Giornata straordinaria della frutta veronese nella centrale Piazza Bra a Verona.

di admin
I cittadini ed i turisti hanno potuto vedere e gustare la “qualità” agricola, direttamente offerta dai nostri agricoltori.

La mattina del 28 luglio 2015, la feconda campagna veronese si è presentata in Piazza Bra a Verona, offrendo ai presenti, locali e esteri, un cocktail di pesche fresche e proponendo un incontro presso il ristorante Vittorio Emanuele, sul Listón, dove un barman ha dato dimostrazione pratica di come si prepari un deliziosa macedonia di frutta. Di frutta, nel nostro caso, prodotta dall’eccellente agricoltura veronese. E’ stato consegnato, quindi, un cesto di pesche, da parte del presidente di Coldiretti, Claudio Valente, al Direttore del Banco Alimentare, quale simbolo di fornitura di 25 q, di frutta, made in Verona, a favore degli indigenti della provincia scaligera. Quanto a dati tecnici, va detto che la produzione di pesche della stagione in corso è buona, ma che la remunerazione dell’agricoltore, primo attore, con impegno e sacrificio, in fatto della relativa produzione, è sempre insufficiente, anche se un po’ migliore rispetto a qualche anno fa. Purtroppo, tuttavia, va segnalato che, per 1 kg di nettarine, all’agricoltore vengono pagati 0,30 centesimi, mentre il consumatore, paga 1,80-€ e più… Per ulteriori, importanti dati su produzione e consumi ed export, riproduciamo, di seguito, il dettagliato comunicato di Coldiretti, che propone un quadro completo della situazione attuale. Per la produzione di ortofrutta, Verona è tra le province più significative a livello nazionale. Il valore totale della produzione di ortofrutta veronese oscilla tra i 250 e 300 milioni di euro, secondo le annate. Le superfici coltivate a frutta, in particolare pesche, mele, pere e kiwi rappresentano il 73% della produzione regionale con 10.991 ettari su 15.032. Le superfici coltivate a pesche rappresentano l’86,8% della produzione regionale, le mele il 78,6%, le pere il 43,8% e il kiwi il 79% (Fonte: Elaborazione Coldiretti Veneto su dati Veneto Agricoltura). “La situazione dell’ortofrutta a Verona è in crisi da qualche anno – ha sottolineato Valente – E’ una crisi che comprende sia il calo dei consumi interni che le esportazioni. L’embargo russo non ha fatto che peggiorare una crisi già in atto. La provincia veronese è la prima in Veneto e tra le prime in Italia per produzione di ortofrutta ed è evidente che a rischio c’è un intero comparto. Una crisi strutturale di mercato, che sta minacciando la vitalità delle imprese agricole, con gravi perdite in termini occupazionali. A ciò si aggiunge l’importazione selvaggia di prodotti ortofrutticoli che provengono da aree che producono con disciplinari meno restrittivi che in Italia per la salute delle persone”. La conseguenza è che calano anche le superfici investite a frutteto. A determinare la scomparsa delle piante da frutto è stato il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione. “Per quanto riguarda le superfici coltivate a pesche e nettarine, – ha aggiunto Valente – il calo è stato notevole e solo in parte compensato dalla sostituzione con il kiwi. Più preoccupante è il comparto delle mele, dove si è assistito ad un calo di superficie intorno al 20% con una prospettiva ancora incerta condizionata dal protrarsi dell’embargo russo”. “Il calo dei consumi generale – ha detto Valente – ha, poi, fatto la sua parte. Basti pensare che in Italia l’acquisto medio di frutta per famiglia acquirente è diminuito in modo significativo: da 244 chili annui del 2000 si è passati ai circa 178 chili del 2014, con un taglio del 27%.” “Dal punto di vista della produzione, – ha concluso il presidente – per invertire il trend occorre intervenire sull’innovazione e da tempo Coldiretti si sta battendo perché la regione Veneto investa su un polo di ricerca e sperimentazione ortofrutticola a Verona. Sul fronte commerciale invece, sarebbe auspicabile che le concessioni per l’apertura di nuovi supermercati venissero vincolate alla vendita privilegiata di frutta e altri prodotti locali e italiani”. L’Italia è il principale produttore di ortofrutta dell’UE-28, con il 20% del valore complessivo, seguita dalla Spagna con il 19%, dalla Francia con il 10%, dalla Polonia e dai Paesi Bassi con l’8%. I dati di cui sopra, più che esaurienti, vanno profondamente meditati, per trovare soluzioni, anche a livello europeo, che consentano migliori riconoscimenti all’agricoltore italiano e per fare in modo che i giovani imprenditori agricoli trovino quella soddisfazione, che li convinca a rimanere in agricoltura. Sia perché l’agricoltura è occupazione, sia perché essa produce tutti gli alimenti di cui nutriamo, sia perché l’agricoltore, con la sua presenza in loco – fattore importantissimo per la società! – monitorizza e custodisce il territorio.

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