‘Bail out’ e ‘bail in’… Due vocaboli, che significano “salvare”, ma…

di admin
Le crisi di banche europee ed italiane, ci ha fatto conoscere, purtroppo, due vocaboli, che oltre a creare grattacapi linguistici, sono alla base sia di speranze, da parte di alcuni, che di forte preoccupazione, da parte di altri. Parliamo di risparmiatori.

. Di coloro, cioè, che hanno investito, senza alcun intento speculativo, il modesto frutto dei loro sacrifici, di massima, in obbligazioni subordinate o in azioni non quotate (in borsa) o, ancora, che temono per le loro giacenze, in conto corrente o in deposito, nel caso d’istituti di credito in affanno. In merito, stiamo assistendo a situazioni terribili, che hanno privato o privano il risparmiatore di quel gruzzolo, destinato a rendere più sopportabile il costo della vita, durante il periodo di pensione e di vecchiaia. Salvare – bail – una banca, chiunque ne sia il ‘salvatore’, significa, dunque, essere anche di aiuto a chi ad essa ha affidato il proprio denaro, e, al tempo, evitare destabilizzanti scossoni all’economia. Sino a fine 2015, a salvare banche a corto di liquidità o in istato d’insolvenza, potevano esservi interventi, fra gli altri, anche diretti di Stati, come avvenuto, dell’Unione Europea stessa – era questo un ‘bail out’ o ‘salvataggio esterno’ – non solo per dovere istituzionale, nei riguardi dei cittadini risparmiatori, abbiamo accennato, ma pure per l’assoluta esigenza d’evitare problemi devastanti a catena al tessuto economico dei rispettivi Paesi – un disastro bancario, crea gravi problemi anche alle imprese, creatrici di valore aggiunto e di occupazione – con ulteriori conseguenze negative sul tessuto sociale. Da ricordare: un ‘bail’ è inteso come mezzo positivo anticrisi, anche a favore società assicurative o addirittura di Stati stessi, in difficoltà finanziaria. Il ‘bail out’, tuttavia, era già escluso dall’articolo 125, dal Trattato europeo di Lisbona del 2012, in quanto se l’Unione Europea o uno Stato membro della stessa s’impegnasse ad intervenire con forti somme, nell’ordine di miliardi di euro, tale esborso, destinato a risolvere una crisi patrimoniale, tornerebbe a carico dello Stato, coinvolto in tale pagamento e, quindi, dei rispettivi contribuenti (nuove imposte). Tutto ciò, creando passività all’interno dello Stato interessato e, di conseguenza, dell’Unione, senza parlare del grave shock, derivante dal venire meno di una banca… Ad evitare tale ovvio pericolo, in base alla direttiva europea BRRD –  Banking Recovery and Resolution Directive 2014/59 eu, valida per tutti Paesi dell’Unione, è entrato in essere, in Italia, dal 1° gennaio 2016, il principio del ”bail in” o “salvataggio interno”, che esclude del tutto qualsiasi intervento pubblico di risanamento di istituti di credito o di compagnie d’assicurazione – intendiamo il “bail out” – attraverso interventi pubblici, peraltro mai verificatisi nell’Italia del secondo dopoguerra. Dispongono un “bail in”, per banche di una certa entità, la Banca Centrale Europea, mentre, per una banca modesta, la Banca Centrale nazionale. Purtroppo, la realizzazione del ‘salvataggio interno’ si traduce nella penalizzazione degli strumenti finanziari posti in circolazione dall’Istituto di credito in affanno, ossia, con ridimensionamento, anche forte, del valore, a) delle proprie azioni, b) di obbligazioni, emesse dalla banca, subordinate o prive di garanzia – non vengono toccati i titoli dello Stato o non emessi dalla banca sotto risoluzione, c) di crediti, che, in alternativa, possono venire trasformati in azioni, e, d) con ricorso alla giacenza in conti correnti o depositi, superiore a 100.000.- €. – se un conto corrente è intestato a due persone e la giacenza supera i 200.000-€, di tale giacenza sarà intaccata solo la somma che va oltre i 200.000.- € stessi.  Il titolare di più conti, presso un’unica banca, è garantito solo fino a 100.000.-€; se si tratta di conti presso diverse banche, il titolare d’essi è garantito sino a 100.000-.€ per ogni conto. Sono escluse le cassette di sicurezza. Il ricorso alle giacenze in cc/ o in deposito, anche vincolato – a tale regola non sfuggono gl’importi in assegno circolare, che sono considerati contante – tuttavia, è previsto solo se le misure, di cui ai precedenti punti a), b), c), non fossero sufficienti a raggiungere l’equilibrio richiesto, ossia, almeno l’8% delle passività dell’istituto sotto esame. Sono previsti, tuttavia, casi in cui il ricorso alla giacenza oltre i 100.000-.€ non venga applicata, allo scopo di non creare maggiore instabilità. Comunque, non si tratta di porsi in istato d’allarmare. Si tratta di sapere. I provvedimenti di risanamento citati, sono destinati “solo” a banche in difficoltà… Non dimenticando che i nostri Istituti di credito meritano la nostra fiducia e che, senza di essi, non vi sarebbe economia.
Pierantonio Braggio

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