SANITA’ NEL VENETO
di adminI ritardi nell’attuazione del Piano Socio Sanitario, la scelta della Giunta Zaia, forse per calcolo elettorale, di tenere nel cassetto fino a dopo le elezioni le schede di dotazione ospedaliera e territoriale che dovrebbero costituire lo strumento operativo per porre mano alla necessaria riorganizzazione dei servizi, la mancanza assoluta di volontà politica di ridurre il numero delle aziende sanitarie ridefinendo gli ambiti territoriali di quelle attuali, il persistere di operazioni ad alto rischio come la costruzione di nuovi ospedali facendo ricorso alla finanza di progetto, disegnano un quadro sempre più preoccupante per la tenuta complessiva del sistema, per le ricadute negative in termini di servizi e di costi aggiuntivi per i cittadini, per le operatrici e gli operatori che lavorano sempre più in condizioni complicate, per mancanza di risorse e di una seria programmazione.
Al di là dei tagli imposti dal governo nazionale e degli effetti nefasti che la revisione della spesa sta producendo in alcuni servizi essenziali (basti pensare al settore del pulimento), senza intaccare minimamente gli sprechi, quelli veri, vi è una responsabilità politica pesante della Giunta Regionale del Veneto, che in questi anni ha “improvvisamente scoperto” un buco di 1.200.000 di euro di ammortamenti non contabilizzati e che pesano per decine di milioni di euro ogni anno per poter rientrare dal debito entro il 2030. Il mancato pagamento dei fornitori, un problema gravissimo che si trascina da troppo tempo, tanto più in una fase di grave crisi come l’attuale, determina a sua volta, ricadute pesanti, in termini occupazionali oltreché di tenuta delle imprese, già in difficoltà per l’accesso al credito, e lascia spazi pericolosi alle imprese poco pulite e trasparenti, quelle legate alla criminalità, le uniche che possono permettersi di aspettare anni per i pagamenti, perché dispongono di fonti illecite di finanziamento.
La CGIL del Veneto fa appello a tutte le forze sociali, politiche e istituzionali della regione affinchè si ponga fine a questo scempio.
Si apra subito un tavolo di confronto sulle schede di dotazione ospedaliera e territoriali coinvolgendo le conferenze dei sindaci e le parti sociali, al fine di avviare nel concreto la fase di riorganizzazione e razionalizzazione ospedaliera accompagnata da contestuali interventi di riorganizzazione territoriale.
La premessa di questo percorso dovrà essere la riorganizzazione degli ambiti territoriali delle ULSS, con una loro sostanziale riduzione numerica che consenta di fare massa critica, operare per area vasta con potenziali migliori esiti sotto il profilo dell’efficacia e della qualità dei servizi.
La CGIL, da tempo, ha messo in campo proposte concrete, in particolare sulla necessità di attivare una rete territoriale dei servizi di cure primarie sul modello H24, per ridurre i ricoveri e gli accessi impropri ai Pronto soccorso. Un obiettivo strategico importante, peraltro contenuto nel nuovo PSSR, ma che rischia di restare sulla carta se qualcuno immagina di utilizzare la politica dei due tempi nell’attuazione del Piano e cioè prima si chiudono gli ospedali poi non si sa cosa succede. Questa deriva del servizio socio sanitario veneto va fermata, prima che sia troppo tardi.
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