Intervista, con il presidente di Confagricoltura Verona, Paolo Ferrarese.

di admin
Come si vive da “allevatore di bovini” e, al tempo, da “presidente” d’una grande Organizzazione, che tutela e custodisce il mondo agricolo.

Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, e, al tempo, allevatore di bovini, ci ha concesso un’intervista, che di seguito pubblichiamo. Con ciò, vorremmo proporre al Lettore, una rosa, la più ampia possibile, di dettagli, concernenti l’agricoltura e, in questo caso, nell’ambito d’essa, l’allevamento di bovini, da latte, affinché Chi ci legge possa rendersi conto di cosa significhi agricoltura ed allevamento, in particolare, con riferimento all’impegno ed al sacrificio, che i due settori, in tema, richiedono, da parte dell’agricoltore e dell’allevatore. Questo, onde sapere di quale imponente complesso d’attenzioni e di compiti, svolti con massima cura dall’agricoltore/allevatore, abbiano bisogno agricoltura ed allevamento, prima di poter immettere il proprio prodotto, sul mercato e, quindi, a disposizione del consumatore. Tutto, non sottovalutando il fatto, che il reddito dell’agricoltore/allevatore – che dedica più tempo al lavoro, che alla propria vita – è sempre inferiore a quello, che realizza il commercio, per uno stesso prodotto.


D. Presidente Ferrarese, sappiamo che Lei è allevatore di bovini, nel Veronese, e, contemporaneamente, presidente di Confagricoltura Verona, settore di Confagricoltura nazionale. Come coniuga Lei tali due attività, molto impegnative? Questo Le chiediamo, ritenendo che l’attività di allevatore, Le permetta, di avere una visione più pratica, amplia e completa, di quanto possano avere altri – dato il Suo impegno quotidiano nella stalla – delle esigenze del mondo rurale. Una visione, basata sull’esperienza, sulla pratica, quindi, e atta a bene dirigere l’Organizzazione, che Lei presiede…


R. Studiato Agraria, alle superiori, e tre anni, all’Università di Bologna, Facoltà di Scienze della Produzione Animale, senza però arrivare alla laurea, per motivi aziendali, riesco a coniugare la Presidenza di Confagricoltura Verona, con l’Azienda e, quindi, con l’allevamento di vacche da latte, grazie alla presenza, in Azienda, di uno dei due miei figli, Mario, che, da tempo, è socio e amministratore, con grandi qualità e passione. Il mio impegno giornaliero, nell’allevamento, inizia, presto, la mattina, verso le ore 3.00, lasciandomi libero, nelle ore centrali della giornata, che dedico a Confagricoltura.


D. Ci farebbe conoscere la Sua età e dove è ubicata la Sua Azienda… Ogni dettaglio tornerà gradito al Lettore…


R. Ho 61 anni, conduco un’azienda, in proprietà, di ettari 90, nei Comuni di Sorgà, nel veronese, e di Casteldario, nel Mantovano, in un unico corpo, con un allevamento di 300 capi, di cui 120/130, in latte.
L’azienda è vocata al seminativo irriguo e l’allevamento è a stabulazione libera, su cuccette.

D. Da quando, si occupa di allevamento – era già esperto in materia? – e da quando è presidente di Confagricoltura Verona?a


R. La mia non è una famiglia agraria, lo è diventata negli anni ’70, per tentare di salvare la proprietà, da sempre, concessa in affitto, a seguito d’una legge demenziale, la De Marzi/Cipolla, per la proroga legale dei contratti d’affitto; il contesto politico era quello del Compromesso Storico. Mio padre, era avvocato. Abbiamo, quindi, imparato un lavoro nuovo, con tanta passione ed errori, dovuti ad uno spirito innovativo, quasi pionieristico, per quei tempi. Sono presidente di Confagricoltura Verona, da 7 anni, e, in Consiglio, con vari incarichi, da 43, in modo ininterrotto.


D. Ben lieti di sapere che presidente di un importante Organismo, com’è Confagricoltura, è persona che conosce a fondo le esigenze del mondo agricolo, e, in particolare, di quello dell’allevamento di bovini, Le saremmo grati se volesse informarci – ove possibile, nei particolari – sugli adempimenti, che richiede il compito di allevatore, compito che non ci sembra facile e che, da quanto sappiamo, richiede massima competenza e pazienza…, dato che il bestiame, del resto, anche se bene governato, non concede limiti di tempo… Il bestiame ha continuo bisogno di attenzione e di tempi precisi…

