Tutti gli uomini diventino fratelli”… Schiller, Beethoven, von Karajan e l’“Inno Europeo”.

di admin
Un articolo, apparso sulla Rivista “Die Münze” della Zecca di Vienna 5/8-2005.

Inno europeo e bandiera europea (caratterizzata da dodici stelle, in cerchio) sono i simboli ufficiali dell’Unione Europea. L’Inno d’Europa è stato ideato molto prima della fondazione dell’Unione, da Ludwig van Beethoven (1770-1827), tedesco d’origine e austriaco d’adozione, con radici olandesi. Ma come si è giunti all’Inno?                                                      “Gioia, bella scintilla divina”?
Già nel 1972, Herbert von Karajan fu incaricato dal Consiglio d’Europa, di creare un qualcosa di musicale, capace di unire i popoli d’Europa in un’unica melodia. Come base di partenza furono suggeriti l’ode “Alla gioia” di Schiller e l’ultima parte della nona sinfonia di Beethoven del 1823.
Karajan elaborò tre proposte: una per pianoforte, una per strumenti a fiato ed una per orchestra sinfonica. Nel 1985, i capi di governo e di stato dell’Unione Europea dichiararano inno ufficiale dell’Unione la terza proposta di Karajan. Ciò, perché si aveva, da tempo, compreso che accordi e trattati, paragrafi e norme non bastavano per poter parlare d’una grande e strettamente unita Comunità Europea. Per unire veramente gli uomini serve, soprattutto, spirito comunitario.
E tale spirito appariva evidente tanto nelle parole di Schiller, scritte nel 1785, come pure nella sinfonia beethoviana, con la quale, tali parole sono state musicate. Ludwig van Beethoven utilizzò parte dei versi di Schiller, dedicati “Alla gioia”, An die Freude, in tedesco.
Uno di essi, il primo dell’Inno Europeo, dice: “Gioia, bella scintilla divina”. Tale scintilla è stata interiormente sentita da Karajan, che la fece sua, e si spera che così avvenga oggi anche da parte nostra, come membri dell’Unione Europea.
“Chi è grandemente fortunato …”
Queste parole, dall’ode di Friedrich von Schiller, possono avere grande valenza per tutta l’Unione e, sicuramente, nell’ambito dell’Inno europeo, nonostante difficoltà e contraccolpi, che sempre nuovamente, in sede europea, si devono registrare. La musica di Beethoven è un invito agli uomini a godere, nell’unione ed a “tirare la stessa corda”.
L’opera vuole contribuire a superare tendenze nazionalistiche e ad esortare a non volere considerare la propria nazione superiore alle altre. L’Inno mira ad eliminare l’ostilità fra i popoli e a diffondere il concetto di solidarietà fra gli stessi.
Con ciò, l’Inno d’Europa non ha lo scopo di sostituire gli Inni nazionali dei singoli paesi membri. Esso vuole, invece, sottolineare i valori comuni e l’unità nella molteplicità.
Ma come pretendere di avere un inno europeo …, senza un testo! Avete letto bene: il testo di Schiller non è stato tradotto nelle diverse lingue degli Stati dell’Unione; si avrebbero avuto traduzioni, che si sarebbero trasformate, di volta in volta, in straordinariamente spiacevoli discrepanze: si volle far parlare la musica di Ludwig in tutte le lingue. In ciò si è riusciti. L’Inno non presenta più l’euforico testo schilleriano, ma è dato, appunto, dai versi della gioia e dell’entusiasmo in musica. Sì, è molto discutibile, se la grande opera musicale di Beethoven avrebbe o meno visto la luce senza le drammatiche parole di Friedrich Schiller. La visione schilleriana comune di un futuro, nel quale tutti gli uomini diventino fratelli, è confluita nella musica di Beethoven. Si potrebbe perfino dire che tale visione è diventata musica, attraverso il genio di Ludwing…
