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“La sfida. Come destra e sinistra possono governare l’Italia”. Presentato il volume di Luca Ricolfi a palazzo Canossa, Verona.

di admin
In un momento difficilissimo della vita politica, economica e sociale del nostro Paese, Luca Ricolfi, professore presso l’Università di Torino ed editorialista de “La Stampa”, ha presentato il 25 maggio scorso, intrattenendosi con il sindaco di Verona, Flavio Tosi, presso il Palazzo Canossa, Verona, il proprio volume dal titolo La sfida.

Come destra e sinistra possono governare l’Italia. L’importante incontro – nel quale riflessioni e studiate proposte, tutte realizzabili con la buona volontà e viste al di là di ogni ideologia, sono state innumeri – è stato organizzato dallo Studio legale Lambertini ed Associati di Verona. Di tali incontri chiarificatori c’è molto bisogno, onde i cittadini si rendano conto delle vere esigenze del Paese – alla luce delle conseguenze dell’attuale pesantissima situazione economico-sociale – più che note e costatabili a prima vista. Situazione presa in considerazione da due personaggi – ha evidenziato Lamberto Lambertini – Luca Ricolfi e Flavio Tosi, che giustamente pensano indipendentemente dalle ideologie e fanno opinione, andando con coraggio controcorrente. Ricolfi, infatti, provoca e ritiene che una “destra” vera e propria non sia mai esistita in Italia, per cui, una lotta con la sinistra non si sarebbe avuta…, mentre come ipotetico governatore, e senza pretendere di dare consigli alla politica, perché solo studioso, egli sarebbe per la realizzazione di interventi dalle terapie efficaci, ma, al tempo sostenibili, interventi che, purtroppo, però non si potranno mai mettere in atto…. Infatti, in politica – mentre, da un lato, la sinistra vuole rafforzare lo stato sociale e non dice mai che vi sono sprechi, dall’altro, la destra, non nega l’esistenza dell’evasione fiscale e mira alla libertà economica e alla creazione di ricchezza – siamo davanti a principi, sui quali nessuna delle parti è disposta a cedere, mai potendo giungere, in tal modo, ad un accordo. Proposta: la sinistra lotti contro gli sprechi, la destra combatta l’enorme evasione in atto, per giungere almeno ad un recupero del 50% della stessa. Con il risultato delle due azioni, si crei un fondo, destinato alla riduzione della pressione fiscale, base per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, specialmente giovanile.
Una domanda, quindi, e qualche dato: – è corretto considerare l’IMU come elemento scollegato dall’andamento dell’economia?; – i tedeschi, dal 2003 al 2010 hanno realizzato, in collaborazione con il sindacato, riforme molto positive, che hanno dato e stanno dando i buoni frutti che si conoscono; – in Italia, abbiamo la fiscalità più alta al mondo, altissima, e pari ad un 68%, per cui, può considerarsi un miracolo, il fatto che l’industria italiana, specie la piccola e media – aggiungiamo: con la sua buona volontà, tenacia e capacità di rischio – sia riuscita e riesca ad procedere, superando gli attuali momenti difficili; – il cuneo fiscale (differenza fra quanto sborsa il datore di lavoro e quanto incassa il lavoratore, a causa dell’imposizione fiscale) è insopportabile; – la spesa sanitaria è inferiore del 30% a quella tedesca, le prestazioni sono in generale buone, ma c’è inefficienza in Meridione; – gli sprechi nostrani raggiungono i 100 miliardi annui; – il costo delle pensioni di invalidità, si aggira sugli 8-10 miliardi l’anno; – l’evasione fiscale tocca i 130 miliardi annui e si riduce sì, combattendola, ma soprattutto riducendo le aliquote, cosa che non riguarda solo l’Italia, ma anche gli altri Paesi europei mediterranei…
Flavio Tosi, condividendo in pieno le idee di Ricolfi, ha sottolineato, fra laltro: – l’esigenza della riduzione della pressione della burocrazia, con i suoi altissimi costi; – l’assoluta necessità di creare occupazione; – la massima urgenza di colpire gli sprechi e di ridurre a fondo la spesa pubblica regionalizzata e quella improduttiva, introducendo, nel contempo, il principio della mobilità; – l’importanza di agevolare l’esecuzione di opere pubbliche dal punto di vista fiscale; – che le entrate fiscali vengano veicolate, per legge, direttamente a comuni o allo Stato, evitando il passaggio attraverso lo stesso. Qualche dato: – l’IMU è dell’entità attuale anche per l’aumento degli estimi e delle aliquote; – se lo Stato spende per il Veneto 10 miliardi, ne concede 21 alla Sicilia ed 8 al Trentino-Alto Adige; il 36% dell’occupazione è data dal pubblico… Dati che parlano da soli e che vanno giustamente ricordati, perché “repetìta juvant”, nel senso che talvolta si dimenticano o si sottovalutano elementi, che servono, invece, ad avere una visione completa della situazione ed a capirne i perché e le conseguenze. Si chiede, per esempio, all’impresa di creare posti di lavoro… Ma, l’impresa, sulla quale si fonda l’economia, pur con la massima buona volontà e correttezza, non è in grado di agire positivamente in tal senso, oppressa com’è – è l’abbiamo sopra evidenziato – da normative, da burocrazia e da imposizione fiscale insostenibile e, va ribadito, dalla mancanza di linee di credito, che, da qualche anno, la soffoca, con le terribili conseguenze che conosciamo.
Occorre, dunque, l‘impegno della politica a superare ogni barriera che la divide, a dimenticare “sinistra” o “destra” – costruire è sempre possibile – e la buona volontà di tutte le forze del Paese, per ridare vivacità all’economia, per rilanciarla, nell’interesse di tutte le componenti e, soprattutto, di chi è senza lavoro o trova difficoltà a superare gli ostacoli, sulla strada della vita quotidiana.

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