Un “Consorzio di tutela della Ciliegia di Verona”. Nel 2018, perdita del 38%, a causa della Drosophila suzuki.

di admin
Molto accortamente, si lavora alla creazione di un ‘Consorzio di Tutela della Ciliegia di Verona’, mirando anche all’IGP, marchio d’Indicazione d’origine protetta, in collaborazione, con i produttori di altre province, accelerando la lotta alla Drosophila Suzukii – che, in questo 2018, ha ridotto il raccolto del 38% – attraverso un insetto antagonista, atto a eliminarla.…

Ciò, tenendo presente che "il primato dell’export di ortofrutta veronese, nei primi nove mesi dell’anno: pur in calo del 5,5%, ha tenuto meglio dell’export di Bolzano e di Bari, superando, le stesse. La Provincia di Verona è diventata, quindi, la prima provincia esportatrice italiana di ortofrutta e la prima provincia, nel Veneto, per produzione di ciliegie, e la terza in Italia, nel settore cerasicolo, avendone prodotte, nel 2017, 120.970 quintali. Quantità ridottasi, come citato, nel 2018, per effetto della Drosophila. “Per sviluppare una coltura, che è di grande importanza, per il reddito agricolo – ha evidenziato Claudio Valente, della Giunta della Camera di Commercio – occorre creare un Consorzio, che riunisca le molte anime della ciliegia veronese, che necessita di programmazione della scelta varietale, di tecniche di coltivazione più moderne, di ricerca e di promozione unica, magari in collaborazione con il Consorzio di Vignola e i produttori trentini. Questo, per poi puntare sull’Igp, l’Indicazione geografica protetta”. Enzo Gambin, direttore di AIPO, ha sottolineato come "la ciliegia veronese vale 20 milioni di euro, sul mercato, creando lavoro per 2000 addetti, su 1850 ettari coltivati, in collina, e, da 15 anni, anche nella media pianura veronese”. In fatto di Drosophila, valgono gli stessi consigli della lotta alla Cimice asiatica. “Sono caldamente consigliate le reti – afferma Walter Monari del Consorzio Ciliegia Vignola Igp e direttore di quel mercato ortofrutticolo – ma sono importantissimi il monitoraggio e la raccolta tempestiva, perché il moscerino aggredisce il frutto maturo". “Vale sempre – ha concluso Valente – la ricerca di presidi sanitari efficaci e sostenibili e occorrerebbe bloccare le importazioni da quei Paesi che utilizzano prodotti, non consentiti dalla legge italiana, perché nocivi alla salute”. Quanto alle reti, sia anti grandine, che anti insetto, le stesse, si ritiene, dovrebbero essere inserite in un capitolo del Psr – programma di sviluppo rurale regionale – ad hoc, nel bilancio del Veneto. In merito al periodo d’attesa della diffusione degli insetti anti Drosophila, si ritengono necessari due o tre anni. L’agricoltura, comunque, va sempre più sostenuta, viste anche le insidie, cui è esposta sempre più, derivanti da insetti provenienti dall’estero e dall’import di agroprodotti, non correttamente coltivati.
Pierantonio Braggio

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