Stellantis: stop allo smart working dal 2027
di Redazionedi Angela Ciocchetta
Stellantis dice addio allo smart working. A partire dal 2027 il gruppo automobilistico eliminerà il modello ibrido oggi in vigore per una parte dei dipendenti italiani. La comunicazione ufficiale è arrivata dall’amministratore delegato Antonio Filosa nel corso dei recenti incontri con le organizzazioni sindacali: il personale d’ufficio e i colletti bianchi torneranno stabilmente in sede per l’intera settimana lavorativa.

In Italia il gruppo conta circa 30mila dipendenti, di cui 10mila attualmente autorizzati a lavorare da remoto due giorni a settimana. La decisione non rappresenta un cambio improvviso di rotta. Già nel 2025 era iniziata una progressiva riduzione del lavoro agile, con il limite fissato a un massimo di due giorni fuori ufficio nel 2026. Dal 2027 il rientro sarà completo, riportando l’organizzazione agli assetti precedenti alla pandemia.
Le motivazioni del gruppo e il messaggio di Elkann

La misura si inserisce in una più ampia fase di riorganizzazione strategica del gruppo, impegnato a recuperare efficienza operativa e solidità competitiva. Secondo il management, la presenza in sede favorisce collaborazione diretta, rapidità decisionale e rafforzamento della cultura aziendale, in un contesto di forte pressione nel settore automotive.
La linea era stata anticipata già lo scorso anno dal presidente John Elkann, che in un videomessaggio ai dipendenti aveva dichiarato: «È tempo di tornare a lavorare assieme». Con l’annuncio dell’amministratore delegato, l’indicazione diventa ora operativa per tutte le sedi italiane.
Sindacati divisi
La decisione ha provocato reazioni differenti tra le sigle sindacali. La Fim Cisl ha evidenziato la disponibilità a valutare eventuali deroghe in presenza di oggettive necessità o motivi di salute, attraverso un confronto a livello di singola unità produttiva.
Di posizione opposta la Fiom-Cgil, che in una nota ufficiale ha definito la scelta «sbagliata», sottolineando come lo smart working rappresenti un elemento di attrattività per le nuove generazioni e come molti lavoratori abbiano organizzato la propria vita sulla base dell’attuale modello organizzativo. Critiche anche da Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte, che ha richiamato l’attenzione sulle esigenze maturate negli ultimi anni.

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