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La storica distilleria “Luxardo” ed un progetto filatelico di D’Annunzio. Un bozzetto, mai trasformato in francobollo per Fiume, riprodotto su un’etichetta personalizzata su bottiglie di “Sangue Morlacco”, destinate al Poeta.

di admin
La “Luxardo”, gloriosa distilleria creata a Zara, Dalmazia, da Girolamo Luxardo nel 1821, si trasferì a Torreglia, Padova, nel 1947 ad opera di Giorgio Luxardo, per sottrarsi alla brutalità comunista titina.

Essa prepara ancora oggi dal 1840, fra gli altri e su ricetta originale, uno speciale liquore, derivato dalla lavorazione della “marasca” ed invecchiato per due anni in tini di rovere. Gabriele D’Annunzio – lo conferma egli stesso – denominò il liquore in parola, dato il suo colore “cupo”, “Sangue Morlacco”, che egli apprezzava moltissimo.
Fu in occasione di una degustazione a tavola dello straordinario liquore, che D’Annunzio, già a Fiume il 5 ottobre 1919, non solo pensò ad una medaglia “con la selva di pugnali che gli arditi brandivano e facevano un sola linea rigida con il braccio levato”, ma il 20 ottobre scrisse all’incisore Adolfo de Carolis che: ”bisogna fare un francobollo con il motivo dei pugnali sollevati”. Ora, esclusa ovviamente ogni glorificazione delle armi e attendendoci all’interessante notizia filatelica, veniamo a sapere attraverso un elegante quaderno della Luxardo, illustrante il “Sangue Morlacco”, che “nacque così una vignetta con quattro pugnali nel pugno di altrettante braccia, che escono dal lato sinistro del riquadro e che porta in alto la data “XII settembre MCMXIX” ed in basso il valore di centesimi 25”. Sopra il tutto, la dicitura “Fiume d’Italia”. Per evitare complicazioni politiche, il progettato francobollo non fu emesso e gli esemplari già stampati vennero inceneriti. Il 6 novembre, D’Annunzio scrisse, fra l’altro, che l’incisione “dei pugnali è venuta con la mano sinistra”, e informò, nel suo discorso del 30 ottobre, d’avere “rispolverato” l’antico motto fiorentino “cosa fatta, capo ha”. La vignetta del desiderato francobollo, comunque, diventando essa, forse, chiudilettera, fu modificata. Infatti, “Fiume d’Italia” fu tolto, al posto della data apparve il motto citato e il valore facciale fu sostituito dalla parola “Fiume”. Rimasero le quattro mani, con le dita del pugno ben visibili. Il nuovo bozzetto non restò inutilizzato: D’Annunzio lo fece riprodurre sull’etichetta, che da lui firmata, fu posta su un centinaio di bottiglie di “Sangue Morlacco”, che egli usò come omaggi. La scritta latino-d’annunziana, che appare sull’etichetta stessa, significa “preferisco il sangue purpureo”, ossia, il rosso cherry-brandy di Luxardo. La voce “morlacco” ha certo qualche riferimento, non chiarito, alla Morlacchia, territorio dell’entroterra di Zara.
Quanto sopra conferma che la filatelia, sebbene oggi, purtroppo, tenuta in scarsa considerazione, è tuttora apportatrice di conoscenza e di sapere, compreso il fatto della perdita, da parte italiana, a causa di una guerra inutile, delle straordinarie Istria e Dalmazia, con le pesantissime conseguenze, che hanno colpito i cittadini italiani di quelle terre.
Un grazie alla Luxardo, per averci offerto la possibilità di venire a conoscenza d’uno scorcio curioso e molto interessante di storia filatelica.

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