L’antisemitismo, pessima realtà.
di adminCerto, il tema meriterebbe maggiori chiarimenti, del resto, tutti disponibili, incontrastabili e tali da poter affermare definitivamente che quanto si è detto in passato e quanto si dice oggi a danno del mondo ebraico è immensa “bugia” e pesante “calunnia”. Ci preme, ora, restando in argomento, proporre, di seguito, un eccellente testo, tratto da Osservatorio antisemitismo: F. Jesi, L’accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita, testo, che inquadra e pone in luce, in modo chiaro ed esatto, come sia massima ingiustizia umana attribuire al Mondo ebraico, di ieri e di oggi, colpe assolutamente inesistenti. Il testo: L’antisemitismo è un sentimento, una teorizzazione o un comportamento di avversione, disprezzo, discriminazione o persecuzione contro gli ebrei. In alcuni casi, è violento, come nella Shoah. L’antisemitismo è sempre basato su stereotipi e pregiudizi, ossia sull’assegnazione a tutti gli ebrei di caratteristiche uguali (“Tutti sanno che gli ebrei…”. “Gli ebrei sono tutti…”, ecc.). Anche se il termine venne usato, per la prima volta, agli inizi del XIX secolo, si tratta d’un fenomeno molto antico. Si situa in continuità con il tradizionale antigiudaismo religioso, che manifestava antipatia verso gli ebrei, perché avevano rifiutato la figura del messia, ma prescindeva da considerazioni di carattere razziale. L’antisemitismo moderno, che si sviluppa dalla metà del ‘700, fonda la sua avversione al popolo ebraico su pregiudizi di carattere razziale, biologico o economico-politico. L’immagine dell’ebreo “usuraio ed avido” è stereotipo molto antico. Esso deriva da una serie d’eventi storici, sviluppatisi in Italia durante il Medioevo, che fecero sì che molti ebrei intraprendessero mestieri di prestatore di denaro ed esattore delle tasse. Infatti, dal IV secolo dell’era volgare, agli ebrei, allora schiavi romani, venne vietato il possesso fondiario e, spesso, anche il lavoro nei settori mercantili ed artigianali. Contemporaneamente, la Chiesa vietò ai cristiani ogni mestiere, che implicasse il rapporto con il denaro, ritenendolo peccato. Gli ebrei si trovarono così costretti ad intraprendere le attività di finanzieri, banchieri, prestatori di denaro, cambiavalute, utilizzando tassi di cambio e d’interesse, che venivano loro imposti.
L’idea della potenza ebraica e dell’influenza, che questo gruppo eserciterebbe sugli squilibri politici ed economici mondiali fa parte dell’ideologia antisemita. Uno dei fattori, che influirono maggiormente sulla genesi del mito della “cospirazione ebraica”, fu lo status acquisito dagli ebrei in seguito all’emancipazione: essi ebbero allora l’occasione d’affacciarsi liberamente al mondo del lavoro e delle economie capitalistiche e, grazie ad un antico radicamento urbano, ad un’alta qualificazione professionale, all’assenza della proprietà fondiaria, e ad una marcata alfabetizzazione, ottennero uno spazio significativo all’interno del mercato. L’inserimento lavorativo ebraico danneggiò i ceti borghesi e diede, talvolta, vita a invidie, discordie e competizioni. Gli ebrei vennero, così accusati di essere gli autori d’un piano complottistico, volto a soggiogare il mondo, sotto il loro dominio. La teoria cospirativista ebraica è poi divenuta oggetto di grande popolarità nei primi decenni del XX secolo, con la pubblicazione dei ‘Protocolli dei Savi di Sion’: un opuscolo fantasioso, redatto dalla polizia segreta russa, il quale contiene relazioni totalmente false e pretende di svelare i particolari d’una presunta cospirazione internazionale degli ebrei, volta alla progressiva conquista e dominio del mondo.
L’interessante stralcio, di cui sopra – distribuito a cura della sezione di Verona dell’Associazione Figli della Shoah, in occasione della Giornata della Memoria 2015 – merita attenta lettura e profonda meditazione. Esso riassume, in breve, ma in modo completo ed incisivo, la storia e le inconsistenti e fraudolente accuse, da secoli, stoltamente volte agli amici ebrei – i citati Protocolli furono pubblicati in Russia nel 1903 – e causa, purtroppo, di inaccettabili ed imperdonabili ingiustizie.
P.B.
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