R. Non è facile condensare in una risposta il lavoro d’allevatore. Partirei dai diritti, che un’animale ha, nei confronti dell’uomo, diritti, che si traducono in doveri, per l’allevatore e che sono: essere alimentato;
essere curato ed essere protetto. Quindi, al primo punto, vanno molte attenzioni: noi produciamo latte, che, poi, sarà trasformato in Grana Padano DOP. La nostra alimentazione degli animali si basa, sull’utilizzo di fieno e di mangime: quattordici chili capo/giorno di fieno di graminacee e 14 chili di mangime, adatto per il nostro sistema, che è quello delle "calate", il quale prevede 29 distribuzioni, nelle 24 ore.
Quindi, non utilizziamo nessun insilato, da ormai quattro anni, con notevoli benefici, per la salute degli animali. Le cure: vengono svolte, due volte al giorno, senza l’ausilio di veterinario. Ci occupiamo di tutto, noi, dalla cura dei piedi, alle fecondazioni, dalle diagnosi di gravidanza, alle cure dismetaboliche, dalla chirurgia dell’abomaso e in altri settori, eseguendo mille altri interventi. La protezione: avviene attraverso la stabulazione, sempre più curata e attenta al benessere animale, oltre che la nostra attenzione, 24 ore su 24, e per 365 gg. all’anno.


D. Sappiamo che importanti sono il tipo e la qualità dei prodotti per l‘alimentazione, il puntuale abbeveraggio, la massimamente corretta pulizia-igiene dell’ambiente…


R. Esiste un protocollo molto preciso, relativo al Benessere Animale, che prevede la visita annuale di un veterinario esperto, che verifica tutto, in modo puntuale e analitico, dando poi un punteggio in centesimi. Il nostro punteggio è di 88/100 e non sarà facile migliorarlo, perché è già tutto molto vicino alla perfezione, in quanto, esistono limiti legati al territorio, non modificabili.

D. Chiaro è, tuttavia, che il Suo impegno non si ferma qui, richiedendo una stalla numerose altre attenzioni, per essere perfettamente condotta… e dotata delle necessarie opportunità di continuità. Vuole, cortesemente, elencarcele…, non trascurando le esigenze d’ogni singolo capo, in fatto di buona salute e di garantire costante continuità alla stalla…

R. Le vacche sono estremamente abitudinarie, negli spostamenti e negli orari. Occorre, quindi, avere, all’interno dell’allevamento, procedure standard, per ogni cosa, a partire dalla mungitura, che viene svolta due volte al giorno, con orari rigidi e con una routine molto attenta alla pulizia e alla tranquillità delle bovine. Non sono ammessi né ritardi, né modi bruschi; quando siamo in stalla, siamo a casa loro, delle vacche, e dobbiamo, quindi, assecondarle e ragionare come loro, senza mai causare spaventi o peggio, maltrattamenti…


D. Provvede Lei stesso all’approvvigionamernto di foraggio, mangimi, medicinali e materiali per la stalla e di quanto necessario, per la salute, in generale, del bestiame? Dispone di terra coltivata a vegetali da foraggio?

R. In campagna produciamo mais, soia, frumento, erba medica e, a volte, fagioli e patate, per la vendita sul mercato. La stalla acquista tutto ciò che le serve. In questo modo, abbiamo un sistema amministrativo, che ci permette di analizzare i vari settori, con precisione, senza dover ricorrere a imputazioni o valutazioni d’estimo. Quindi, foraggi, mangimi, medicinali, prodotti per l’igiene, fiale per la fecondazione artificiale e molto altro sono acquistati mensilmente.


D. Quanto alla pulizia del letto, in stalla, degli animali, chi vi provvede?


R. La pulizia delle cuccette viene svolta, due volte al giorno, con la spazzatura e la distribuzione di un sottile strato di segatura, sopra dei materassini morbidi, che assicurano un buon comfort.
Operazioni fatte, da chi munge, e, quindi da me e da un collaboratore indiano, molto bravo…


D. Come provvede a tenere i contatti, e come sono gli stessi, con la pubblica Autorità competente, per il Suo settore, e all’osservanza della normativa in materia di allevamento?


R. Con la Pubblica Amministrazione, il rapporto è complicato, tanti sono gli organi di controllo e la burocrazia. Solo l’anagrafe bovina, che è più precisa e pignola, di quella umana, ci occupa parecchio. La gestione dei farmaci, la PAC, e mille altre incombenze occupano molto tempo e spesso, per nulla.
La burocrazia cattiva è il nostro problema. Un esempio: se muore una vacca, con più di quattro anni, si deve fare il prelievo del cervello, per un’analisi legata alla sindrome della vacca pazza: una questione, ormai dimenticata, di 10 anni fa. E questo, prima di procedere alla distruzione della carcassa.


