Autotrasporto verso il fermo nazionale: UNATRAS e Confartigianato lanciano l’allarme
di Matteo ScolariIl settore dell’autotrasporto merci si avvicina a uno scenario di forte tensione con la decisione di UNATRAS di proclamare il fermo nazionale dei servizi, una misura definita «l’unica ed inevitabile» di fronte all’escalation dei costi e all’assenza di risposte ritenute adeguate da parte del Governo. Il Comitato Esecutivo, riunito a Roma, ha dato mandato alla Presidenza di definire modalità e tempistiche dello stop, nel rispetto delle regole di settore.
Alla base della protesta c’è una situazione economica giudicata insostenibile per migliaia di imprese, strette tra l’aumento dei prezzi dei carburanti e una liquidità sempre più ridotta. Secondo UNATRAS, i provvedimenti finora adottati si sono rivelati insufficienti e, in alcuni casi, controproducenti per il comparto, che continua a garantire la distribuzione delle merci e ha investito negli ultimi anni in sostenibilità ambientale e sicurezza stradale.

Il rischio è sistemico: l’autotrasporto italiano conta circa 100 mila imprese e 500 mila lavoratori, rappresentando una colonna portante della filiera produttiva nazionale. Da qui il messaggio netto lanciato dal coordinamento: «Se si spegne l’autotrasporto si spegne il Paese».
Anche a Verona, territorio fortemente legato alla logistica e agli scambi commerciali, cresce la preoccupazione. «Il quadro è di estrema gravità per il settore dell’autotrasporto – afferma Paolo Brandellero, Presidente di Confartigianato Trasporti Verona –, quindi al momento per noi è inevitabile la decisione di fermare i mezzi a livello nazionale. La motivazione principale risiede nel costo del gasolio che, avendo stabilmente superato la soglia psicologica dei due euro al litro, rende più conveniente tenere i camion fermi nei piazzali piuttosto che viaggiare in perdita. La situazione è diventata insostenibile perché le imprese sono costrette ad anticipare migliaia di euro per il rifornimento, mentre gli incassi delle fatture arrivano con mesi di ritardo, creando una crisi di liquidità senza precedenti».

Uno dei nodi centrali riguarda l’inefficacia delle politiche sulle accise, che secondo la categoria avrebbero penalizzato proprio l’autotrasporto professionale, cancellando benefici fiscali specifici senza incidere in modo significativo sul prezzo finale del carburante. Il risultato è un settore che si sente sempre più distante dalle istituzioni, mentre i crediti d’imposta disponibili vengono giudicati insufficienti rispetto alle perdite accumulate.
«Per scongiurare il blocco – aggiunge Brandellero –, le nostre Confederazioni dell’Autotrasporto chiedono un intervento immediato che permetta di recuperare almeno venti centesimi per ogni litro di gasolio acquistato e la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e previdenziali, misure necessarie a garantire la sopravvivenza delle migliaia di imprese rappresentate. Precisiamo che la volontà del settore non è quella di arrecare un danno al Paese, ma è ovvio che le conseguenze di un fermo sarebbero inevitabili per l’intera collettività, con il rischio concreto di vedere gli scaffali dei supermercati vuoti e le industrie prive di materie prime».

Tra le richieste avanzate da UNATRAS figurano l’emanazione del decreto attuativo sul credito d’imposta, ristori per il mancato rimborso delle accise, interventi urgenti sulla liquidità delle imprese e un quadro temporaneo di aiuti a livello europeo. Parallelamente, il coordinamento auspica che eventuali proteste spontanee confluiscano in iniziative strutturate e nel rispetto della normativa.
Sul fronte dei prezzi al consumo emerge infine un ulteriore elemento di criticità: secondo UNATRAS, l’aumento dei costi di trasporto incide solo marginalmente sul prezzo finale dei prodotti, lasciando spazio a possibili speculazioni lungo la filiera logistica, con effetti negativi sia per le imprese sia per i consumatori.
La prospettiva del fermo nazionale apre a scenari complessi anche per il tessuto economico veronese e veneto, dove logistica e manifattura sono strettamente interconnesse: senza un intervento rapido, il rischio è un impatto diretto su produzione, distribuzione e approvvigionamenti.
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