Il Premio dell’Associazione Amici di Santa Eufemia, Verona. Viene assegnato, ogni anno, per porre in evidenza “quei valori di dignità umana e cristiana, troppo spesso dimenticati ai nostri giorni”.

di admin
Una lodevole iniziativa, quella del “Premio Santa Eufemia”, Verona, quest’anno alla sua XXI edizione. Esso è stato creato creato, da parrocchiani ed ex parrocchiani di Santa Eufemia – riuniti nell’Associazione Amici di Santa Eufemia – che ancora oggi amano incontrarsi, per rivivere i momenti più belli della loro giovinezza, trascorsi sotto il campanile della loro…

 Ma, interessante è la storia del Premio in tema, la quale inizia il 9 ottobre 1994, quando il riconoscimento fu conferito per la prima volta a mons. Luigi Fraccari, storico curato della parrocchia di Santa Eufemia. Il sacerdote, durante la seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre 1943, dedicò tutto se stesso, correndo grave pericolo di vita, all’assistenza ai deportati italiani in Germania. Descrive nei particolari l’impegno dell’allora don Fraccari il testo, che di seguito riproduciamo, tratto dal volumetto dal titolo Dieci anni del Premio Santa Eufemia – Per la promozione della dignità umana, curato, per l’Associazione Amici di Santa Eufemia, Verona, da Gianfranco Tommasi ed uscito nel 2004: La straordinaria vocazione nasce in don Fraccari il 9 settembre 1943, mentre soccorre un soldato italiano, che agonizza, colpito a morte dai tedeschi, sul selciato, dietro l’arena. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, tra Italia ed Alleati, la situazione è, infatti, drammatica e i soldati italiani, considerati traditori dai tedeschi, sono vittime di rappresaglie e di vendette e vengono in gran numero deportati in Germania. Don Luigi, di fronte alla tragedia di quei ragazzi e delle loro famiglie, decide di partire anche lui, volontario – per la Germania di Hitler – per dare l’aiuto possibile, a quegli sfortunati militi. Egli, allora curato di Santa Eufemia, non esita a rinunciare al ministero fra i suoi amatissimi giovani in Verona, per accorrere là, dove  egli ritiene  la sua presenza più necessaria. Attuare il progetto non è facile, occorrendo permessi delle autorità civili e religiose. Viene ostacolato in tutti modi e trascorrono sei mesi di difficoltà, di incomprensioni, di umiliazioni: un vero calvario. Alla fine, però, la sua costanza trionfa: don Luigi parte, il 19 aprile 1944. Ciò che egli trova nei Lager è terribile: sono ben 600.000 gli internati italiani, ammassati in baracche, stremati dai lavori forzati, lasciati languire senz’acqua, viveri e medicinali. Don Luigi si dedica, con infinito amore, a quegli uomini così provati: con le sue grandi capacità organizzative ed il generoso aiuto del Vaticano, riesce a nutrirli, a curarli, a ricostruirne la dignità, a fare rinascere in loro la speranza, anche quando il pericolo per la sua vita diventa estremo, non  lasciando comunque il suo posto di “buon samaritano”, mai preoccupato di sé e teso com’è solo alla salvezza degli altri. Con la fine della guerra, la sua opera generosa non ha fine.  Egli rimane in Germania, ancora molti anni, per provvedere al rimpatrio dei reduci, alla sepoltura dei caduti, alle necessità degli emigrati italiani, dei vecchi e dei bambini, rimasti senza famiglia e senza mezzi. Ritorna in Italia, solo nel 1979, dopo 35 anni… di servizio ai propri fratelli. Quanto alla dedica del Premio a mons. Luigi, si legge: Gli Amici di Santa Eufemia, ritenendo che, raramente, un uomo abbia fatto tanto per difendere e promuovere la dignità umana, sono felici ed onorati di conferire questo Premio, oggi alla sua prima edizione, ad un sacerdote, così legato a questa Parrocchia – Santa Eufemia – e che ha saputo offrire due volte la vita: a Dio ed all’Uomo, Sua immagine.
    Ci troviamo dinanzi ad un massimo esempio di dedizione all’Uomo, realizzato, sfidando le infernali arroganza ed onnipotenza delle organizzazioni fascista e nazista del tempo, per le quali la vita umana più nessun valore aveva. Il conferimento del Premio a mons. Fraccari, non solo è simbolo della volontà di rendere omaggio a Chi, con coraggio e con spirito cristiano, ha saputo affrontare la belva e compiere opera di bene, ma è, al tempo, anche un pezzo importante di storia veronese, che onora la Chiesa ed i veronesi, storia eroica che, attraverso il Premio, abbiamo potuto finalmente conoscere, grazie anche ai buoni uffici di Gianfranco Tommansi.
Pierantonio Braggio

Condividi ora!