Ordine degli Ingegneri: «Verona al centro della futura transizione energetica»
di RedazioneAnche Verona potrà essere protagonista della futura transizione energetica dei centri abitati italiani ed europei. Dal metodo innovativo dell’analisi mirata del potenziale di efficientamento energetico dei quartieri, proposto dall’Università Iuav di Venezia tramite il caso-modello di Santa Teresa, al progetto di Positive Energy District in fase di studio da parte del Comune. Tante le prospettive in un territorio che vedrà 150mila unità immobiliari interessate alla Direttiva EPBD4 dell’Ue sull’efficientamento e che è arrivato non solo a contare 9 Comunità energetiche rinnovabili (di cui due in città) ma a passare nel settore del fotovoltaico, tra 2019 e 2024, da 387 GW/h a 576 GW/h di produzione, terza provincia veneta dietro Padova e Treviso, con il numero d’impianti salito da 19.335 a 41.403 (dati Gse). Un quadro in evoluzione di cui si è occupato questo pomeriggio l’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia nel primo incontro della 12esima edizione della rassegna Open, intitolato «Pianificazione energetica urbana – Metodi, strumenti e applicazioni sul territorio veronese».
«Le strategie per la transizione energetica delle città, anche a Verona, mostrano potenzialità tutte da esplorare». Così Matteo Limoni, presidente dell’Ordine, nell’introdurre il seminario, che nella sede di via Santa Teresa ha visto contributi universitari e casi applicativi forniti dal professor Massimiliano Scarpa dell’università di Venezia – Dipartimento di Culture del Progetto, l’ingegnere e dottore di ricerca Iuav Elena Mazzola, responsabile scientifica del seminario, il professor Giuseppe Emmi, altro docente dell’ateneo veneziano, e Adriano Bisello, Pianificatore territoriale e dottore di ricerca Eurac Research. E’ intervenuto con un saluto il presidente della Provincia di Verona, Flavio Massimo Pasini.
Come rimarcato dallo stesso Massimiliano Scarpa, ci sono nuovi sviluppi nelle «Prospettive delle analisi energetiche ambientali su scala urbana». In particolare, «negli anni la prospettiva energetica si sta espandendo dal livello del singolo edificio al livello distrettuale. E a livello distrettuale si svolgono anche bilanci termici ambientali e analisi di comfort outdoor, che mirano a rendere le nostre città più fruibili nel periodo estivo. Proprio l’analisi distrettuale consente d’innescare opportunità di efficientamento energetico altrimenti non conseguibili». La recente Direttiva Epbd4 del Parlamento Europeo, peraltro, «costringerà a pianificare un rapido ed efficace efficientamento energetico degli edifici esistenti, chenel Veronese interesserà più di 150.000 unità immobiliari. Sono già disponibili strumenti per l’analisi energetica e ambientale urbana – ha aggiunto Scarpa – seppur tuttora di uso complesso e difficilmente integrabili all’interno dei consueti workflow professionali».
Ingegnere, dottore di ricerca Iuav e responsabile scientifico del seminario, Elena Mazzola nella sua premessa ha ricordato che in Italia la pianificazione energetica dei Comuni «riveste ancora un ruolo parziale in un quadro frammentato e poco trasparente». Una legge del ’91 obbliga i Comuni oltre i 50mila abitanti a redarre un Piano Energetico Comunale (PEC) ma «non esiste una piattaforma nazionale centralizzata e nelle fasce sotto i 100mila abitanti la presenza dei PEC è inferiore al 10%». Più diffusa l’adozione dei Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAES/PAESC), sebbene «spesso guidata dall’accesso a finanziamenti e bandi più che da una strategia di lungo periodo». In un panorama che richiederebbe integrazione fra due azioni così strategiche, ilComune di Verona risulta virtuoso avendo adottato nel 2012 sia il PEC sia il PAES, fino al PAESC del 2022 che integra le politiche di mitigazione climatica con quelle di adattamento. Il Comune peraltro «dispone già di una base informativa digitale avanzata con un sistema cartografico interattivo online che consente di interrogare il territorio urbano – la sottolineatura di Mazzola – ottenendo informazioni su vincoli paesaggistici e monumentali, documentazione disponibile e strumenti urbanistici vigenti: un’infrastruttura solida che potrebbe essere potenziata con analisi energetiche a scala urbana».
