Crac di subordinate e di azioni non quotate. Risparmiatori in brache di tela.

di admin
I colpiti da tale pesante evento, dovrebbero essere esentati per lungo tempo, da qualsiasi imposta sui servizi bancari (depositi a custodia, conti correnti, ecc.) e su eventuali altri redditi finanziari.

Ci sarà chi spende tutto, quanto riesce a percepire, e, forse, fa bene, perché, alla fine dei conti, paga imposte solo su quanto utilizza di servizi o compra e, quindi, una volta ridottosi al bisogno, se sé ne dà il caso, ricorre alle provvidenze statali o alla pietà altrui. C’è invece – e si tratta della maggiore parte dei cittadini – chi risparmia, accumula, mirando sia pure un modesto capitale, o si acquista un appartamento e, così agendo, pensa di gettare le basi per una, se non ricca, modesta e serena vecchiaia. Questi, tuttavia – non possiamo dimenticarlo – avendo risparmiato e come se avesse commesso un delitto, deve pagare decime sul risparmiato, su quanto tale risparmio rende, sul relativo deposito-titoli, sulla giacenza in conto corrente e, non ultimo, sulla casa… E, meno male, che ogni 31 ottobre, si festeggia la “Giornata del Risparmio”, che, di volta in volta, viene anche glorificata, talché, decenni orsono, detta “Giornata” fu celebrata anche con l’emissione di francobolli ad hoc… Ciononostante, sta bene risparmiare ed invitare al risparmio – che è vita delle famiglie e delle nazioni – ma, ricordiamolo, infierire fiscalmente su chi ha risparmiato, è elemento che incita a non risparmiare ulteriormente. Fortuna è che, tuttavia ­– sebbene la fiscalità esagerata costituisca un grave freno alla creazione di ricchezza, non solo dei singoli, ma anche della comunità – è innato nella massima parte dei cittadini, “risparmiare”… Ma, risparmiare significa anche, naturalmente, pensare a ricavare qualche vantaggio dal risparmiato, ossia, un compenso da parte di chi, ricevendo denaro in prestito, sotto varie forme, è costretto, dall’economia stessa, a pagare una certa rimunerazione, il più delle volte in base ad un certo tasso d’interesse. Abbiamo detto “sotto varie forme”, note, con vocabolo moderno, ma, poco comprensibile, sotto le voci, spesso mai chiare, di “prodotti finanziari”. I quali, dovrebbero essere un’alternativa al risparmio in denaro contante o liquido, che, di solito, non ha mai reso e non rende quasi nulla, quantunque, talvolta, gratifichi il risparmiatore, che, in tal modo, non ha gatte da pelare. Al di là dei noti Buoni del Tesoro – da sempre esistiti, ma oggi, e fino a che il salvatore quantitative easing di Mario Draghi durerà, inabbordabili – molte sono le alternative, nessuna delle quali sicure, che il mondo finanziario propone e alle quali si volge buona parte dei risparmiatori, che, pur non conoscendo cosa tali opzioni intrinsecamente offrano, vi aderiscono ed acquistano, nella speranza di ottenere l’optimum. E stiamo vedendo, purtroppo, come le cose siano andate… E non meglio si va, oggi, anche nel campo del non quotato, dove, le relative azioni – considerate sufficientemente sicure, e tali, per lungo tempo, sono state, rispetto alle quotate in borsa – stanno creando pesantissimi dolori. Obbligazioni pericolose, da un lato, e azioni, dall’altro, le une e le altre, trasformate in perdite secche, distruggono, d’un tratto, risparmi, spesso più che decennali e frutto di sudati sacrifici, con conseguenze catastroficamente incisive d’impoverimento, su soci e famiglie. Un quadro terribile, per molti, anche di carattere esistenziale, che induce a chiederci cosa sia successo e perché, visto che una risposta, almeno quella, ogni investitore o socio avranno pure diritto d’averla. Fra parentesi: non è accettabile la considerazione, per cui, i portatori delle fallite subordinate (o azioni non quotate) avrebbero dovuto informarsi meglio, all’atto dell’acquisto delle stesse. Non tutti, infatti, seguono o possono seguire la finanza nei suoi particolari, mentre riteniamo che solo una minima percentuale dei risparmiatori, forse solo un 8-10% di essi, possa valutare autonomamente i vari tipi d’investimento, disponibili sul mercato. Fatto è che, subordinate o altro – pericoloso sino dalla sua ideazione – non avrebbero dovuto essere mai stati proposti al mondo del risparmio. Senza dimenticare che, passando ad altro campo, vi sono portatori delle citate azioni non quotate, ora, carta, che hanno proceduto, in passato, su suggerimento, ad “affrancamenti” delle stesse, ossia al pagamento dell’imposta sul relativo virtuale plusvalore, ad una determinata data, pagando importi, anche sostanziosi, su controvalori, oggi sfumati nel nulla. Ciò, tenendo presente, che una ritenuta si paga non sul surplus presunto, ma sul surplus reale, ottenibile solo vendendo i titoli. Un rimborso di tale imposta, versata peraltro in anticipo, su un importo inesistente, sarebbe giustificatissimo… e dovuto, visto che il portatore non ha fatto cassa. L’iniziativa governativa, quindi, di venire incontro a chi – e ci riferiamo ai sottoscrittori di subordinate – con il suo modesto investimento, riteneva di disporre di un sicuro importo, in caso di necessità future, meriterebbe attenzione e si giustificherebbe con il dovere dello Stato d’intervenire a favore di cittadini in istato di assoluto bisogno. Fra i quali ci sono certamente anche numerosi soggetti, appunto, portatori di azioni a voto capitario di banche in sofferenza, e cittadini, sotto tutela, per i quali, da sempre, si suggeriva di investire in azioni non quotate, perché non soggette a volatilità ed autorivalutantesi nel tempo… Si tratta, tuttavia, di trovare soluzioni, non solo nel rispetto della normativa europea, ma, anche tali, al tempo, da non costituire un pericoloso precedente, il quale arrischierebbe di diventare – speriamo, intanto, che non capiti più di dovere parlare di crac bancari – un ulteriore peso per le già debolissime casse statali. Va, comunque, rivista la legislazione in fatto di cessione di prodotti finanziari, ponendo in essere le migliori norme, vigenti nell’Unione Europea, per ricreare fiducia… Anche perché, senza risparmio, non c’è benessere.
Pierantonio Braggio

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