Vaccini, COVID 19, Pandemia, Reazioni allergiche e altro

di admin
Pubblichiamo una lettera ricevuta da un nostro appassionato lettore che fa un po' di chiarezza espositiva, anche se non è un medico, sulle tante notizie checircolano , spesso ad arte, sulla situaizone della pandemia e come combattere la malattia apprendendo che, pur oscurate da media principali, girano alcune notizie preoccupanti.

VACCINI e NON VACCINI
 Testo aggiornato al 19/01/2021
Visto che la pandemia da Covid-19 ha già fatto decine di migliaia di vittime occorre conoscere le informazioni di base sui vaccini, in particolare sui vaccini che ora sono somministrati. Riguardo a questi ultimi vaccini, il consiglio di ascoltare il video aprendohttps://rumble.com/vcnnag-il-vaccino-covid-19-non-un-vaccino.html dove dei medici spiegano in modo chiaro che quello che chiamano vaccino contro il Covid-19, legalmente e tecnicamente non è un vaccino che immunizza, non introduce nelle cellule il virus vero e proprio, ma solo introduce un’informazione genetica, quindi si tratta di una sorta di cura, di una preparazione e che come tale dove essere spiegata.
Infatti, le conferme le troviamo aprendo:
1.     https://www.epicentro.iss.it/vaccini/covid-19-vaccino-pfizer-biontechil dove si legge “Il vaccino mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è basato sulla tecnologia a RNA messaggero (mRNA) che, invece di inoculare l’antigene verso il quale si vuole indurre una risposta immunitaria, inocula la sequenza genetica con le istruzioni per produrre l’antigene.
2.     https://www.epicentro.iss.it/vaccini/covid-19-vaccino-moderna dove si legge “Analogamente al Comirnaty sviluppato da Pfizer/BioNTech, il vaccino mRNA-1273 di Moderna si basa su tecnologia a RNA messaggero: l’mRNA codifica per la proteina spike del virus SARS-CoV-2. Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina spike. L’mRNA utilizzato non rimane nell’organismo, ma si degrada poco dopo la vaccinazione.”
3.     https://www.epicentro.iss.it/vaccini/covid-19-vaccino-astrazeneca dove si legge “Rispetto ai vaccini di Pfizer/Biontech e Moderna, entrambi a base di mRNA, quello di AstraZeneca e Università di Oxford sfrutta un approccio diverso per indurre la risposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike. In particolare, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. Una volta prodotta, la proteina può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale che cellulare. La tecnologia è la stessa alla base del primo vaccino approvato per Ebola alla fine del 2019, l’unico basato su un vettore virale ad oggi disponibile. Pur essendo ancora poco utilizzata, questa tecnologia presenta dei vantaggi significativi rispetto a quella a mRNA: non solo un costo di sviluppo decisamente inferiore, ma anche una maggiore stabilità che non richiede temperature eccessivamente basse per la conservazione e il trasporto. Sono in corso studi per testare l’applicazione della stessa tecnologia contro altri virus, tra cui HIV e Zika. Il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 ha dimostrato un’efficacia complessiva del 70,4% dopo due dosi nel prevenire la malattia COVID-19 sintomatica nelle persone di età compresa tra 18 e 55 anni: in particolare, sono stati registrati 30 casi di COVID-19 con esordio a distanza di almeno 14 giorni dalla somministrazione della seconda dose nel gruppo dei vaccinati, contro i 101 nel gruppo di controllo. L’efficacia è stata 62,1% nella coorte che ha ricevuto due dosi complete e 90% nei partecipanti che hanno ricevuto soltanto mezza dose alla prima somministrazione (e una seconda dose piena). Le ragioni di questa differenza sono sconosciute: i ricercatori stanno effettuando ulteriori approfondimenti per determinare il meccanismo sottostante l’aumentata efficacia del regime a basso dosaggio.
4.    http://www.quotidianosanita.it/m/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=91652 il dove il responsabile vaccini EMA non risponde ai quesiti sottoposti in modo esaustivo e, per noi è grave allorquando dichiara che “I dati degli studi clinici presentati dalla società nella domanda di autorizzazione all’immissione in commercio saranno pubblicati sul sito web dell’EMA dedicato ai dati clinici a tempo debito” perché priva i revisori esterni ai produttori di eseguire delle verifiche. Trattandosi di nuovi prodotti i dati dovevano essere subito resi pubblici, essendo essenziale far comprendere a chi si deve far inoculare il prodotto i pro e i contro del farmaco. Una risposta preoccupante perché EMA prosegue nel negare la trasparenza, infatti, aprendoAgenzia europea per i medicinali – Wikipedia leggiamo “La fondazione dell’EMA, avvenuta nel1995 con i contributi finanziari dell’Unione europea e dell’industria farmaceutica e a sussidi economici indiretti degli Stati membri. …. Nel 2007 alcuni ricercatori appartenenti allaCochrane Collaboration fecero richiesta all’EMA di poter accedere ai dati riguardanti glistudi clinici di validazione di due farmaci antiobesità, allo scopo di lavorare ad una lororevisione sistematica. L’EMA si rifiutò di divulgare i dati in suo possesso, adducendo motivi legati alla protezione degli interessi commerciali delle aziende proprietarie dei brevetti. I ricercatori si rivolsero quindi aldifensore civico europeo (ombudsman), contestando questa impostazione e ritenendola ingiustificata e infondata. In seguito, l’EMA aggiunse la motivazione di una possibile divulgazione di dati sensibili dei pazienti. L’ombudsman comunitario, nel suo giudizio preliminare, diede torto all’EMA, giudicando pretestuose le motivazioni addotte e ingiungendo all’agenzia europea di trasmettere i dati in suo possesso o di fornire una spiegazione del rifiuto meglio motivata. La linea dell’EMA, però, non cambiò, e nel 2010, l’ombudsman, visionati approfonditamente i documenti, la obbligò alla divulgazione dei dati, non avendo trovato fondamento alla posizione dell’agenzia europea. Nel frattempo, uno dei farmaci era stato ritirato dal mercato per problemi legati alla manifestazione di preoccupanti effetti collaterali.”.

