“Il Vicario” di Rolf Hochhut in scena a Verona.

di admin
L'iniziativa voluta da Ursula Swoboda, presidente dell'Istituto di Cultura Italo-Tedesca a Verona, per creare riflessione sull'immane tragedia dell'Olocausto, per ricordarne le vittime e per dare risalto alla dignità dell'uomo, in vista del Natale 2014. Un Natale, che vede calpestata, anche oggi, nel mondo, tale dignità. Insegnare una lingua, significa certamente fare apprendere il modo più…

Non ci soffermiamo a valutare, in questa sede, il comportamento del Vaticano, ma, sottolineamo il travolgente dolore, provato da Pio XII, per gli avvenimenti citati, nonché la sua pronta ed aperta azione di difesa e di aiuto agli Israeliti, specie durante le fulminee e terribili retate naziste e fasciste dell’ottobre 1943, a Roma. Prima dell’uscita de Il Vicario – va segnalato – Pio XII fu accusato dalla propaganda sovietica, d’essere stato, durante il conflitto, dalla parte di nazisti e di fascisti… Papa Pacelli, al contrario e per esempio, scrisse il 25 giugno 1944 all’ungherese ammiraglio Horty Miklós von Nagybanya, invitandolo a salvare gli Israeliti ungheresi, peraltro, già colpiti da leggi antiebraiche locali, emanate nel 1938. Quanto al contenuto del dramma di Hochhut, esso narra del comandante superiore della SS, Kurt Gerstein, che, antinazista, tenta di rendere noto all’opinione pubblica internazionale, nel 1943 – durante la seconda guerra mondiale e mentre sono in corso le deportazioni hitleriane – il massacro in atto degli Ebrei da parte nazista, e fa pressione, sul nunzio apostolico a Berlino, onde questi intervenga, presso Hitler. Il prelato risponde a Gerstein di non essere autorizzato a tale azione. Vuole, invece, informare direttamente Pio XII, il Vicario, sull’Olocausto in atto, il giovane gesuita Riccardo Fontana, della Segreteria di Stato Vaticana, il quale, non riuscendovi, insiste presso suo padre, godendo egli di diretto contatto con il Pontefice, onde questi convinca ufficialmente il Reich a cessare il genocidio. Un non identificato medico del Lager di Auschwitz, inoltre – forse, il famigerato Josef Mengele – non solo compie esperimenti terribili sui prigionieri del campo, ma se ne vanta e promette morte sicura a Riccardo. Il quale, visti inutili i suoi sforzi nei riguardi del Vaticano, dona, con alto gesto di fratellanza, la sua veste all’ebreo Jakson, che Kurt Gerstein vuole salvare, e si lascia deportare ad Auschwitz, dove perde eroicamente la vita. In sostanza, abbiamo accennato, Il Vicario vuole porre in luce un supposto silenzio di Pio XII, nei riguardi del terribile Terzo Reich e della sua tremenda, orribile azione antiumana. Lo spettacolo, perfettamente recitato, è ottimamente riuscito, grazie al regista, Rosario Tedesco, e ai suoi ottimi collaboratori. Tuttavia, se ci è permesso un suggerimento, prima di dare inizio alla recita, spiegheremmo, in breve, il contesto, nel quale il contenuto del lavoro di Rolf Hochhut, ben congegnato e bene inserito nella storia del tempo, è inquadrato, non sottovalutando, fra l’altro, le difficoltà di scelta di decisioni incisive, in un periodo sì difficile per l’Europa e per le sue genti, da parte vaticana. Proponiamo quanto sopra, perché, al giorno d’oggi, non si è a completa conoscenza, purtroppo, di quanto commesso dalla mano fanatica del criminale Terzo Reich, nei riguardi di un popolo, quello ebraico, che nessuna colpa aveva, e tantomeno nei riguardi della Germania e di Hitler stesso. Una tale introduzione favorirebbe, certamente, una migliore comprensione dell’eccellente dialogo in scena, anche, anche con migliore soddisfazione degli attori stessi. Quanto alla storia, è stata l’ignoranza dell’allora Adolf, che ha pemesso al non ancora dittatore austro-tedesco, di dare credito alle numerose pubblicazioni dal contenuto razziale ed antisemitico, peraltro talvolta scientificamente esposto, in circolazione in Austria, non certo antiebraica, nei suoi anni di gioventù. Libri e giornali proponevano e divulgavano, infatti, miti, pregiudizi e falsità, che, in circolazione già dal primo Medioevo, e peggiorati con il passare dei secoli, sono stati da Hitler presi seriamente in considerazione, come appare nel suo maledetto Mein Kampf (1924), la mia battaglia. Tale progetto scritto nel carcere di Landsberg – frutto meditato d’una mente, che stava studiando un futuro di disgrazie per l’Europa e per il mondo, con l’ascesa al potere del suo autore, nel gennaio 1933, e partendo da tale data – divenne la base del martirio del Popolo d’Israele in Europa e della distruzione dell’Europa stessa, Polonia e Russia per prime. Ricordando anche i più di cinquanta milioni di vittime del secondo conflitto mondiale, vogliamo esprimere massimo apprezzamento ad Ursula Swoboda, che facendo conoscere uno squarcio terribile della storia della Germania – che i tedeschi, oggi, lodevolmente mai nascondono, né a se stessi, né al mondo – oggi democrazia modello, ha portato a conoscenza dei suoi studenti un momento difficile e terribile della stessa (1933-1945), richiamando l’attenzione sull’esigenza di creare “pace”, in occasione del Natale 2014, in un globo, che, purtroppo, sembra ritornare ai tempi più oscuri dell’umana storia.
Pierantonio Braggio

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