Gli agricoltori veneti, contro la salsiccia vegana dell’UE.
di admin“Venezia, 7 ottobre 2020 – Salsiccia vegana? Hamburger vegano? No, grazie. Confagricoltura Veneto aderisce alla campagna "Ceci n’est pas un steak” (questa non è una bistecca), contro l’abuso delle denominazioni della carne lanciata dalle organizzazioni europee del settore zootecnico. Gli eurodeputati hanno, infatti, riaperto il dibattito sulla possibilità di utilizzare i nomi dati alle carni e ai prodotti lattiero caseari, per le imitazioni vegetali, e già, il mese prossimo, il Parlamento europeo potrebbe decidere di dare il via libera al “meat sounding”. “Noi diciamo no e lanciamo l’appello alla mobilitazione del settore zootecnico – attacca Rudy Milani, presidente degli allevatori suini di Confagricoltura Veneto -. Chiediamo che il lavoro degli agricoltori e dei lavoratori del settore dell’allevamento non venga minato da una commercializzazione ingannevole e sleale, che rischia di mettere in ginocchio un settore, già in sofferenza, a causa dell’emergenza Covid. Ma attenzione: gli agricoltori veneti hanno interesse a produrre proteine, sia vegetali, che animali, e non sono contrari alla produzione di proteine vegetali, per prodotti vegani. Però è giusto che ogni prodotto sia chiamato, con il proprio nome, fornendo le corrette indicazioni, come indicano le linee guida, per la tracciabilità e l’etichettatura delle carni, evitando di ingenerare confusione nei consumatori”. Il settore delle carni è stato messo a dura prova dalla pandemia, con prezzi in caduta libera, soprattutto, per la carne bovina e suina. E anche, per il latte, è un’annata da dimenticare, con i prezzi scesi a 34 centesimi al litro. “Il prodotto viene pagato all’allevatore, con prezz, che, da molti mesi, non coprono i costi di produzione – sottolinea Paolo Ferrarese, allevatore di vacche da latte e presidente di Confagricoltura Verona -. Se, ora, andiamo pure a creare confusione, con imitazioni, come nel nostro caso, con i cosiddetti latti vegetali, rischiamo di creare un danno ulteriore. Quel che è certo è che l’Unione Europea dovrebbe fare ordine, nelle sue idee. Da un lato, infatti, emana la direttiva, contro le pratiche sleali, che, il nostro Paese, purtroppo, non ha ancora ratificato; dall’altro, sollecita che alcune pratiche vengano rese possibili, come quella di identificare prodotti diversi di origine industriale, utilizzando nomi, che, invece, ricordano produzioni originali, come la carne e il latte. Noi, del settore primario, chiediamo che non siano confusi i due campi, quello agricolo, che produce le materie prime, e quello industriale, che le trasforma, con il risultato di prodotti diversi da quelli originali”. Un comunicato e considerazioni, che meritano massima condivisione, ad evitare valutazioni, da parte del consumatore, che porterebbero all’acquisto di un prodotto non voluto – a base di vegetale – e non di carne, con immediato danno agli allevamenti. In sostanza: esattezza, nelle denominazioni: “carne” alla “carne” e “vegetale” al “vegetale”.
Pierantonio Braggio
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