Fieragricola 2026 - Veronafiere
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I giovani a Fieragricola promuovono le innovazioni

di Redazione
Agricoltori, allevatori, studenti che visitano Veronafiere in cerca di tecnologie, di trattori, macchine, mezzi, soluzioni per un’agricoltura più smart.

L’edizione 2026 di Fieragricola è la culla dell’innovazione, ma anche dei giovani. Agricoltori, allevatori, studenti che visitano gli 11 padiglioni di Veronafiere in cerca di tecnologie, di trattori, macchine, mezzi, soluzioni per un’agricoltura più smart, più produttiva, in grado di garantire una riduzione dei costi e, di rimbalzo, una migliore redditività. Sono determinati, convinti, attenti. Partecipano ai convegni e ai workshop con attenzione. Sono curiosi, desiderano sapere, hanno voglia di tornare nelle loro aziende magari con qualche nuovo prodotto, qualche tecnologia innovativa o anche solo con indicazioni ricevute dai colleghi che hanno fatto dell’agricoltura la loro missione.

Riconosciuto e salutato da molti giovani, «L’agricoltore Nick», al secolo Nicolò Polo, 24 anni da compiere, content creator, ambasciatore social per la Regione Veneto per raccontare e diffondere sulle varie piattaforme digitali (Instagram, Facebook, YouTube e Tik-Tok) le bellezze del territorio, si aggira per i padiglioni di Veronafiere per raccontare ai suoi 100mila follower alcune delle novità della 117ª edizione di Fieragricola.

Influencer e allevatore con un’azienda agricola a Campolongo Maggiore, in provincia di Venezia, dove alleva circa 160 avicoli ornamentali che poi esibisce nei vari concorsi, «L’agricoltore Nick» indica la rotta dell’innovazione tecnologica oltre la soglia dei social come strumento di comunicazione e aggiornamento. «Portali digitali smart, soluzioni per eliminare la burocrazia e i documenti cartacei, piattaforme in grado di coordinare diverse informazioni oggi scollegate fra loro potrebbero essere un incentivo per avvicinare i giovani all’agricoltura – dice –. Accanto all’innovazione in campo, che è fondamentale, il salto in avanti andrebbe fatto per accompagnare la rivoluzione digitale delle imprese per abbattere il tetto della burocrazia e permettere agli agricoltori di continuare ad occuparsi di agricoltura “dal vivo” e non “sulla carta”».

Sofia Pennati, 24 anni, alleva 210 bovine da latte a Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola). Introdurre nuove tecnologie per migliorare la gestione della mandria, il benessere e l’organizzazione stessa del lavoro è vitale. «Tre anni fa abbiamo installato in azienda i robot di mungitura e il cambio di passo è stato notevole – racconta –. Abbiamo installato anche pannelli agri-solari sul tetto per l’autosufficienza energetica e valutiamo la realizzazione di un impianto aziendale per la produzione di biogas, così da coniugare sostenibilità ambientale e redditività economica».

Essere agricoltori non è facile. «Non esiste il sabato o la domenica, non ci sono orari, anche se le tecnologie hanno migliorato molto la qualità della vita – prosegue Sofia Pennati –. Però comprendo che qualche giovane sia scoraggiato dall’idea di un impegno che in alcuni periodi dell’anno è pressante. Ma non c’è dubbio: è il lavoro più bello del mondo e senza l’agricoltura e la zootecnia non ci sarebbe futuro, perché noi produciamo cibo».

Giacomo De Battista, 27 anni, è un allevatore di Premana, in provincia di Lecco. Una mandria di appena nove bovine di razza Bruna per la produzione di latte destinato alla Cooperativa agricola Valsassina. «Anche le stalle piccole, per rimanere sul territorio, dovranno innovare – afferma –. La genetica sarà fondamentale per avere animali sani, longevi e con produzioni con più alto tenore di grasso e proteine. Anche il benessere animale farà la differenza, per questo io sono attento agli spazi a disposizione e a strumentazioni come le spazzole per avere il massimo confort in stalla». D’obbligo anche la declinazione della multifunzionalità. «Lo farà la cooperativa, attraverso la vendita diretta di diversi prodotti lattiero caseari, in modo da assicurare una redditività più alta agli allevatori soci», spiega.

Idee chiare anche da parte degli studenti. Dall’istituto agrario Alberto Parolini di Bassano del Grappa due classi assistono a un workshop organizzato da Cia-Agricoltori Italiani e Crea-Masaf su viticoltura e zootecnia di precisione e hanno briglia sciolta sulle innovazioni che ritengono oggi più strategiche per migliorare le aziende agricole.

«Fra le innovazioni oggi più necessarie all’impresa agricola ritengo vi siano trattori e attrezzature in grado di dialogare fra loro attraverso sistemi Isobus, così da permettere all’operatore sul trattore di ottenere tutte le informazioni per un’agricoltura di precisione – dice Lucas Viviano, il desiderio di lavorare in una stalla o come contoterzista agricolo –. Anche i robot di mungitura e le ultime soluzioni per l’automazione in stalla contribuiscono a rendere il lavoro meno gravoso».

Per Federico Campana Bianchin la strada sembra essere tracciata. «Dopo la scuola mi piacerebbe lavorare con mio papà nell’azienda agricola di famiglia, dove alleviamo vacche da latte – spiega -. Fra le innovazioni più utili menzionerei i satellitari per il precision farming e le soluzioni in grado di ridurre i consumi e le emissioni mentre, sul versante zootecnico, tutti quegli accorgimenti per migliorare il benessere animale. Ma altrettanto necessaria è la formazione per una maggiore dimestichezza con la digitalizzazione e, altro elemento chiave, un sostegno economico più alto per i giovani».

Un futuro in azienda come allevatore di bovini da carne per Giovanni Bressan, dopo il percorso scolastico. «Se vogliamo che i giovani si avvicinino all’agricoltura non si potrà prescindere da incentivi economici mirati e da un’organizzazione del lavoro sostenuta da nuove tecnologie per rendere il lavoro meno duro – sostiene –. Sono queste, secondo me, le soluzioni più efficaci per garantire il ricambio generazionale».

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