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Transizione 5.0, anche Confartigianato attacca il decreto: «Compromessa la fiducia delle imprese»

di Matteo Scolari
Dopo Confindustria, nuova presa di posizione dal mondo produttivo scaligero: penalizzati gli investimenti già avviati e rischio frenata per innovazione e transizione green.

Si allarga il fronte della protesta nel mondo imprenditoriale veronese contro il decreto fiscale che interviene sul piano Transizione 5.0, riducendo gli incentivi previsti e modificando le condizioni per l’accesso al credito d’imposta. Dopo la presa di posizione di Confindustria Verona, arriva anche la critica di Confartigianato Imprese Verona, che parla apertamente di cambio di rotta penalizzante per le aziende.

«Amara sorpresa, dalla lettura del Decreto Legge fiscale approvato il 27 marzo dal Consiglio dei Ministri, che riduce drasticamente gli importi spettanti ai cosiddetti ‘esodati’ della Transizione 5.0», sottolinea l’associazione, evidenziando come le nuove disposizioni colpiscano in particolare le imprese che avevano già prenotato il credito d’imposta tra novembre 2025.

Il nodo centrale riguarda il principio di affidamento, considerato fondamentale per la pianificazione industriale. «Alle imprese era stato ripetutamente assicurato dal Governo che tutti coloro che avevano correttamente inviato le domande nella finestra temporale garantita avrebbero avuto accesso agli incentivi. Oggi ci troviamo invece di fronte a un cambio di rotta che mette a rischio gli investimenti fatti da molti imprenditori che hanno creduto nell’innovazione e nella transizione green. Si tratta di un atto che compromette il rapporto di fiducia che molti imprenditori avevano riposto nell’effettuare investimenti in innovazione e transizione green», dichiara il presidente di Confartigianato Imprese Verona, Devis Zenari.

Devis Zenari - Presidente Confartigianato Imprese Verona
Devis Zenari – Presidente Confartigianato Imprese Verona

Una posizione che rafforza un malcontento già diffuso nel tessuto produttivo locale, dove molte imprese avevano programmato investimenti proprio facendo leva sugli incentivi del piano 5.0. Il tema è particolarmente rilevante anche alla luce del peso degli investimenti nelle micro e piccole imprese: nel 2025 si stimano 42,7 miliardi di euro destinati a macchinari e attrezzature, una componente decisiva per sostenere la doppia transizione digitale ed energetica.

Negli ultimi anni, inoltre, si è registrata una crescente attenzione verso l’innovazione: tra il 2020 e il 2024 il 24,5% delle imprese ha realizzato investimenti green, mentre nel 2025 il 46,3% delle micro e piccole imprese ha adottato piani integrati di investimento digitale, in aumento rispetto all’anno precedente. Un trend che ora rischia di subire una frenata proprio a causa dell’incertezza normativa.

Confartigianato evidenzia anche le possibili ricadute immediate sui conti aziendali. «Comprendiamo che il momento sia particolarmente complesso, anche alla luce della situazione geopolitica internazionale, ma il legittimo affidamento delle imprese non può essere trasformato in una lotteria a premi. Drenare risorse a chi ha già investito significa comprometterne i piani finanziari nell’immediato e, di conseguenza, frenare proprio quello sviluppo che tali investimenti avrebbero dovuto garantire», aggiunge Zenari.

Alla luce di queste criticità, l’associazione chiede un intervento rapido da parte dell’esecutivo per ristabilire certezze. L’obiettivo è evitare che il decreto si traduca in un freno alla competitività del sistema produttivo veronese e veneto, in una fase in cui innovazione, sostenibilità e investimenti rappresentano leve fondamentali per la crescita economica del territorio.

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