“AMLETO FX” AL TEATRO LABORATORIO
di adminUn uomo, un principe, che per comodità chiameremo Amleto, si è rinchiuso nella propria stanza e ha deciso di non uscirne più. Vuole farsi da parte e per farlo medita un gesto estremo, un gesto che lo liberi per sempre da tutto il marcio della Danimarca: il suicidio. Brandelli di storia ci aiutano a comprendere il perché del suo intento. Sappiamo che c’è un padre, un re, morto, e una madre, una regina, che non ha perso tempo e si è risposata col fratello del marito defunto e poi se n’è andata in barca a Forte dei Marmi. Sappiamo che Orazio, il miglior amico di Amleto, ha organizzato una festa e che tutti andranno, compresa Ofelia. Lo sappiamo perché il computer, l’unica “finestra” sul mondo che Amleto tiene ancora aperta, continua a vomitare messaggi. Sappiamo che Amleto ne ha abbastanza di tutto e di tutti, anche di Rosencratz e Guildestern, due “ragazzi di vita” che della loro grezza incoscienza hanno fatto una religione. Delle cause questo e poco altro sappiamo. L’importante sono le conseguenze, i propositi maniaco (essere) – depressivi (non essere) scaturiti da questi accadimenti e dalla masochistica solitudine che Amleto si è imposto per dire finalmente basta e farla finita. Per trovare la forza Amleto invoca tutti i miti del suo (del nostro) tempo, tutti quei personaggi famosi che, in un modo o nell’altro, sono riusciti a porre fino all’assurdo gioco della vita. Attraverso le loro disperazioni cerca di dare un senso alla propria mentre un cappio, appeso in proscenio, aspetta solo di essere utilizzato.
“Lo spettacolo si sviluppa attraverso una messa in scena che permette di sovvertire il piano della realtà seconda delle esigenze comunicative. La stanza di Amleto, il luogo prescelto per la sua reclusione, non è rappresentato come uno spazio fisico ma piuttosto come un luogo dell’anima dove le sensazioni di Amleto prendono forma traducendosi in immagini – dichiara il regista. La stessa pratica viene applicata anche alla drammaturgia, dove lo stream of consciousness di Amleto è reso ancora più irreale dal continuo spostamento da un piano soggettivo ad uno sconclusionato piano oggettivo, rappresentato attraverso l’interpretazione di altri personaggi della vicenda. L’unico dialogante che ha a disposizione in questa gabbia è il filtro robotico di una voce monocorde emessa dal computer quando riceve un messaggio sulla chat. Il testo di Shakespeare in “Amleto Fx” è stato dimenticato, recuperato solo in alcune parti (quelle che preferisco del testo originale) per essere stravolto a favore di una contemporaneità che asservisce le parole del Bardo all’intento dello spettacolo. L’obiettivo del mio lavoro è quello di cercare un’emotività che destabilizzi lo spettatore: che lo faccia piangere mentre qualcun altro si sganascia dalle risate o che lo coinvolga mentre il suo vicino s’inorridisce. Un’emotività che faccia capire che certi subbugli di stomaco, che siano crampi o siano magoni, solo a teatro si possono provare. Questo non è l’Amleto. Questo è un tagadà emotivo.” Uno spettacolo di e con Gabriele Paolocà, collaborazione alla regia Michele Altamura, Gemma Carbone, scene Gemma Carbone. La compagnia VICOQUARTOMAZZINI, affermatasi a livello nazionale, ha riportato vari premi tra cui Next Generation, premio della critica Playfestival-Atir Ringhiera Milano. Nel 2014 ha intrapreso un personale percorso di rilettura dei classici con “Amleto FX” (selezione InBox 2015) e “Sei personaggi in cerca d’autore” coprodotto con Teatri di Bari. Info e prenotazioni 045/8031321 – 3466319280 www.teatroscientifico.com
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