A chi, ritiene che nel caso di certe vedute o posizioni diverse – spesso modeste – fra gli stati dell’U.E., nulla appaia che rispecchi fratellanza, si deve fare presente che, proprio fra fratelli, non solo dominano pace e gioia, ma anche litigi. Ma mai si giungerà, grazie all’Unione, a situazioni deprecabili, quale quella, che si instaurò fra Caino ed Abele.     “Percepisci, o mondo, la presenza di un Creatore”?
Schiller pensava ad un Creatore del globo; noi, desideriamo, concludendo, parlare di un creatore di un personale mondo musicale: con le sue sinfonie, Beethoven ha imboccato nuove vie: un arco musicale che si estendeva dalla forma classica alla sinfonia del Romanticismo e all’arricchimento della musica puramente strumentale, attraverso il coro nella nona sinfonia appunto, l’ode “alla Gioia”.
Sebbene Beethoven si sia occupato, tutta la vita, di musicare la poesia schilleriana, restava pur sempre il quesito, se l’opera dovesse terminare con sola musica o con un coro. La decisione per una versione cantata cadde probabilmente nel 1823. Furono, poi, necessari trent’anni all’Unione Europea, dal sorgere di questa sino alla scelta dell’Inno ufficiale.
E durò pure trent’anni il processo di evoluzione beethoviana, dalla prima idea musicale, sino alla sua realizzazione.
La prima esecuzione della nona sinfonia ebbe luogo il 7 maggio 1824, nel reale ed imperiale teatro dell’opera della Corte di Vienna, noto come Kärtnertor-Theater, oggi, non più esistente.
Beethoven era già completamente sordo. Con la schiena verso il pubblico, il Compositore tentava di leggere le parole sulle labbra dei cantori. Alla fine, si ebbero frenetici applausi e grida di evviva. La cantante Karoline Unger prese per braccio Beethoven, che, per la sordità non percepiva l’entusiasmo del pubblico, e lo girò in modo che vedesse l’esultanza dalla musica da lui creata.
Fu l’ultima grande apparizione dell’artista. Il 26 maggio 1827, egli morì dopo lunghissima, pesante malattia, a Vienna. Molti personaggi noti – fra cui Franz Schubert – parteciparono al funerale. Franz Grillparzer tenne il discorso di commiato. Nel 1888, il corpo di Beethoven fu trasferito dal cimitero di Währing, in una tomba d’onore, cimitero centrale di Vienna.
“Abbracciatevi, voi che siete milioni!”
Accanto alla versione ufficiale scelta e proposta da von Karajan di “An die Freude”, ve ne sono diverse altre. Fra queste, il tentativo, non ufficiale, con testo in lingua latina, che, nelle sue prime righe, suona: Est Europa nunc unita,                                                         L’Europa è ora unita, una in diversitate; una nella diversità; pacem mundi augeat…!(e) che contribuisca a rafforzare la pace mondiale…!Tale versione fu eseguita e registrata nell’ottobre 2003, nella Grande Sala della Società di Musica di Vienna, dall’Associazione Cantori Viennesi. Vi sono anche versioni della “Scintilla divina” di Beethoven, in musica jazz e pop, che da molti europei, tuttavia, sono considerate esecuzioni senza rispetto e “sacrilegi”, nei confronti del Genio e dell’Inno stesso.
Certamente, però, ogni tentativo contribuisce alla diffusione dell’Inno Europeo e al suo radicamento nelle coscienze delle genti europee e, completamente, nel senso delle parole schilleriane: “Abbracciatevi, voi che siete milioni!” (di europei).
     Abbiamo pensato di proporre l’articolo di cui sopra, perché lo stesso, in momenti difficili, quali quelli d’oggi, in cui il rispetto dell’uomo è ridotto a men che zero, solo citando Friedrich Schiller (1759-1805), Ludwig van Beethoven (1770-1827) ed Herbert von Karajan (1908-1989), nonché l’Inno all’Europa, ha introdotto in noi, con alta poesia e straordinaria musica, un forte soffio di libertà e di pace, dei quali l’uomo ed il mondo hanno assolutamente bisogno.
Pierantonio Braggio

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