VI SPIEGO IO L’EURO.

di admin
Vi spiego in due parole il tracollo dell’economia della parte produttiva dell’Italia, ma per far questo è necessario richiamare brevemente il funzionamento della moneta per gli scambi economici. Si deve prima capire il funzionamento del Sistema Monetario Europeo. Era prevista una banda di oscillazione del 2,25 % intorno alla parità (banda stretta). Dal 1979 al…

Erano possibili allineamenti per eliminare differenze competitive fra le varie monete (ogni riallineamento attribuiva un piccolo vantaggio competitivo allo Stato debole svalutandogli la moneta)
Nello SME dal 1979 fino all’avvento dell’euro, sono stati fatti ben 15 riallineamenti, concentrati soprattutto nei primi anni, per questo motivo lo SME ha funzionato abbastanza bene: le differenze fra le varie economie venivano annullate con svalutazioni della moneta dell’economia debole concedendo alla stato debole un vantaggio competitivo.
Lo SME funzionava con un cambio tra le varie monete o meglio le monete venivano trattate a due a due tipo lira / marco lira /franco ecc ecc.
Per capire meglio il vantaggio competitivo concesso ai Paesi deboli si possono raffrontare le varie valute dal 1971 al 1998.
Anno lira/marco lira/franco
1971 170 110
1973 200 130
1976 300 170
1978 400 180
1981 500 210
1984 600 200
1987 700 210
1990 750 220
1993 900 260
1994 1000 290
1995 1200 350 * punto critico dovuto anche a fattori emotivi
1998 1000 300 * riallineamento per l’Euro

Ovviamente con l’euro non è più avvenuto alcun riallineamento.
Dopo aver analizzato la tabella è intuibile che l’Italia non può rimanere nella moneta unica senza prima aver fatto delle serie riforme sia inerenti la spesa pubblica (uscite statali) sia di politica fiscale (entrate statali).
Non si parla certo di riforme inerenti il sistema elettorale o dell’art 18 che sono comunque necessarie.
La permanenza nell’euro presuppone che le variabili macroeconomiche dell’Italia coincidano (senza artifici contabili) con le variabili macroeconomiche degli altri Paesi più virtuosi.
Gli anni che hanno preceduto l’euro non sono stati caratterizzati da riforme economiche italiane tali da allineare i parametri macroeconomici (spesa pubblica/pil debito pubblico/pil entrate fiscali/pil e soprattutto crescita economica).
Del resto ci fu già nel 1990 un tentativo maldestro di avvicinare la lira alle altre monete in assenza di riforme. Infatti nel 1990 ci fu un riallineamento (svalutazione) per portare la lira nella banda stretta di oscillazione, ma il vantaggio del riallineamento è durato poco (bruciato in due anni).
Dal 1992, si sono verificate tensioni intense tali da causare in 5 mesi ben 4 riallineamenti che hanno avuto come conseguenza l’uscita della Lira dallo SME.
Era uscita anche la Gran Bretagna che giustamente si è guardata bene dall’entrare nell’euro.
E’ pertanto impossibile rimanere nell’area euro (sistema fisso) se non si è riusciti nemmeno a rimanere nello SME (sistema flessibile).
Il tentativo di allineare tra l’altro un solo parametro di un Paese (deficit/pil) con l’aumento eccessivo e sconsiderato delle tasse e quindi dei costi per aziende e famiglie porta invece ad una divergenza gravissima rispetto agli altri Paesi del parametro fondamentale di coesione sociale: la crescita economica.
L’effetto Monti, che non ha tardato a farsi sentire, rappresenta una caso accademico di peggioramento del rapporto deficit/pil, debito pubblico/pil e contrazione della crescita economica a seguito di politiche di tassazione sconsiderate che in un circolo vizioso fatto di disoccupazione crescente hanno portato ad una inevitabile contrazione eccessiva e pericolosa della domanda interna.
Infatti stiamo assistendo alla disfatta del tessuto economico del nord d’Italia, colpito dalle imposte per cercare di raggiungere il pareggio di bilancio al fine di rimanere aggrappati ai parametri dell’euro.
L’Italia se voleva rimanere politicamente unita non poteva entrare nell’euro e doveva tenersi il cambio flessibile, ma questo avrebbe comportato un vantaggio competitivo del nord d’Italia rispetto alla Germania.
Altra motivazione che sta dietro la creazione della moneta unica era la forte esposizione delle banche tedesche, francesi e inglesi verso i PIGS (la “I” sta per Irlanda), i forti prestiti concessi sarebbero diventati probabilmente inesigibili caricando i singoli stati di oneri notevoli per ricapitalizzare tali istituti. Invece magicamente con l’ingresso di tutti costoro nell’Euro si è provveduto a creare fondi salvastati finanziati da TUTTI gli Stati membri e non solo da coloro le cui banche avevano esposizioni. Il sistema produttivo del nord ha partecipato inconsapevolmente a salvare le banche private di Germania, Francia e Gran Bretagna.
Da ricordare che l’esposizione delle banche italiane verso tali realtà era assolutamente trascurabile.
Il cambio flessibile ha sempre permesso di equilibrare le differenze tra le varie economie.
Con i cambi flessibili, se un Paese non esporta perché ha prezzi troppo alti avrà come conseguenza un deprezzamento della moneta a seguito della diminuzione della domanda di moneta degli importatori stranieri. Questo deprezzamento rilancia le esportazioni. Quello che è sempre accaduto in Italia.
Il sistema euro è sostanzialmente un meccanismo che lavora a cambi fissi, tutto allo scopo di non far rafforzare la valuta tedesca.
La Germania è un grande esportatore, se gli importatori stranieri chiedessero marchi per acquistare prodotti tedeschi il marco si rivaluterebbe rendendo più competitivi i prodotti italiani.
L’Italia è entrata nell’euro dopo uno scontro franco-tedesco, ed alla fine l’hanno spuntata i tedeschi che temevano di perdere competitività da svalutazione rispetto alle imprese collocate nel nord d’Italia.
Possiamo spiegare in due parole quello che è accaduto. All’Italia, come del resto alla Spagna, è stata concessa un bel po’ di moneta a tassi bassi diventando di fatto una sorta di vantaggio competitivo iniziale.
Infatti le nostre banche come del resto quelle spagnole fino a 7/8 anni fa non sapevano più a chi dare i soldi e finanziavano tutti; bastava entrare in banca e chiedere.
Questo vantaggio, al pari di quello del 1990, è durato poco, anche per il fatto che non è stato realizzato alcun tentativo di allineamento tra le economie, tra le politiche fiscali, ecc degli Stati appartenenti alla moneta unica; ora serve una correzione molto pesante (euro a due velocità? uscita dall’euro?). Il colpevole ritardo con cui si provvederà a risolvere tali problematica porta alla progressiva distruzione del tessuto economico in primis degli stati più deboli e, con effetto domino, anche delle realtà immediatamente più solide (Francia, …)

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