Vinitaly, aprile 2016: in 50 anni, + 687% l’export di vino, ma, consumi ridotti di 1/3. La produzione è calata del 30% ma, oggi, una bottiglia su tre è Doc. I dati di Coldiretti.

di admin
Il settore vino è, per l’Italia, come dimostra la forte partecipazione di aziende, italiane ed estere – 4500 – al Vinitaly International, dei giorni 10-13 aprile di Verona, è asse portante dell’agricoltura, quale eccellenza della terra. Sia agli operatori, che agli appassionati interessano, ovviamente, gli importanti dati del comparto agricolo “vino” e, in particolare, produzione,…

. Fattori interessanti e molto confortanti, che meritano d’essere esaminati, perché confermano che l’impegno ed il lavoro del nostro mondo agricolo è feconda base essenziale della nostra economia.

In 50 anni, la quantità di vino made in Italy, venduto all’estero, è aumentata di quasi otto volte in quantità, nonostante la produzione sia calata del 30%. E’ quanto emerge dalla prima analisi sul mezzo secolo di storia del vino italiano, elaborata dalla Coldiretti, in occasione dei 50 anni del Vinitaly, dove al Centro Servizi Arena – stand A, tra il padiglione 6 e 7, saranno esposte in esclusiva, per la sola giornata inaugurale, le innovazioni più significative del cinquantennio di un settore, che è oggi la punta di diamante e il simbolo dell’economia tricolore, con un impatto unico, dal punto di vista economico, occupazionale e d’immagine  

Nel 1966, la quantità di vino esportato all’estero ammontava a 257 milioni di litri. In mezzo secolo, le vendite sono balzate a 2 miliardi di litri (+687 per cento), con il risultato che oggi nel mondo una bottiglia esportata su 5 è fatta in Italia. E ciò, nonostante la produzione di vino in Italia sia scesa, dal 1966 ad oggi, del 30 per cento, passando da 68,2 milioni di ettolitri ai 47,4 milioni di ettolitri registrati nel 2015, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat. Una quantità, che ha comunque permesso all’Italia la conquista del primato mondiale davanti ai cugini francesi.

Ma, esattamente cinquant’anni fa – rileva la Coldiretti – nasceva anche la prima Doc, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del riconoscimento della Denominazione di origine controllata per la Vernaccia di San Gimignano, alla quale sono poi seguite le altre. L’incidenza delle “neonate” Doc sulla produzione complessiva nell’anno successivo era di appena il 2 per cento. Oggi si è arrivati al 32 per cento del totale, con una bottiglia prodotta su tre che è a denominazione di origine, tanto che l’Italia che ha conquistato il primato in Europa per numero di vini con indicazione geografica (73 Docg, 332 Doc e 118 Igt).

Un percorso inverso – rivela Coldiretti – ha caratterizzato, invece, i consumi di vino degli italiani, che nel giro di 50 anni si sono ridotti a un terzo. Dai 111, litri che ogni italiano beveva in media nel ’66, si è scesi agli attuali 37 litri, che rappresentano il minimo storico di sempre. Il risultato è che la quantità di vino made in Italy, consumato all’interno dei confini nazionali, è oggi addirittura inferiore a quella nel resto del mondo. In Italia però – nota Coldiretti – si beve meno, ma si beve meglio, con il vino, che si è affermato nel tempo, come espressione di uno stile di vita "lento", attento all’equilibrio psico-fisico, che aiuta a stare bene con se stessi, in alternativa agli eccessi. 

“In mezzo secolo il vino è assurto a prodotto-simbolo del passaggio, ancora in corso non solo tra le vigne, ma in tutto il sistema produttivo italiano, da un’economia basata sulla quantità ad un’economia, che punta, invece, su qualità e valore, scommettendo sulla sua identità, sui legami col territorio, sulle certificazioni d’origine”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nell’aggiungere che “la decisa svolta verso la qualità ha
riproduciamo messo in moto nel vino un percorso virtuoso, in grado di conciliare ambiente e territorio con crescita economica e occupazionale”.

Quanto sopra, proposto egregiamente da Coldiretti, è un insieme di considerazioni, che, attraverso i loro numeri e le loro riflessioni, confortano, e molto, perché ci distolgono dai quotidiani, pesanti problemi economici, che gravano sul Paese, mentre il “vino”, anche in questo senso, ci crea allegria.
Pierantonio Braggio

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