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Armani (Consorzio delle Venezie): «Guardiamo al futuro con l’intelligenza artificiale»

di admin
Il presidente del Consorzio delle Venezie, Albino Armani, è intervenuto nel corso dell'ultima puntata della 19esima Settimana Veronese della Finanza per fare il punto sulla sua realtà e sulle innovazioni tecnologiche messe in campo.
Il presidente del Consorzio delle Venezie, Albino Armani, è intervenuto nel corso dell’ultima puntata della 19esima Settimana Veronese della Finanza per fare il punto sulla sua realtà e sulle innovazioni tecnologiche messe in campo.
Ricordiamo subito qualche numero del Consorzio delle Venezie…
Il consorzio delle Venezie è probabilmente il più grande oggi in Italia: conta circa 27mila ettari di viticoltura nel Nord Est, più o meno come prosecco. Per la filiera, siamo quindi due garanzie, prosecco e pinot grigio, abbastanza solide e strutturate. Ci proiettiamo poi sui mercati internazionali, che ancora ci riconoscono come valore collettivo. Il Consorzio è inoltre nato da poco tempo, seppur il pinot grigio sia da sempre nei nostri territori. Il bisogno di mettersi assieme, di costruire un sentiment comune e di crescere è nato quindi da relativamente poco: una volta eravamo molto disaggregati. Siamo partiti nel 2017 a progettare questa realtà che doveva mettere insieme Trentino, Veneto e Friuli, ma siamo partiti ufficialmente, soltanto nel 2020. Penso quindi che il nostro sia uno dei consorzi più giovani.
Si parla molto di innovazione tecnologica: anche nel vostro settore negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione?
Sì, sicuramente i consorzi hanno il compito di guardare anche al futuro. I consorzi non hanno infatti solamente uno scopo di di tutela e di valorizzazione, ma anche di proiezione verso il futuro. Pensiamo per esempio all’intelligenza artificiale e alla fame di tecnologia che ha il nostro settore. Guardiamo l’enologia com’è cambiata negli ultimi vent’anni. Sono soltanto degli esempi, ma pensiamo anche al ruolo del consorzio nell’utilizzo della marea dei dati di cui disponiamo oggi con l’intelligenza artificiale. Insomma, dobbiamo pensare in maniera nuova e futuristica. Faccio un’anticipazione: proprio con il nostro consorzio stiamo lavorando sull’implementazione dell’intelligenza artificiale nell’incamerazione degli open data dei vari enti.
Lei ha partecipato anche all’ultimo Vinitaly. Creare questi legami con l’estero è necessario, conferma?
Vinitaly a Verona è stato un traino pazzesco per il vino del Triveneto. Abbiamo la più bella fiera al mondo, e per me è pure in casa. Sicuramente noi come consorzio delle Venezie siamo ampiamente proiettati all’export, dal momento che esportiamo praticamente il 95% del pinot grigio del Triveneto, e siamo orientati al mercato degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Germania in primis. Stiamo al contempo però cercando di capire come mai non riusciamo a essere attrattivi nel nostro stesso Paese. Il mondo dell’enologia e della ristorazione negli ultimi anni ha disattenzionato un po’ questo prodotto, credo. Abbiamo quindi intenzione di operare anche tutti i paesi dell’Est del mondo, come Cina, Corea del Sud e Vietnam. Ma, ripeto, il luogo più bello da scoprire è il nostro Paese

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