Politica. Urgono decisioni immediate.

di admin
Il risultato delle recenti elezioni non permette facili accordi, ma il Paese non può attendere, per non peggiorare la già triste e pericolosa situazione, nella quale navighiamo. Occorrono fatti incisivi. Solo con questi, sarà possibile creare tranquillità fra i cittadini e, al tempo, far capire ai mercati che si vuole agire, rinnovare e spendere meno…

Alla complicata geografia politica, poi, s’aggiunge quella strettamente economico-finanziaria: debito enorme – 124% del Pil – e difficile da ridurre (intanto, speriamo che non aumenti!), nonché congiuntura che, almeno per ora, promette solo ribassi, minori entrate fiscali e ulteriore disoccupazione. Pensiamo a chi non ha e non avrà più salario e stpendio, a causa della pesante imposizione fiscale, che grava sulle aziende, nonché al fatto che, se i mercati non troveranno al più presto soddisfazione, attraverso incisive e positive misure governative, si corre il rischio, da parte dello Stato, di non potersi più autofinanziare o finanziarsi a tassi eccessivi, superiori al normale, e tali da appesantire ulteriormente il “debito pubblico”. Il quale, diciamolo chiaramente, se non rifinanziato costantemente nel breve termine, attraverso gli acquisti di possibili investitori (sottoscrizione di nuove emissioni) a tassi accettabili, potrebbe portare le casse dello Stato a non disporre di quella liquidità, che permette di pagare i suoi dipendenti, di fornire servizi e di pagare le pensioni.
La prima misura da porre in atto – e la cosa non è nuova, ma va ripetuta, “ripetuta” ed attuata, in quanto non c’è altra soluzione – è quella di ridurre drasticamente la spesa pubblica, causa prima del disastroso debito, la cui entità fa paura, non solo in Italia, ma soprattutto all’estero (che, appunto, per timore, vende i nostri Buoni del Tesoro, passado a quelli di Paesi, ritenuti più solventi). Contemporaneamente a misure di riduzione del debito, vanno realizzate norme, valevoli per il futuro, che garantiscano che la spesa rimanga, a partire da subito, sotto controllo.
Questo, non solo nell’interesse dell’Italia, ma anche di tutta l’Unione Europea, perché non sarebbe moralmente corretto che la nostra difficilissima situazione coinvolgesse anche gli altri Europaesi e specialmente quelli, la cui azione riformatrice del passato e del presente, ha permesso e permette loro d’essere in una posizione migliore della nostra.
Ora, quindi, una volta fatto il Governo (sempre che si riesca a farlo) e data la massima urgenza d’azione, non lasciamo spazio a lunghe ed inutili discussioni. Dimentichiamo anche ideologie e dottrine, andando al sodo.
Risparmiamo e costruiamo. Lo richiedono l’Italia, l’Europa e le loro genti. Creiamo fiducia nella politica e nella dmocrazia. Democrazia, che significa “ascoltare” l’elettore e fare, per quanto possibile, ciò che egli chiede o ha diritto di avere.

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