Un “Museo del Vino” a Verona?
di adminFinalmente, a Verona, città-capitale internazionale del vino, si parla, felicemente, di “Museo del Vino”. Ne propone la creazione la “Lega” veronese e, per essa il consigliere regionale, Enrico Corsi, e il Gruppo Consigliare comunale di Verona, formato da Anna Grassi, Laura Bocchi, Vito Comencini, Thomas Laperna, Roberto Simeoni e Alberto Zelger. Così i sei Consiglieri: “Abbiamo accolto con grande entusiasmo la proposta del consigliere Corsi, che si fa portavoce delle istanze veronesi a Palazzo Ferro-Fini, Venezia. Abbiamo deciso di presentare questo progetto a pochi giorni dalla conclusione di Vinitaly che, come ogni anno, si è dimostrata una vetrina internazionale, per il nostro territorio: Verona è conosciuta nel mondo, non solo per le sue bellezze architettoniche, ma anche per le varietà e la qualità della nostra tradizione enogastronomica. Quindi, è indispensabile il contributo dell’Amministrazione, per la migliore realizzazione del progetto. Un Museo del Vino potrebbe diventare un importante punto di attrazione turistica, nella nostra città”. Il consigliere regionale Enrico Corsi: “Avviaremo un tavolo di lavoro, tra le parti interessate – i vari Consorzi del vino, la Camera di Commercio, gli Uffici Comunali e la Regione Veneto – per verificarne la possibilità e stabilire il luogo più opportuno e strategico, per la buona riuscita dell’iniziativa. In tutta Europa, ci sono esempi da seguire, come il Museo del Whisky, a Edimburgo, che promuove uno dei prodotti tipici e conosciuti in tutto il Mondo, di quel territorio, ed essendo, oggi, una delle attrattive turistiche più visitate, con un costo d’ingresso di 14,50 sterline, pari a circa 17 euro. Esempi più vicini sono il Museo del Vino Torgiano della Fondazione Lungarotti, Umbria, che conta 25.000 presenze l’anno, e il Museo del Vetro e delle Bottiglia, a Montalcino, che conta 40.000 visite annuali”. Un Museo del Vino potrebbe riguardare diversi filoni di promozione del succo d’uva e fra essi: la storia del vino, sino dalle sue origini; la descrizione degli attrezzi e dei metodi antichi e moderni di produzione e conservazione del vino e la cartografia delle varie aree geografiche di produzione. Un’area espositiva dovrebbe essere dedicata ai vari tipi di vino ed alle modalità di degustazione, abbinate, quindi, al lato enogastronomico, con corsi di abbinamento, appunto, tra cibo e vino. In merito, il vicecommissario provinciale della Lega Veronese, Nicolò Zavarise: “Un progetto, che è ottimo esempio di volontà di sinergia, tra Amministrazione locale e regionale, nella promozione dell’identità veronese di un prodotto importante, come il vino, che, attraverso quest’iniziativa, diventa concretamente un valore aggiunto, per settori fondamentali, come il commercio e il turismo, elementi cardine della città di Verona”. Un centro vitivinicolo, quale è Verona, non può sottrarsi, dunque, alla saggia, descritta iniziativa, che, come sopra, giustamente citato, costituirebbe continuazione d’una vetusta tradizione veronese e un ulteriore momento di alta promozione del nostro prodotto “vino” e, tanto meglio, se tale centro disponesse di una “óstarìa”, in stile rustico, quali erano quelle, d’antichissima data, che, sino a settant’anni orsono, erano attive in via Sottoriva e d’intorni. Ne guadagnerebbe il già noto prestigio della Città, costituendo, al tempo, Museo del Vino e “óstarìa” una forte fonte di valorizzazione dei nostri territori produttivi, con la loro storia, la loro tradizione, la loro arte, il loro paesaggio – formato, in buona parte, dalle viti stesse, per mano dei nostri viticoltori – e dalla locale, pregiata enogastronomia.
Pierantonio Braggio
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