Pensioni e rimborsi. Restituiamo il possibile, ma pensiamo a frenare il debito pubblico.
di adminDobbiamo, tuttavia, rilevare che il denaro a suo tempo non concesso, non è affluito ai canali dell’economia, contribuendo a limitare i consumi, nonché, purtroppo, anche l’occupazione. Ora, si tratta di rimborsare e capiamo la preoccupazione sull’impatto negativo, che un rimborso globale, immediato e definitivo causerebbe sul deficit pubblico, che, al contrario, dobbiamo ad ogni costo contenere. L’attenzione a quest’aspetto è più che comprensibile, data la pesantissima situazione di bilancio e la dovuta serietà d’amministrazione, finalmente recepita e posta in atto dalla politica e che l’Europa a ragione ci chiede. Una serietà, peraltro, che è quella normalissima del buon padre di famiglia… Tuttavia, un rimborso parziale o rateizzato si fa sentire maggiormente sulle pensioni contenute e modestissime, in vero, tenute in considerazione dal Governo, e costituisce un grave problema morale, continuando ad essere in atto, purtroppo, stipendi e pensioni privilegiatissimi e ingiustificati, che, quanto a corretta giustizia sociale, destra o sinistra a parte, dovrebbero essere riveduti, ma non lo possono, solo perché norme in materia, che li salvano, non lo consentono. Quindi, conteniamo i rimborsi – che, ribadiamo, dovrebbero essere realizzati al completo o, almeno, diluiti nel tempo – ma introduciamo, con il dovuto procedimento, riduzioni alle enormità, che umiliano chi ha poco o pochissimo. In teoria e per amore di un buon andamento finanziario statale e, quindi, della società, si potrebbe ipotizzare una rinuncia addirittura ai detti rimborsi, concedendo, tuttavia, gli stessi solo alle pensioni minimissime, in cambio di misure atte a garantire una forte riduzione del debito, in continua crescita e divoratore di euro, nonché, come già cennato, d’un drastico taglio di privilegi, di spesa pubblica, di sprechi e della soffocantissima pressione fiscale, causa principale delle disgrazie italiane.
Pierantonio Braggio
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