D. Come provvede, in fatto di commercializzazione e di contabilità?


R. La commercializzazione e la contabilità sono il nostro dopo lavoro, nelle poche ore libere.


D. Il complesso di tali numerosi, pesanti impegni trova, alla fine, un ricompensa dignitosa e tale da creare, normalmente, quel minimo di reddito, che vada soddisfacentemente oltre la copertura della spesa di conduzione dell’azienda?


R. Di redditività, non vorrei parlare, perché, da anni, non la vedo.

D. In quali acque si trova il comparto allevamento, in generale, dal punto di vista “concorrenza europea ed internazionale”? Ritiene ancora conveniente condurre un’azienda del genere, con 300 capi, quale la Sua, alla luce delle numerose difficoltà, che creano i nostri problemi nazionali e locali, burocrazia, per prima?
D. Quale era la situazione del mondo agricolo nostrano, ante virus, e quanto ha inciso, sul mondo agricolo nostrano, l’infierire del Corona virus? Cosa prevede per il prossimo futuro, in fatto di consumi – dato che siamo in tema – di latte, di carne e, quindi di frutta e di verdura?


R. L’agricoltura e, in particolare l’allevamento, nel nostro Paese, soffrono la concorrenza di 27 Stati di una Comunità, che, di comune, non ha molto, direi nulla. La Comunità Europea, nata per l’agricoltura, ha, in realtà, usato questa, come merce di scambio, per interessi, che certo non sono i nostri. Si è allargata a molti Paesi, per interessi geopolitici, che ci hanno messo fuori mercato, su latte, carne, frutta, cereali, bietole, soia, ecc. Il virus ha sostanziato una verità: il prezzo non è dato dall’incontro, fra la domanda è l’offerta: in mezzo c’è la speculazione. Supermercati, presi d’assalto, con gli scaffali vuoti e i prezzi, all’origine, crollati… Non si capisce per quali motivi… La situazione pandemica influisce su molti aspetti, che mi sembrano non governati, da un Governo distratto, in vacanza, in campagna elettorale perpetua, che, al ministro in carica, riesce benissimo. Poi c’è la questione dei dazi, che rendono lo scenario internazionale non prevedibile, con l’incognita del primo gennaio 2021, che concretizzerà i rapporti con l’Inghilterra. Il CETA – trattato commerciale fra UE e Canada –, l’embargo con la Russia, i dazi USA, sono variabili, che rendono la globalizzazione poco sostenibile, per un’agricoltura, come la nostra, strutturalmente debole, in un Paese semi fallito. Credo e spero che questa crisi insegni, che certi comparti, in primis quello agricolo, siano da considerarsi strategici, non cedibili ad altri e da amministrarsi con cura.


D. Quanto all’export, da parte dell’agricoltura, in generale, come stanno le cose e quali previsioni si sente Lei di disegnare? I danni, derivanti da dazi e/o dalla concorrenza estera…


R. La nostra bilancia commerciale agricola nazionale è passiva: importiamo più di quello che esportiamo.
Importiamo molte delle materie prime, per le nostre blasonate produzioni DOP, metà del mais, tutto OGM, di cui è vietata la coltivazione in Italia, l’80% della soia, anch’essa tutta OGM, semi di cotone OGM, frumento duro per la pastificazione, tenero e, di forza, orzo e altro ancora. Esportiamo vino, prosciutti, formaggi, insaccati vari e molto altro, produzioni in larga parte industriale, dove le marginalità scarsamente ci interessano. Per terminare, oso una previsione: o questa Comunità si completa, rendendo omogenea la pratica agricola dei ventissette Paesi, o poco per volta, si perderanno pezzi. Esistono direttive comunitarie, che vengono tradotte nelle legislazioni nazionali, in modo estremamente diverso, dando la fondata sensazione, che lo spirito solidale e unitario, di fatto, non esista; esiste, invece, l’aggressiva volontà di fare gli interessi propri, a scapito dei Paesi politicamente ed economicamente più deboli, e qui noi primeggiamo.
La rigraziamo, presidente Ferrarese, per la gentile e precisa collaborazione, che porrà in grado i gentili Lettori, di avere una visione esatta di cosa significhi essere “imprenditore”, nel settore agricolo e dell’allevamento – grande, indispensabile comparto produttivo – e che invita a riflettere sul fatto che una buona, saporita bistecca o un buon lesso, oppure, anche un litro di latte, non sono il risultato, che s’ottiene premendo un semplice tasto, ma, un grande, costante impegno, che richiede passione, tanta pazienza e ore ed ore di lavoro, che non si lasciano contare. Fattori, che, purtroppo, non sono tenuti in dovuta considerazione. L’agricoltura, l’allevamento meritano il massimo riconoscimento, perché, senza agricoltura e senza allevamento, non ci sarebbe vita,
Pierantonio Braggio

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