IL CORONAVIRUS UCCIDE PERSONE E IMPRESE VERONA TEME IL NULLA DI FATTO PER LA STAGIONE ESTIVA

di admin
Dal Vinitaly al Salone del Mobile, il paese chiude per pandemia e mette in quarantena gli italiani. In gioco il 6% del PIL e migliaia di imprese

Il Covid-19 ha messo l’Italia in quarantena. Dalle scuole ai negozi, dai ristoranti alle fabbriche, serrande abbassate per tutti tranne per i servizi essenziali. Nelle città risuona un silenzio assordante. Mai prima d’ora si era verificata una situazione analoga, forse solo in tempo di guerra si era percepito un clima così teso. E di guerra, d’altra parte, è il bollettino dei morti: oltre 10 mila in 2 mesi.  Con la Lombardia tristemente al primo posto seguita da Veneto e Emilia Romagna. Il Covid-19, ha colpito il paese nel suo cuore pulsante, quello economicamente più attivo, quello che alla macchina Italia garantiva la benzina per correre. Una corsa che già prima era in salita ma che oggi, o meglio domani quando la tempesta sarà passata, diventerà, se possibile, ancora più faticosa. Numeri alla mano il coronavirus potrebbe costare all’Italia oltre 6 punti di PIL, 108 mila miliardi, per intenderci. Le tre regioni più colpite dalla pandemia, infatti, producono da sole il 40% del prodotto interno lordo del paese, qualcosa come 715 mila miliardi e rotti di euro. Ciò significa che se prima la crescita del Belpaese rasentava lo zero, adesso l’Italia ha già firmato un’ipoteca per la recessione. Il timore, ora, è che il governo, incalzato dall’Europa, firmi un’altra ipoteca, quella per il MES
In questo momento, però, i numeri che contano sono quelli tragici dei morti. Mentre Bergamo e Brescia, le città lombarde più colpite, sembrano aver già toccato il picco, a preoccupare, è Verona, che con 1.790 positivi e 119 deceduti alla data del 29 marzo, è una delle province con il maggior numero di contagiati.
Verona e la sua provincia piangono i loro morti, quindi, ma a soffrire è anche l’economia, quella delle grandi aziende, certo, ma soprattutto quella dei piccoli e piccolissimi imprenditori, primi fra tutti i gestori di B&B e case vacanze, tanti, forse troppi, che per mantenere la famiglia contavano sul grande flusso turistico legato alla storia, ai monumenti e anche alle fiere che da sole garantiscono alla città un introito di circa 4 miliardi. Il vinitaly, quest’anno non ci sarà, battuto, anche lui, nonostante le sue spalle larghe e i suoi 53 anni di vita, dal Covid-19. La stagione estiva sul Lago di Garda partirà forse, ma sicuramente in tono ridotto, e lo stesso sarà per il  festival lirico areniano. Inutile illuderci, molte delle saracinesche abbassate rimarranno chiuse per sempre. Altre, con fatica riapriranno, ma la ferita inferta dal coronavirus continuerà a bruciare per tanto tempo. Gli economisti azzardano ipotesi, le più ottimistiche dicono 5, forse 10 anni, le più nere preferiamo non ascoltarle. Tutte le sere alle 18,00, invece, ascoltiamo, entrati come siamo in una nuova routine, il bollettino dei morti scandito dal Presidente della Protezione Civile e poi via tutti a commentare, fra timori e speranze, durante aperitivi virtuali e chat di gruppo.
Ha colpito duro il covid-19 ma gli italiani, per ora, hanno assorbito il colpo: il sabato sera al posto della Carlucci o della D’Urso, aspettano lo spettacolo del Premier Conte il quale, da navigato showman, si fa attendere creando suspence e guadagnando migliaia di like sul suo profilo social, abilmente gestito dall’onnipresente Rocco, non Siffredi, ma Casalino. Più intriganti di quelle di Maria De Filippi a Uomini e Donne, le discussioni fra Stato e Regioni tengono tutti attaccati allo schermo. Il timore, però, è che questo equilibrio precario fatto di lezioni virtuali, smart working e serate in famiglia, si rompa. Che si infranga davanti ai mutui, agli affitti, alle bollette da pagare ma soprattutto che si schianti senza air bag contro le dispense vuote.

Condividi ora!