SANITA’: ZAIA, “SITUAZIONE INQUIETANTE, IO NON MI DIVERTO. TAGLI INSOSTENIBILI NEL TRIENNIO 2016-2018. COSTI STANDARD O E’ LA FINE”.

di admin
“Io non ci vedo nulla di divertente: la situazione dei tagli alla sanità in legge di stabilità si fa sempre più inquietante. E’ in corso una sorte di eutanasia programmata delle Regioni. Sto partendo per Roma, vado a Palazzo Chigi e pianto la canadese finchè non ci vediamo chiaro con Renzi. Non vado solo per…

 A me interessano le cure alla gente e quindi mi ostino a cercare un approccio costruttivo. Risparmiare si può e si deve, ma l’unica via da seguire è applicare immediatamente i criteri e i costi standard, in sanità come in tutta la Pubblica Amministrazione. L’intera manovra del Governo vale 29,5 miliardi; applicando i costi standard a tappeto se ne risparmierebbero 30 l’anno. E’ l’unico modo di evitare il tracollo.”

Lo ha detto il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, incontrando i giornalisti nel corso del punto stampa seguito alla seduta di Giunta di oggi.

“In 5 anni compreso il 2016 – ha ricordato Zaia – alla sanità sono stati tolti 14 miliardi e 706 milioni e i tagli del solo biennio 2015-2016 ammontano a 4 miliardi 300 milioni, pari al 30% dell’intero quinquennio, vale a dire un pesantissimo e ingiusto meno 450 milioni per il Veneto con i bilanci in ordine”.

“E peggio andrà nel 2017 e 2108 – ha incalzato Zaia – quando il taglio sarà di 4 miliardi 680 milioni nel 2017 (350 milioni circa per il Veneto) e di 6 miliardi 444 milioni nel 2018 (più di 500 milioni per il Veneto). Il che significa che, nel 2018, il rapporto tra Pil e Spesa per la Salute sarà del 6,38%, al di sotto del 6,5% indicato dall’OMS come la soglia sotto la quale inizia a calare l’aspettativa di vita delle persone. Saremo come Grecia e Portogallo, non come l’Olanda che arriva all’11% del suo Pil. Numeri che costituiscono la fine della sanità universalistica in Italia e io non voglio arrendermi. Renzi deve dirci chiaramente se l’impegno ad applicare i costi standard ribadito in diretta planetaria anche da Fazio a Che Tempo che Fa è reale o se si sta viaggiando verso la distruzione programmata delle Regioni”.

“Di sicuro – ha detto Zaia – non cederemo alla tentazione di ascoltare il Governo e aumentare le tasse. In Veneto non c’è mai stata e mai ci sarà l’Irpef aggiuntiva per la sanità; non ci sono mai stati né ci saranno ticket regionali perché gli unici che applichiamo sono nazionali; non chiuderemo ospedali. Combattiamo e combatteremo a Roma per una distribuzione equa dei tagli che si concentrino prima di tutto dove si spreca; continueremo a lavorare in casa nostra per limare anche i centesimi di costi non sanitari. E’ un impegno per la nostra gente, non la difesa di poltrone!”.

DI SEGUITO NOTA COMPLESSIVA SU ANDAMENTO FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLA SANITA’

Negli ultimi 5 anni (compreso il 2016) il Fondo sanitario Nazionale ha subìto tagli complessivi cumulati pari a 14 miliardi 706 milioni di euro.

Nel biennio 2015-2016 i tagli ammontano a 4 miliardi 300 milioni, pari al 30% del totale del quinquennio.

Con la legge di stabilità il rapporto tra Spesa Sanitaria e Pil si attesta al 6,6%. L’OMS indica che sotto il 6,5% inizia a calare l’aspettativa di vita delle persone.

Il Patto Nazionale per la Salute 2014-2016, siglato in luglio 2014 e tuttora vigente prevedeva la seguente scansione:
   
2014: 109 miliardi 928 milioni – effettivamente erogati 109 miliardi (meno 928 milioni)

2015: 112 miliardi 062 milioni – effettivamente stanziati 109 miliardi 715 milioni (meno 2 miliardi 347 milioni)
 
2016: 115 miliardi 444 milioni – previsti in legge di stabilità 111 miliardi (meno 4 miliardi 444 milioni).

Rispetto all’Intesa Stato-Regioni,  non approvata dal Veneto e sottoscritta il 2 luglio 2015 (113 miliardi 097 milioni) siamo comunque a meno 2 miliardi 097 milioni rispetto al Patto Nazionale per la Salute.

Si aggiungono ai tagli maggiori costi per le Regioni: Nuovi Lea (900 milioni) – Nuovi farmaci contro l’Epatite (600 milioni) – Farmaci innovativi in generale (500 milioni) –  il Piano Vaccini (300 milioni) – il rinnovo del contratto di lavoro del comparto sanità (350 milioni). Per il Veneto significherebbe blocco totale del turnover. Criticità non risolta anche i 173 milioni per gli emotrasfusi che non ci sono.

Per il Veneto i tagli nel biennio 2015-2016 ammontano a circa 450 milioni (200 nel 2015 e 250 nel 2016).

Se le cose non cambieranno si rischia di dover rinunciare in Veneto: 1) al Piano di Assunzioni di medici e infermieri, pari a circa 500 unità e a una spesa di 50-60 milioni l’anno. 2) allo sviluppo delle medicine di gruppo sul territorio, le ultime 15 delle quali autorizzate poche settimane fa. 3) alla realizzazione di buona parte degli Ospedali di Comunità previsti dal Piano Sociosanitario Regionale. 4) al finanziamento dei nuovi Lea. 5) ad almeno una parte del finanziamento per i farmaci oncologici ad alto costo, per quelli per l’epatite C e per gli altri “innovativi”.

LA SITUAZIONE E’ ANCORA PIU’ GRAVE GUARDANDO IL TRIENNIO 2016-2018

Sul Fondo Sanitario i risparmi richiesti alle Regioni vengono centralizzati per finanziare permanentemente la riduzione delle imposte sulla casa. Quindi viene a mancare la promessa di poter reinvestire in sanità. Il taglio appare peraltro “senza fine”, perché in realtà effettuato “fino a concorrenza delle necessità finanziarie di quadratura della manovra”.

I tagli alle Regioni per il solo 2016 sono pari a 4 miliardi 202 milioni, dei quali 2 miliardi 300 milioni alla sanità. Il rimanente non potrà essere coperto se non azzerando le risorse relative a servizi sensibili come le politiche sociali, il fondo per le non autosufficienze, l’istruzione, i trasporti.

Per i due anni successivi I tagli alla sola Sanità ammontano a 4 miliardi 680 milioni nel 2017 (350 milioni circa per il Veneto) e a 6 miliardi 444 milioni nel 2018 (più di 500 milioni per il Veneto). Il che significa che, nel 2018, il rapporto tra Pil e Spesa per la Salute sarà del 6,38%, AL DI SOTTO del 6,5% indicato dall’OMS come la soglia sotto la quale inizia a calare l’aspettativa di vita delle persone.

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