milioni in meno. Da notare che le principali provenienze, nel Veneto, derivanodalle nazioni geograficamente più vicine all’Italia, ma, come cennato, con consistenti riduzioni: Germania -54,3%, Austria -61,9%, Paesi Bassi -57,6% e Svizzera -55,2%, nonostante che circa il 60% dei turisti stranieri, che frequentano le nostre terre, siano fidelizzati, con un 20%, che aveva soggiornato in Veneto, almeno 6 volte.È stato, quindi, in Veneto, il comparto alberghiero a subire, nel 2020, le perdite più rilevanti (arrivi -64,7% e presenze -60,8%), cui s’aggiungono le strutture extralberghiere, con una grave défaillance (arrivi -54,7% e presenze -48,9%). Le perdite minori, anche se, comunque, consistenti, si riscontrano per gli agriturismi, che permettono di trascorrere una vacanza verde, particolarmente ricercata, un questo periodo di pandemia. Dobbiamo, quindi – facile a dirsi – essere fiduciosi, in un futuro, reso libero e attivo, dall’impiego, rapido dell’antivirus, che è l’unica risorsa, creatrice di speranza, sia dal punto di vista della salute, che di un auspicata ripartenza economica.
Pierantonio Braggio
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