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Le possibili soluzioni alla crisi finanziaria italiana

di admin
Per uscire dalla crisi economico-finanziaria si devono eliminare in modo graduale le cause che l'hanno provocata, teoricamente si dovrebbe:

1. ricostituire la liquidità necessaria per far ripartire le transazioni economiche (compravendite di beni e servizi ed anche le operazioni immobiliari)
2. ridurre le tasse attraverso l’abbattimento della spesa pubblica corrente
3. contemporaneamente aumentare la spesa pubblica per investimenti per sostenere la carente domanda interna
4. infine cercare di introdurre un meccanismo riequilibratore per eliminare i differenziali competitivi fra i vari Paesi europei.
Al di là delle giuste considerazioni teoriche si cercherà di trarre delle conclusioni pratiche.
Primo punto: creare liquidità.
In un Paese debole come il nostro manca la liquidità soprattutto perché i titoli pubblici a tassi di rendimento elevati hanno assorbito tutte le risorse del sistema bancario a scapito dei prestiti alle famiglie ed alle imprese.
La riprova di questo fatto si ha nel prestito erogato dalla BCE alle banche italiane finito tutto in titoli di Stato ignorando completamente il sistema privato.
Si deve sottolineare che l’enorme liquidità riversata tutta sui titoli di Stato italiani è la vera causa dell’abbattimento dello spread che ha più che controbilanciato la massa di titoli italiani venduti dalle banche tedesche che ha costituito la causa iniziale dell’aumento dello spread.
Lo sviluppo delle transazioni economiche è condizionato al ripristino della liquidità sottostante, senza soldi che girano ovviamente l’economia rallenta o si ferma.
Quindi si deve quantomeno ridurre il fabbisogno pubblico.
Nell’area euro la politica tracciata dai Paesi forti prevede il pareggio di bilancio e per un Paese debole come l’Italia comporta un aumento delle tasse insostenibile per il sistema produttivo.
Per creare la liquidità necessaria per rilanciare l’economia non rimane altro che stampare moneta, ma i Paesi forti contrastano questa soluzione perché a loro non serve liquidità in quanto riescono a raggiungere agevolmente il pareggio di bilancio.
Una politica rigorosa non può che danneggiare solo le economie collocate all’interno dell’area debole creando condizioni insostenibili di disagio sociale.
Con il percorso tracciato dai Paesi forti tutta la liquidità presente sul sistema finanziario italiano viene assorbita dall’enorme fabbisogno dello Stato e quindi l’unica soluzione auspicabile sembra essere la nascita di un euro a due velocità.
Alla zona svantaggiata dovrebbe essere concessa la possibilità di stampare moneta che da una parte permette di rigenerare la liquidità mancante per la propria economia interna e dall’altra la conseguente svalutazione competitiva della moneta rilancia le esportazioni.
Si deve sottolineare che le materie prime hanno un’incidenza intorno al 30% sul prodotto finito (anche meno nei prodotti tecnologici) pertanto un eventuale aumento del loro prezzo viene più che compensato dalla svalutazione competitiva. Allo stesso modo il prezzo del petrolio non incide molto sul prezzo finale della benzina.
Secondo punto; riduzione delle tasse
Per ridurre le tasse al fine di far ripartire l’economia servirebbe abbassare la spesa pubblica corrente ma per come è composta (prevalentemente da stipendi e pensioni e sussidi in aree svantaggiate) creerebbe un grosso disagio sociale e nessuno è disposto a prendersi una responsabilità simile. E’ anche impensabile mantenere un livello così alto di assistenzialismo senza minare l’economia reale e la riprova si ha osservando la triste fine delle arre produttive.
Le troppe tasse rappresentano il maggior freno all’economia soprattutto perché disincentivano gli investimenti privati che creano lavoro vero.
Bisogna sottolineare che la maggior imposizione, come sperimentato dal governo tecnico, aumenta le entrate solo nel breve periodo perché l’eccessiva pressione fiscale crea disoccupati, rallenta i consumi interni e provoca quindi un danno alle entrate fiscali nel medio periodo.
Quello che è avvenuto in Italia nell’ultimo anno può essere considerato un caso accademico perfetto descritto dalle teorie economiche: l’aumento delle tasse in un periodo di recessione ha innescato una drammatica spirale recessiva e la riprova si ha negli indicatori economici tutti negativi (aumento del deficit di bilancio, aumento del debito pubblico, diminuzione dei consumi, aumento della disoccupazione ed addirittura aumento dell’inflazione negativa da troppe tasse).
Terzo punto; maggiore spesa pubblica per investimenti
Per rilanciare l’economia si dovrebbe aumentare la spesa pubblica per investimenti (la mano pubblica in un momento di crisi dovrebbe sopperire al calo della domanda privata).
Il rilancio dell’economia secondo la teoria keynesiana non può prescindere da un aumento del debito pubblico rivolto all’aumento del reddito pro-capite. Poi il maggior reddito in un contesto di ripresa economica permette di abbattere il debito pubblico oltre che migliorare il rapporto debito/Pil.
Questa soluzione all’interno della zona euro rimane solo teorica perché incompatibile con il pareggio di bilancio imposto dai Paesi forti.
Quarto punto; in conclusione un meccanismo riequilibratore
In questo contesto di moneta unica viene a mancare anche il meccanismo riequilibratore dei cambi flessibili: Infatti per esempio la Germania esporta tantissimo e se ci fossero monete differenti il marco si rivaluterebbe di molto in relazione alla richiesta di marchi da parte degli importatori di prodotti tedeschi, il ché renderebbe per lo meno un po’ più competitivi gli altri Paesi deboli concorrenti. Questo non è altro che un ulteriore esempio di crescita non omogenea a svantaggio delle arre deboli.
A questo punto probabilmente non rimane altra soluzione che introdurre due monete a due velocità all’interno di aree omogenee. Ciò permette di disapplicare la regola recessiva del pareggio di bilancio imposto dai Paesi forti.
Inoltre contribuisce nei Paesi deboli a ridurre solo in modo graduale la spesa pubblica senza squilibri sociali in modo da adeguarsi al treno europeo senza scossoni.
Per fermare il declino economico nei Paesi deboli si dovrebbe suddividere l’Europa in zone omogenee al limite anche disegnate diversamente dagli Stati attuali in base al fabbisogno di liquidità necessario per far funzionare le diverse economie.
In conclusione non si deve confondere l’Europa unita con la moneta unica perché altrimenti la crisi provocata dalla seconda potrebbe minare la prima.

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