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CENTRI PER IMPIEGO: ASSESSORE DONAZZAN, “RIFORMA SCARICATA SUI BILANCI DELLE REGIONI”

di admin
“Ancora una vota la Regione deve fare supplenza allo Stato. Con la legge di riordino delle funzioni delle Province, la Regione Veneto si è assunta la responsabilità di continuare a far funzionare i 42 centri pubblici per l’impiego sinora attivi nel territorio regionale, nonostante la riforma Delrio, che ha ridimensionato competenze e bilanci delle Province,…

L’assessore alle politiche per il lavoro e l’occupazione Elena Donazzan mette a fuoco così uno degli effetti della legge di riordino delle funzioni provinciali approvata ieri dal Consiglio regionale, che ha riportato in capo alla Regione il finanziamento delle funzioni provinciali definite ‘non fondamentali’ dalla riforma Delrio, tra cui appunto quelle in materia di occupazione e mercato del lavoro.  
“La riforma del ‘Jobs act’ prevede che i centri per l’impiego diventino servizio regionale – spiega Elena Donazzan – Ma le risorse che il ministero per il lavoro assegnerà alla Regione per il 2015 e il 2016 (la convenzione è ancora in fase di trattativa) copriranno solo due terzi dei 16,6 milioni del mero costo del personale.  Il Veneto si è impegnato a garantire continuità ai 42 centri pubblici per l’impiego e agli oltre 450 dipendenti che vi lavorano, assumendo nel proprio bilancio l’onere di coprire la parte restante del costo degli stipendi e gli ulteriori oneri per spese fisse di gestione attraverso  apposite convenzioni con gli enti di area vasta e la Città metropolitana, daremo così continuità operativa di un servizio al quale si rivolgono ogni anno oltre 220 mila persone . Ma tutto ciò – sottolinea Donazzan – è ancora una volta un intervento transitorio di supplenza della Regione,  vista che la riforma costituzionale che il Parlamento sta varando ricondurrà la materia del lavoro tra le competenze dello Stato e pertanto potrà comportare un nuovo disegno di organizzazione dei servizi per il lavoro”.
“Il disegno riformatore del governo Renzi – prosegue Donazzan – anche in questo settore delle politiche attive appare disorganico e furbo, perché di fatto scarica sui bilanci delle regioni il costo dei risparmi sulla spesa pubblica (con i tagli ai trasferimenti alle Province) e gli oneri per il mantenimento di servizi indispensabili, come i centri per l’impiego”.  
“Questa amministrazione regionale  – conclude l’assessore – ha fatto la scelta di ‘salvare’ servizi essenziali come quelli per l’impiego, visto il buon funzionamento di cui hanno fato prova e l’efficienza del modello veneto, fatto di integrazione tra servizi pubblici e privati accreditati, che ha consentito di mantenere il tasso di disoccupazione sotto il 7 per cento (la metà di quello nazionale) e di contenere la disoccupazione giovanile al 25 %. Ma di fatto, con questa scelta neocentralistica, lo Stato sta impoverendo il portafoglio di una regione come il Veneto che in materia di politiche del lavoro e di progetti per formazione e  ricollocamento ha investito molto e intende continuare a farlo”.

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