Politica. Democrazia è ascoltare l’elettore. Alcune proposte…
di adminFra la “gente”, serpeggia, la giusta lamentela, e non da oggi, secondo la quale l’elettore ha unicamente il compito di votare, mentre l’eletto, procede senza ascoltare pareri ed esigenze, anche minimissime, della “gente” stessa, che il mandato gli ha conferito. La quale, peraltro, non dispone mai di una visione anticipata e completa di quanto intenda porre in atto un partito o un candidato prima in lista e poi al potere. Si aggiunga, poi, che il parlare politico è spesso ermetico, mentre chi annuncia in una trasmissione, per economia di tempo e per dare spazio ad altro, pur tentando di spiegare, espone quanto può. Inoltre, si assiste ad un susseguirsi di intenzioni e di promesse, che crea confusione ed incapacità di distinguere. Quindi, non essendo chiaro, quanto i vari partiti intendano realizzare, una volta al governo, si arriva alla conslusione che della politica, che chiede il voto, non si conosca un programma preciso. In tal senso, ogni partito, dovrebbe, per chiarezza e per legge, presentare con congruo anticipo, e prima, quindi, della data elettorale, il proprio programma “scritto” e “redatto in maniera di massima comprensione”, in modo che l’elettore sappia, come correttamente comportarsi nella cabina di votazione e cosa dovranno realizzare il partito o la coalizione che chiedono il voto. A tale programma, salvo varianti dovute a casi particolari o di eccezionale emergenza, il partito dovrebbe attenersi, durante la legislatura, sempre per legge, nel modo più completo.
Un altro provvedimento dovrebbe prevedere che un eletto in un determinato partito, rimanga nei ranghi dello stesso sino a fine mandato, escludendo, in tal modo, il passaggio al cosiddetto gruppo misto. L’elettore, del resto, sceglie, condividendo l’indirizzo che il candidato propone all’elettorato, prima delle elezioni, e l’eletto, per correttezza e rispetto verso l’elettore, cui ha richiesto il voto, deve sentirsi legato al mandato ottenuto e al programma, a suo tempo presentato, sino a fine legislatura. Quindi, chiarendo maggiormente: il candidato che proponga d’essere votato nel partito X, se eletto in tale partito, dovrebbe rimanere e non cambiare posizione, mantenendo al completo la promessa iniziale. Ove egli non condividesse, durante una legislatura, il modo di procedere del partito o della coalizione, della quale egli fa parte, non farebbe, per legge, che dimettersi.
Voto segreto: perché “segreto” e perché “fiducia sì” o “fiducia no”? Non avevi sostenuto ed appoggiato, come candidato, durante il periodo elettorale, un determinato partito, dicendo di condividerne idee e programmi? Allora, come eletto, mantieni la promessa e vota “apertamente”, alla luce del sole, come vuole la vera democrazia, le leggi che il partito – al quale, a suo tempo, hai offerto la tua disponibilità, in base ad un determinato programma – sottopone, anche nell’ambito d’una coalizione, al tuo voto.
Un eletto, poi, dovrebbe, sempre per legge, rimanere in carica per una sola legislatura, ad evitare che il suo comportamento, rispetto ad una determinata linea politica e/o in fatto di proposte o di votazioni di leggi, sia condizionato dall’aspettativa di una seconda o terza elezione.
Il cittadino-elettore chiede, in sostanza, che l’eletto o il partito, una volta ottenuto il consenso, non si comportino in maniera diversa da quella promessa durante il periodo pre-elettorale. Come non ammette il cittadino che la politica si trasformi in spettacolo, spesso destinato – più che a sottolineare idee, proposte di misure realistiche o programmi – a demolire la controparte, anche come persona, tenendo presente che nessuno detiene il grande tesoro della perfezione. Occorre, invece, confronto, con parole chiare su programmi certi, dato il momento bruciante, come l’attuale, nel quale tutti i partiti dovrebbero “unirsi”, per trovare soluzioni valide, anche se la cosa non è semplice, per diminuire la spesa pubblica e gettare la base per la promozione degli investimenti, anche dall’estero, onde creare occupazione
Qualche suggerimento, quindi, che, sebbene generico, ma dovutamente affinato, potrebbe tornare utile al Paese. Quanto a leggi per lo sviluppo economico e sociale, oltre a crearne noi, “copiamo”, ove possibile, le “migliori” dei Paesi vicini: forse, qualcuna di esse potrà rivelarsi valida anche per il nostro Paese.
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