Povera Italia, “di dolore ostello”…Quando ci risolleveremo…?

di admin
Ci dibattiamo, da un anno, immersi nei problemi, creati dal virus, che, certamente, è più forte di noi, nonché in ostacoli economico-finanziari inveterati, che vanno, una volta, per sempre, radicalmente risolti.

Non manca nulla, per farci sprofondare nel peggio, tenendo presente che, a rimetterci, moralmente e materialmente, sono le classi più deboli. Disaccordo endemico fra partiti – non diciamo, per consolarci, che c’è sempre stato! – nonostante la grave situazione sanitaria ed economica, nella quale ci troviamo e per lottare contro la quale, utilissima sarebbe un’unione di tutte le parti politiche; debito pubblico alle stelle e in costante, rapido aumento; produzione ed entrate fiscali in forte calo; disoccupazione in crescita; enormi spese, giustificate, ma impreviste, per fare fronte alle conseguenze della pandemia; partiti, di maggioranza, in continuo litigio, ed ora, ci mancava proprio, crisi governativa, caratterizzano, indebolendola, l’Italia d’oggi. Fra le disgrazie, che ci stanno colpendo, senza trascurare, ovviamente, la pandemia, la maggiore, al momento, è la citata crisi di governo, indice, quasi, più che per gli italiani stessi, agli occhi degli osservatori esteri, in generale, e, più ancora, europei, di instabilità, ossia, di realizzatrice continuità politica. Un governo, cioè, deve “durare” a lungo, operare nella concordia, fra le parti, che lo sostengono programmando e realizzando, per il presente e per il futuro del Paese. Cose queste, che valgono, per qualsiasi compagine  governativa. Purtroppo, fra le nostre disgrazie, accanto al virus, domina, infernale, come cennato, l’irrimediabile debito pubblico e la conseguente, assoluta assenza di liquidità, di denaro contante, cioè, talché, elemosinando, riceveremo, da Bruxelles, oltre 200 mld di euro, che, sebbene “in prestito”, costituiscono motivo di respiro, per le vuote casse statali, specie, in questo pessimo momento, segno essendo esse, al tempo, di sperata affidabilità, da parte dell’Unione Europea. Segno, che si conferma anche con la possibilità di ottenere altri 36 mld, dal Meccanismo Europeo di Stabilità – MES, del quale, peraltro, l’Italia è parte importante – ancorché, su un tale prestito, si nutrano, in qualche settore politico,  preclusioni, in quanto tale prestito – anche se la cosa è stata ufficialmente esclusa dal MES stesso – potrebbe essere accompagnato dall’imposizione di una rosa di pesanti misure economiche, dirette a risolvere, nel lungo termine, i maggiori problemi italiani, ma, tali da togliere libertà decisionali, in sede locale, e da creare malcontento popolare… Comunque, sia i 200 mld sopra citati, che i 36, ottenibili, dal MES, pur essenziali, per poter “andare avanti”, contribuirebbero, pur sempre, a spingere in alto il debito pubblico, perché nuovi veri e propri debiti, Chiaro, tuttavia, che se Bruxelles ha deciso di esporsi, con tali importanti somme, vedrà, una pur lontana via d’uscita dell’Italia dal tunnel della miseria, nella quale, ora, la stessa si trova. Del resto, ancorché indebitata, un’Italia vivace costituisce un buon sbocco, per l’export di prodotti europei. La crisi politica attuale getta ombre sulla credibilità, in quanto l’instabilità politica è solo fonte di governabilità inconcludente e, quindi, non atta a ridare forza all’economia – ricordiamo che senza una buona economia, non si combatte, per esempio, il virus e non si abbatte il minimo di debito pubblico – la quale, fra l’altro, si attende, da decenni, assieme all’Unione Europea, riforme incisive, in vari settori, quali sono quelle già introdotte, in essere e produttive, all’estero… Riforme, che ammodernerebbero il Paese e ne rafforzerebbero il lato economico e, di conseguenza, anche quello sociale. L’attuale crisi – non lo diciamo solo noi – non ci voleva: è grande tarlo, che incide molto negativamente, su quella possibile ripresa economica, che tutti, anche all’estero, ci si attendeva e che, speriamo, non venga ritardata dalla crisi in esame e da un sempre maggiore debito pubblico, oggi, di oltre 2600 mld, pari ad un 165% del Pil, peraltro, in decrescita, a causa delle forzatamente applicate misure antivirus. Non si hanno, almeno attualmente, timori di sostenibilità del debito, fardello pesante e pericolosissimo, grazie agli acquisti della Banca Centrale Europea, che, fortunatamente, comprerebbe nostri Bot, sino a giugno – cosa positiva, in quanto, ali Bot-acquisti, contribuiscono a tenere bassi i tassi di remunerazione degli stessi, ma è urgente ed essenziale, provvedere all’impiego, studiato e mirato dei menzionati Recovery fonds  di provenienza europea, se vogliamo, al più presto, dare inizio, virus permettendo, ad un minimo di crescita di crescita continuativa, che dovrà urgentemente essere rafforzata da quelle riforme, che il Paese attende, da decenni, per poter porci all’altezza dei Paesi europei più avanzati…, tenuto conto che capacità e volontà imprenditoriali d’alto livello non mancano. Purtroppo, da tempo nell’aria, si è improvvisamente presentata la crisi in corso, non solo, in un momento pesantissimo, creato dal virus, ma, al tempo, cruciale, per le decisioni da prendere, in merito ai promessi prestiti europei menzionati, che, a dire il vero, sebbene, in realtà, nuovi debiti, dicevamo, accompagnati da una certa stabilità, avevano creato fiducia nel nostro Paese, nel mondo economico e nei mercati… I quali, purtroppo, scoppiata la crisi, hanno visto lo spread salire a oltre 113 punti e gli interessi remunerativi di nuovi Bot, in crescita – quali segni di ritornata sfiducia, e di commenti negativi, non solo nostrani, ma anche, e la cosa è grave, dall’estero…, preoccupando essa, per prima, l’oggi salvatrice Bruxelles. Bisogna agire, subito e fattivamente…, per non cadere definitivamente in un baratro irreversibile, non trascurando il fatto che la BCE non può agire, come sta facendo, eternamente… Baratro, dicevamo, che sarebbe di grave danno, soprattutto a lavoratori, famiglie, a pensionati e a meno abbienti… La politica deve pensare a questo, riflettendo profondamente sul fatto, che non sinistra o destra, non onori e glorie servono all’Italia, ma fatti. Lotta, quindi, al virus – e, in merito, si sta facendo, in vero, il possibile – ma, anche ricerca e rapida realizzazione di stabilità duratura, per portare il Paese sulla strada del rinnovamento e del progresso, a favore della società.
Pierantonio Braggio

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