Cala ancora nel 2014 il numero dei lettori in Italia. Ambrosini (Ali): il rilancio passa dalla detraibilità delle spese per i libri

di admin
I dati Istat relativi alla lettura sono impietosi: nel 2014, oltre 23 milioni 750 mila persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%.…

Nel Mezzogiorno la lettura continua ad essere molto meno diffusa rispetto al resto del Paese: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha letto almeno un libro (la quota di lettori è rispettivamente il 29,4% e il 31,1% della popolazione).
Si legge di più nei comuni centro dell’area metropolitana: la quota di lettori è al 50,8%, ma scende al 37,2% in quelli con meno di 2.000 abitanti. Quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa; il 63,5% ne ha al massimo 100.
I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 14,3% dei lettori, una categoria sostanzialmente stabile nel tempo.

Il presidente provinciale dei librai Ali-Confcommercio As.Co. Paolo Ambrosini commenta così:
Sono anni che in occasione della pubblicazione del rapporto Istat si accende il faro sulla lettura nel nostro paese e si consumano fogli e fogli di carta per cercare di spiegare le ragioni di dati che sempre collocano l’Italia negli ultimi posti per indici di lettura in Europa, senza che mai le pur dotte analisi si traducano in azioni concrete in grado di incidere sul “cancro” della mancanza di lettura. Dire quindi cosa occorre fare mi sembra oramai inutile, perché avrebbe il sapore del già detto; inoltre in presenza di dati così sconfortanti anche un bambino capisce che ciò di cui c’è necessità è un intervento straordinario, che in un’epoca in cui non c’è nemmeno quello ordinario, sembra quasi una folle speranza…ma tant’è, abbiamo un governo che ha detto che occorre investire nella lettura e nella sua diffusione, e quindi lasciamoci trascinare dall’ebbrezza della folle speranza: perché non rendere effettiva la misura che il precedente esecutivo aveva annunciato in pompa magna con solenni proclami dei ministri della cultura, dello sviluppo economico e del primo ministro? Perché non rendere efficace la detrazione per le spese in libri da parte degli italiani, dopo che gli stessi hanno potuto detrarsi case, macchine, spese per la palestra, pannelli solari, stufe, spese mediche, spese per il caro estinto… Ci immaginiamo già la risposta: costa troppo, la misura favorirà solo chi già legge…come se le macchine, le case, le stufe… gli italiani le abbiano comprate per fare un piacere al governo e a chi ha previsto la detrazione! E’ chiaro che a beneficiare della detrazione sarà chi legge o meglio chi vuole leggere, ed è proprio lì la scommessa far sì che chi vuole leggere sia incentivato a farlo, altrimenti non possiamo lamentarci di cali negli indici di lettura dei lettori deboli, delle regioni del sud; è solo sostenendo chi vorrebbe leggere ma non può farlo perché il suo bilancio famigliare o personale non glielo consente, che si può invertire la drammatica tendenza in atto nel nostro paese, facendo sì che crescano le famiglie che posseggono libri, che leggono e che trasmettono ai loro figli il piacere della lettura, poichè come i dati dimostrano, una su dieci dichiara di non avere nemmeno un libro; insomma dobbiamo dare la possibilità agli italiani di non avere alibi per non leggere, dobbiamo lanciare il messaggio che la lettura è importante per lo sviluppo socio-economico del paese, così importante che una parte della spesa che gli italiani andranno a sostenere per i libri sarà coperta dallo stato. E’ una folle speranza, ma oramai è l’unica che ci è rimasta”.

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