SERVIZI SOCIALI: GIUNTA APPROVA UNA NUOVA LINEA DI INDIRIZZO SULLA TUTELA MINORI IN STATO DI DISAGIO

di admin
La Giunta comunale, su proposta dell’assessore ai Servizi sociali Anna Leso, ha approvato una nuova linea di indirizzo relativa al servizio di protezione e tutela dei minori in stato di disagio, che si pone l’obiettivo di privilegiare tra le forme di sostegno al minore l’affido familiare in tutte le sue forme.

“L’evoluzione della realtà sociale cittadina – spiega l’assessore Leso – ha comportato negli ultimi anni forti criticità in materia di protezione e tutela dei minori, a causa di molteplici e diversi fattori: la crisi della famiglia con l’aumento delle separazioni tra coniugi, la crisi economica che ha prodotto effetti molto pesanti nelle fasce sociali più deboli, l’aumento delle dipendenze con l’espandersi di atteggiamenti patologici e spesso anche di violenze all’interno del contesto familiare, la diffusione di fenomeni di microcriminalità nel mondo adolescenziale. Di conseguenza è cresciuto il numero dei minori presi in carico dai Servizi sociali comunali, anche a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria: basti pensare che dai 448 minori del 2009 siamo passati ai 514 del 2011 e che solo nei primi sei mesi di quest’anno i nostri Servizi sociali hanno preso in carico 436 minori. Perciò, vista la complessità della situazione, l’Amministrazione comunale ha deciso di procedere ad una riorganizzazione del servizio, che preveda una forte azione di sviluppo dell’affido temporaneo in famiglia, riconosciuta come l’istituzione più idonea ad accogliere e sostenere i minori in stato di disagio, limitandone nel contempo l’inserimento nelle strutture di accoglienza”. “L’Amministrazione comunale di Verona si è fatta anche promotore presso l’assessorato alle Politiche sociali della Regione Veneto – conclude l’assessore Leso – della richiesta di rivisitazione della normativa relativa agli standard organizzativi delle comunità di accoglienza per minori e dei Ceod, strutture sicuramente eccellenti dal punto di vista qualitativo, ma con costi non più sostenibili per i Comuni nell’attuale contesto socio-economico”.

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