Giovani e turismo: opportunità sì, ma le criticità lavorative frenano l’attrattività del settore
di RedazioneIl turismo continua a essere percepito dai giovani come un settore ricco di opportunità, ma resta frenato da criticità strutturali che ne indeboliscono l’attrattività, come emerge dalla ricerca “Giovani, lavoro e professioni turistiche”, realizzata dall’Osservatorio per il Turismo sul lago di Garda in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e la Comunità del Garda che ha coinvolto 425 studenti degli istituti superiori a indirizzo linguistico, turistico e alberghiero delle tre sponde del lago e dell’entroterra: il 77% degli intervistati ritiene che il turismo offra buone opportunità di lavoro e il 39% dichiara di voler lavorare nel settore in futuro. Allo stesso tempo, però, emergono forti preoccupazioni legate ai salari iniziali bassi, alla scarsa possibilità di crescita nel breve periodo e agli elevati livelli di stress lavorativo.
In questo quadro si inserisce il tema del dumping contrattuale, fenomeno in preoccupante espansione nel terziario di mercato e in particolare nei pubblici esercizi, anche nel territorio veronese. «Sempre più aziende applicano contratti collettivi alternativi a quello sottoscritto da Fipe-Confcommercio, che prevedono condizioni economiche e normative peggiorative per i lavoratori», fa presente il direttore generale di Confcommercio Verona Nicola Dal Dosso.

«Una crescita che si misura non solo nel numero dei contratti non rappresentativi, nel settore ben 41, ma anche nel numero assoluto di lavoratori a cui vengono applicati contratti e che la stessa giurisprudenza ha recentemente definito come pirata. Il fenomeno mina la qualità dell’occupazione, altera la concorrenza e danneggia l’intero settore».
«I giovani scelgono il lavoro in funzione della sua qualità, delle tutele e dell’equilibrio con la vita privata – sottolinea il presidente di Fipe Confcommercio Verona Paolo Artelio -. Per questo è fondamentale puntare su lavoro regolare, contratti riconosciuti e retribuzioni adeguate».

Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro dei pubblici esercizi sottoscritto da Fipe Confcommercio, rinnovato nel 2024, rimane il più applicato nel settore con oltre il 92% di adesione, “ma la concorrenza sleale tramite contratti meno onerosi per i datori di lavoro sta diventando un problema strutturale”, sottolineano Artelio e Dal Dosso.
«Un meccanismo che penalizza chi rispetta le regole e che mette a rischio la tenuta sociale ed economica del territorio – aggiungono -. La minor remunerazione incide sul potere d’acquisto e quindi sulla capacità di spesa, con ricadute sulle condizioni di vita e sull’economia locale. C’è poi un tema di formazione e di welfare: i contratti minori non garantiscono né l’una né l’altro».
Secondo i dati CNEL, su circa mille contratti collettivi, oltre 250 riguardano il terziario di mercato, ma solo una quarantina trovano reale applicazione e appena 18 sono firmati da Cgil, Cisl e Uil. Gli altri, evidenzia Confcommercio Verona, generano un divario retributivo annuo lordo tra 3.000 e 8.000 euro, con pesanti ricadute contributive. Nel terziario, un lavoratore su sette rischia di restare privo di welfare, previdenza e diritti fondamentali.
«Il contatto nazionale del turismo, così come quello del terziario – aggiunge Dal Dosso – conta tra l’altro quattordici mensilità, una in più rispetto alla medie degli altri contratti».
«Contrastare i contratti pirata e promuovere l’applicazione dei contratti collettivi riconosciuti – concludono Artelio e Dal Dosso – significa investire sulla qualità del lavoro, sulla competitività delle imprese e sulla capacità del turismo di attrarre e trattenere i giovani nel nostro territorio».
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