Per quanto sopra, trattandosi di vaccini che NON creano immunità, è inderogabile che i cittadini ricevano molto prima di essere sottoposti a inoculazione del prodotto, il foglio per il CONSENSO INFORMATO. Invio indispensabile per evitare inutili contraddittori, incertezze e perdite di tempo al momento della inoculazione. Il modulo CONSENSO INFORMATO deve essere inviato dal Ministero della Salute, in via telematica (quindi con un click), ai medici di base affinché lo consegnino a ogni loro paziente per fargli conoscere i pro e i contro della inoculazione del prodotto, consentendogli così di decidere se sottoporsi oppure scegliere per un rinvio e/o annullamento della chiamata. Ovviamente, il medico di base che riceve detto incarico e che è gravato dagli ulteriori interventi dovuti alla pandemia, deve essere attrezzato e remunerato; quindi, si devono dotare i medici di base di hard e software adeguati e/o prevedere il rimborso per i relativi acquisti, oltre a istituire un numero verde operativo per supportarli nel caso di problemi negli hard e software. Riguardo al CONSENSO INFORMATO deve essere stampato con un carattere della dimensione 14 per consentire una facile lettura e completato:
ü  degli studi condotti per determinare la Genotossicità/Potenziale cancerogena,
ü  il tipo di protezione del vaccino,
ü  la durata della protezione dopo la prima inoculazione,
ü  la durata della protezione dopo la seconda inoculazione,
ü  gli effetti collaterali e le controindicazioni,
ü  chi risponderà a livello economico per gli effetti collaterali che si dovessero manifestare e che non erano stati previsti,
ü  se una volta vaccinati si può essere portatori sani del Covid-19
ü  eccetera;

Per completare l’informazione sui vaccini abbiamo aperto il sito internet dell’Istituto
Superiore di Sanità ed ecco cosa abbiamo estratto il 14 gennaio 2021
aprendo il linkhttps://www.epicentro.iss.it/vaccini/VacciniCosaSono

Cosa sono e come funzionano i vaccini

I vaccini sono preparati biologici costituiti da microrganismi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni, o da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure (come ad esempio il tossoide tetanico che deriva dal trattamento della tossina tetanica) oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica. Generalmente i vaccini contengono anche acqua sterile (o una soluzione fisiologica a base salina) e alcuni possono contenere, in piccole quantità, anche un adiuvante per migliorare la risposta del sistema immunitario, un conservante (o un antibiotico) per prevenire la contaminazione del vaccino da parte di batteri, qualche stabilizzante per mantenere inalterate le proprietà del vaccino durante lo stoccaggio.
Esistono varie tipologie di vaccino:
·       vaccini vivi attenuati (come per morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e tubercolosi): prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni
·       vaccini inattivati (come per l’epatite A, la poliomielite e l’antinfluenzale split): prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche
·       vaccini ad antigeni purificati (come per la pertosse acellulare, l’antimeningococco e l’antinfluenzale a sub-unità): prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali
·       vaccini ad anatossine (come per tetano e difterite): prodotti utilizzando molecole provenienti dall’agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell’organismo
·       vaccini a Dna ricombinante (come per epatite B e meningococco B): prodotti clonando e producendo una grande quantità di un determinato antigene.

Come funzionano i vaccini
Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica (immunità umorale e cellulare) simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze.
Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l’assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell’adulto). Senza le vaccinazioni, il nostro corpo può impiegare anche due settimane di tempo per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l’invasore. Un intervallo di tempo durante il quale il microrganismo può causare danni al nostro organismo. Per alcuni vaccini è necessario fare dei richiami, ovvero delle somministrazioni ripetute più volte a distanza di tempo.
Nonostante la vaccinazione sia per definizione un intervento preventivo che quindi va effettuato prima dell’esposizione all’agente infettivo, in alcuni casi può essere utilizzata anche a esposizione avvenuta e prende il nome di “profilassi postesposizione”. Un esempio è la vaccinazione contro la rabbia effettuata a soggetti che siano stati morsi o siano entrati in contatto con un animale rabbico (questo perché il virus della rabbia necessita di un certo tempo per raggiungere il sistema nervoso e causare i sintomi della malattia, tempo durante il quale il vaccino è in grado di stimolare una risposta immunitaria che elimina il virus prima che la malattia si manifesti). Anche le vaccinazioni contro morbillo e varicella possono essere efficaci dopo l’esposizione all’infezione: il vaccino contro il morbillo, se somministrato entro 72 ore dall’esposizione, può prevenire la malattia o ridurre la gravità dei sintomi. Per quanto riguarda la varicella, gli studi finora condotti indicano che la vaccinazione sino a 5 giorni dopo l’esposizione al virus è utile per prevenire la malattia o ridurne la gravità.
Il virus influenzale merita una menzione a parte perché il virus cambia ogni anno e quindi la composizione del vaccino antinfluenzale viene decisa, su indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in base ai ceppi che si prevede circoleranno maggiormente durante il periodo invernale.

A leggervi, Pier Luigi Ciolli

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