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Fondi di investimento a lungo termine: evoluzione della normativa europea

di Redazione

L’Unione Europea ha introdotto il quadro normativo dei Fondi di Investimento Europei a Lungo Termine (ELTIF) nel 2015 con l’obiettivo ambizioso di canalizzare il risparmio privato verso il finanziamento dell’economia reale. Questi strumenti, classificati come Fondi di Investimento Alternativi (FIA), sono stati concepiti per sostenere progetti infrastrutturali, piccole e medie imprese (PMI) e attività reali che necessitano di capitali “pazienti” e duraturi. Tuttavia, la prima versione del regolamento (ELTIF 1.0) ha incontrato ostacoli significativi che ne hanno limitato la diffusione: entro il 2021 erano stati lanciati solo un centinaio di fondi per un totale di circa 2,4 miliardi di euro raccolti, una cifra giudicata insufficiente rispetto ai fabbisogni miliardari dell’economia europea.

Per superare queste criticità, il legislatore europeo ha varato il Regolamento (UE) 2023/606, noto come ELTIF 2.0, entrato ufficialmente in vigore il 10 gennaio 2024. Questa revisione rappresenta un momento di svolta per il mercato dei capitali europeo, introducendo una maggiore flessibilità sia nella gestione dei portafogli che nelle modalità di accesso per gli investitori. Una delle modifiche strutturali più rilevanti riguarda la quota minima di investimento in attività illiquide ammissibili, che è stata ridotta dal 70% al 55% del capitale del fondo. Questo cambiamento permette ai gestori di mantenere una riserva di liquidità più ampia (fino al 45%), facilitando l’operatività del fondo e la gestione di eventuali richieste di riscatto.

Parallelamente, l’universo degli asset ammissibili è stato notevolmente ampliato. Se in precedenza le società quotate ammissibili dovevano avere una capitalizzazione di mercato inferiore a 500 milioni di euro, il nuovo regime ha innalzato tale soglia a 1,5 miliardi di euro. Sono state inoltre incluse nuove categorie di investimento come le obbligazioni verdi europei (Green Bonds) e le cartolarizzazioni semplici, trasparenti e standardizzate (STS), allineando gli ELTIF agli obiettivi del Green Deal europeo.

Il pilastro fondamentale di ELTIF 2.0 è la cosiddetta “democratizzazione” dei mercati privati. La nuova normativa ha rimosso le barriere d’ingresso più onerose per i risparmiatori retail: è stata eliminata la soglia minima di investimento di 10.000 euro ed è stato abolito il vincolo che impediva ai privati di investire più del 10% del proprio portafoglio finanziario in questi strumenti. In questo contesto di apertura, l’Italia dispone di soluzioni all’avanguardia per l’accesso a questi mercati. Fundstore si distingue come la prima piattaforma italiana che permette di investire nei mercati privati tramite fondi ELTIF interamente online. Consultando il catalogo ELTIF di Fundstore, gli investitori possono scegliere tra diverse strategie “evergreen” armonizzate al nuovo quadro normativo, con investimenti minimi iniziali a partire da 1.000 euro.

L’evoluzione normativa ha introdotto anche la possibilità di lanciare strutture “evergreen” o a tempo indeterminato, superando il modello esclusivamente chiuso dei primi ELTIF. Questi fondi semi-liquidi permettono sottoscrizioni e riscatti periodici, offrendo una flessibilità di liquidità superiore rispetto ai veicoli tradizionali di private equity. La stabilità del fondo è garantita da rigorosi meccanismi di gestione della liquidità, come i periodi di preavviso (notice periods) e i “redemption gates”, che limitano i riscatti totali a una percentuale del patrimonio (solitamente il 5% trimestrale) per proteggere gli investitori che rimangono nel fondo.

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