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Taglio al credito d’imposta Transizione 5.0, allarme di Confindustria Verona

di Matteo Scolari
Dura presa di posizione dell'associazione degli industriali veronesi dopo il decreto pubblicato in Gazzetta: penalizzati investimenti già avviati e stop alle rinnovabili. Cresce l’incertezza tra le aziende del territorio.

Forte preoccupazione nel tessuto produttivo veronese dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che riduce drasticamente il credito d’imposta previsto dal piano Transizione 5.0 ed esclude alcune tipologie di investimenti legati alle energie rinnovabili. Una misura che, secondo le imprese, rischia di compromettere programmi già avviati e di frenare la competitività industriale del territorio.

A esprimere una posizione netta è Denis Faccioli, vicepresidente di Confindustria Verona con delega alla finanza per lo sviluppo d’impresa: «Prevedere un taglio del 65% del credito d’imposta su piani di investimento già avviati ed escludere gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza, che le imprese sono state indotte ad acquistare, rappresenta una totale mancanza di rispetto non solo per gli impegni presi ma anche nei confronti del lavoro e dell’impegno delle imprese, di fatto portando ad un indebolimento del nostro sistema industriale».

Denis Faccioli.

Il tema assume una dimensione particolarmente rilevante a Verona, dove numerose aziende avevano già avviato investimenti sulla base delle condizioni inizialmente previste dal piano. «Ricordiamoci che dietro a quelli che il Governo considera solo numeri ci sono persone e famiglie. A Verona stiamo raccogliendo i casi di aziende che si trovano nel gruppo dei cosiddetti esodati», aggiunge Faccioli, evidenziando le ricadute sociali oltre che economiche del provvedimento.

Tra le realtà coinvolte c’è anche il Gruppo Samo Industries, che aveva pianificato un investimento significativo proprio nell’ambito della Transizione 5.0. «Quando il Governo ha varato il piano Transizione 5.0 lo abbiamo studiato con grande attenzione. Operiamo in un settore molto competitivo e, se investire in innovazione è essenziale, non sempre le imprese hanno la forza di farlo da sole», racconta Denis Venturato, presidente e amministratore delegato del gruppo. «Il piano, inizialmente molto complesso, ci ha portato ad attendere i numerosi chiarimenti prima di decidere di avviare un investimento complessivo superiore ai 2 milioni di euro, concretizzatosi in un nuovo impianto per la lavorazione del vetro e in un sistema di pannelli fotovoltaici».

Denis Venurato.

Un percorso lungo e strutturato, che ora rischia di essere compromesso. «Gli investimenti industriali richiedono uno studio preliminare molto accurato: dalla scelta del fornitore alla progettazione di un impianto su misura per il proprio business, fino alla valutazione degli impatti in termini di efficienza. Tutto questo richiede tempo, serietà e pianificazione e, con i requisiti previsti dal Piano 5.0, il percorso è stato ancora più complesso. Per l’acquisto dei pannelli fotovoltaici, ad esempio, ci siamo affidati a un fornitore europeo, consapevoli che fosse il requisito indispensabile per poter rientrare nel credito d’imposta. Siamo andati avanti nella ovvia convinzione che l’impegno fosse reso sostenibile dalle misure previste dal Governo e che l’investimento fosse essenziale per il futuro della nostra impresa e dei nostri lavoratori».

Il cambio normativo improvviso ha però modificato radicalmente lo scenario. «Ci lascia soli con l’incertezza perenne… nulla si può programmare con un governo che può repentinamente cambiare idea. Si parla molto di competitività e resilienza, ma quando si tratta di essere concretamente al fianco delle imprese il Governo non ci sostiene. Per molte aziende il piano Transizione 5.0 rappresentava la linfa necessaria per affrontare programmi di sviluppo altrimenti irraggiungibili. Forse al Governo conviene di più che si ricorra alla cassa integrazione, invece che a pianificati percorsi di crescita», conclude amaramente Venturato.

Nel frattempo cresce l’attesa per il confronto annunciato nei prossimi giorni tra Governo e Confindustria. «È essenziale che il Governo tenga fede agli impegni presi», ribadisce Faccioli, sottolineando la necessità di ristabilire certezza normativa e fiducia, elementi considerati indispensabili per sostenere gli investimenti e la crescita del sistema produttivo veronese e veneto.

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