È da queste basi che Mazzola è partita per offrire un esempio innovativo di rafforzamento della pianificazione energetica urbana tramite l’analisi mirata del potenziale di efficientamento energetico dei quartieri,proponendoun’indagine concepita come «modello scalabile e potenzialmente estendibile all’intero patrimonio edilizio comunale». Nel caso specifico Mazzola si è occupata del quartiere cittadino di Santa Teresa,di cui è stato analizzato circa un migliaio di edifici. Il metodo si fonda sulla prospettiva che l’amministrazione pubblica fornisca alla popolazione strumenti per interventi specifici – dall’installazione di impianti di fotovoltaico al cappotto – e prevede di «affiancare un sistema fortemente tutelante come quello dei vincoli paesaggistici a un sistema che individua su scala urbana le aree vocate a interventi di efficientamento energetico ritenuti ammissibili». Partendo da quel presupposto l’idea è «non solo identificare le zone in cui i vincoli paesaggistici sono permissivi circa determinati interventi ma considerare a priori gli aspetti necessari all’ottimizzazione dei progetti di efficientamento». Un approccio che valuta anche «la convenienza economica degli interventi, per una maggiore consapevolezza delle scelte energetiche e una più efficace attuazione delle politiche locali», nella speranza che «pubblica amministrazione e professionisti possano confrontarsi, riducendo il concetto diffuso che il vincolo paesaggistico sia solo un ostacolo a priori».
Si è parlato quindi di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) con Giuseppe Emmi, ingegnere e dottore di ricerca nell’ateneo di Venezia. Nel descrivere il «Ruolo delle CER nelle azioni di riqualificazione a scala urbana», Emmi ha fotografato tali comunità come «leva strategica». Oltre a favorire l’autoconsumo collettivo le CER – a Verona ne sono presenti 9 fra città e provincia – incarnano «vie concrete verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione» e in Italia di recente «sono stati introdotti strumenti incentivanti che ne supportano lo sviluppo». Del resto, dalle analisi energetiche proposte da Emmi si è evidenziato come «l’implementazione delle CER può ottimizzare i consumi locali, aumentare l’efficienza della rete e stimolare nuove opportunità di innovazione urbana, trasformando il tessuto delle città in chiave sostenibile, resiliente e a basso impatto ambientale».
Ad allacciarsi è stato quindi Adriano Bisello, Pianificatore territoriale e dottore di ricerca Eurac Research, secondo il quale «Positive Energy District (PED) e CER possono essere visti come le due facce di un’unica medaglia, complementari in un percorso verso la transizione energetica». I PED sono quartieri urbani o aree di edifici e strutture interconnessi, efficienti e flessibili dal punto di vista energetico, che producono energia rinnovabile locale, raggiungono emissioni nette di gas serra pari a zero e contribuiscono alla neutralità climatica complessiva. «In Europa e nel mondo – così Bisello – si insiste da molti anni sul concetto di efficienza energetica dell’edificio e capacità di sfruttare le fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Ormai sono tanti gli edifici dotati di certificazione energetica. Ma non tutti, per forma e destinazione d’uso, riescono a raggiungere un bilancio estremamente efficiente o addirittura positivo». Il concetto di Positive Energy District offre una soluzione rispetto al nodo per cui «adiverse tipologie di edifici e di destinazioni d’uso corrispondono necessità energetiche altrettanto diverse».La stessa Verona può essere citata come esempio di PED poiché «partecipa al progetto 4APEDs coordinato da Eurac Research insieme alle città di Amstelveen nei Paesi Bassi, Battenberg e Hatzfeld in Germania, Helsinki in Finlandia e altre università europee. L’obiettivo è rafforzare la resilienza energetica delle città promuovendo lo sviluppo di PED inclusivi e sostenibili. Il progetto di Verona non è ancora entrato nella fase di cantierizzazione ma è in fase di studio».
Come detto, l’incontro di oggi segna l’inizio di una rassegna, Open 2026, che tramite i suoi eventi andrà a inquadrare il ruolo de «L’ingegnere veronese per la transizione energetica (smart)» e si soffermerà sulle sfide più attuali, dal costo dell’energia ai cambiamenti climatici passando per il bisogno di città più vivibili e sistemi produttivi più competitivi, sicuri e sostenibili. Una rassegna in cui, quest’anno, si aggiunge la sezione «Open Industria» dedicata alle imprese. «Nel mondo d’oggi, dove il prezzo dell’energia è in crescente aumento, il tema energetico è cruciale e le competenze degli ingegneri possono generare soluzioni per ridurre i costi di gestione di fabbricati ed imprese», spiega Limoni, presidente dell’Ordine. «Tante realtà parlano di transizione energetica ma non scendono nel concreto, ecco perché i nostri seminari andranno a sviscerare gli aspetti principali della tematica», le parole di Stefano Lonardi, coordinatore di Open.
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