“Brusaporco”. Toponimo esistente già nel XI sec. e cognome di un’antichissima famiglia, giunta a Verona, nel Medioevo, dal Trevigiano o dal Padovano.

di admin
Il cognome continua oggi nella persona del veronese Ugo Brusaporco, scrittore, esperto di cinema, del suo evolversi nei tempi, di storia e di alta cultura. Ogni toponimo e/o cognome – la cosa è quasi normale nelle lingue straniere europee – ha una sua derivazione, un significato nascosto e sempre interessante. Lo dimostrano i fatti: basta…

Mentre non ci è nota la derivazione concreta di “brùsapòrco”, termine, però, ben comprensibile e certamente legato ad un mestiere o, più specificatamente ad un compito, possiamo essere certi che – tralasciando, per il momento, date precedenti, delle quali ci occuperemo, di seguito, in un secondo tempo – nel lontano 1325, esisteva, in Veneto, non a Verona, un castello Brusaporco, sia pure registrato con trascrizioni diverse, rilevabili dai quattro testi, che, di seguito, riportiamo e che descrivono la cessione di tale castello a Cangrande I Della Scala (1291-1329). Il Signore di Verona lo ottenne, appunto, durante le sue battaglie di conquista, nel Padovano e nel Trevigiano, nel primo quarto del 1300. Ci ha portato a felicemente conoscere tale dettaglio, la lettura del volume secondo, tomo secondo, de Il Chronicon Veronense, in parte, risalente al notaio Paride da Cerea (1200-1277). Chronicon che – narrando la storia veronese, in lingua latina, a partire dal 1087, fu continuato da anonimi, in volgare, sino al 1521 – ci propone, in merito, quattro versioni (codici-guida), ognuna dello stesso contenuto, come si rileverà, da quanto, qui sotto, riportiamo. Il Chronicon di Paride da Cerea è stato reso leggibile, grazie alle pazienti e certosine ricerche del prof. Renzo Vaccari, Legnago, e alla sua magnifica pubblicazione, in otto volumi, nel 2014, da parte del Museo Fioroni di Legnago, ai quali non solo dobbiamo il nostro plauso, ma anche il nostro ringraziamento, collegato a quello volto all’ing. Fiorello Stopazzolo, Legnago, che, con massima attenzione, ci ha fatto pervenire la preziosa opera.
Primo testo: MCCCXV. Adì XII de zenaro miser Cangrando dala Scala, fenida la triegua infra Padoani e Trivisani, si avo el castelo de Bruxaporcho per tratado de uno tradimento de quigi de fuora, e si avo eciamdio el castelo de Vigazuolo, con pato de quigi dentro de posser insir e andar con le suo arnixe e persone; e subito, insidi fuora le guardie de Bruxaporcho, miser Cangrando si lo fé bruxar e derochar.
Secondo testo: Del 1325. Adì 12 zenaro meser Cangrande rompé le treuge infra lui e Padoani e Trivesxani e ave el castello de Bruxaporcho per tratado fato per queli del castello de Vighezolo, e si ave anche quelo, per pato fato tra loro dentro del castello adì 19 de zenaro, e si lassò insire fora le guardie ch’el guardava, salvo le persone e le armi; e subito come meser Cangrande ave el dito castello de Bruxaporcho, lo fexe derochar e meter fo dentro.
Terzo testo: Del MCCCXV. Allì 12 di genaro il signor miser Cangrande dalla Scala, finita la tregua fra lui e Padoani et Trivigiani, andò a campo al castello di Brusciaporcho, et hebbelo per forcia, overo, per tratato fatto con quelli da Vigezolo, con convention fra loro, che le guardie che custodivano li detti castelli potessero securamente andar via, salve le persone et le armi; et subito che il detto signor hebbe li prefatti castelli, fece ruinar quello di Brusciaporcho.
Quarto testo: Anno 1325. Adì 12 de zenaro el signor miser Cangrando da la Scala, fenide le treugue tra lui e Padoani e Trivixani, andé a campo al castello de Bruxaporcho, e havelo per tractado facto per quelli da Vigazolo. E avo anco quello da Vigazolo, per pacto facto intra lor, che le guarde che guardava i dicti castelli, salve le persone e le arme, podesse andare via seguramente; fo adì 19 de zenaro. E como el dicto signor havo i dicti castelli, el fé ruinar quello de Bruxaporcho, e bruxar.
Da quanto sopra, risulta comunque chiaro che, una località Brusaporco, in qualsiasi modo la voce sia trascritta, esisteva, sino dal gennaio 1325, identificata in un castello, portante la stessa denominazione. Tale castello, era ubicato nelle strette vicinanze di un non meno chiarito, in trascrizione, Vigazuolo, o Vighezolo, o, ancora, Vigazolo. Diciamo questo perché, certi ormai che un Brusaporco, comunque scritto, esisteva e perché spinti dall’esigenza d’individuare in quale area si trovasse Vigazuolo (vedi tale voce, nella prima delle quattro versioni riportate), onde dare un’ubicazione, almeno di massima, allo stesso castello Brusaporco, nel Veneto. A tale scopo, abbiamo cercato, per semplicità, la voce Vigazuolo – il progresso lo permette – in internet. L’abbiamo trovata esclusivamente sotto le tre denominazioni “Vigazolo, Vigisole, Fogisonus” – tutte riferite unicamente a Vigazuolo, definito “un lago nei dintorni di Padova”. Il complesso, guarda caso, è riportato nello Johann Heinrich Zedlers Grosses vollständiges Universal-Lexikon aller Wissenschaften und Künste – Grande, completo Dizionario Universale di tutte le Scienze ed Arti di Johann Heinrich Zedler – vol. 48 (voci: vert-vis), p.1905, stampato ad Halle e Lipsia, nel 1751-1754, dallo stesso Zedler (1706-1751), libraio ed accorto editore. Ora, tenuto conto che la cosa si rileva, leggendo i testi succitati, se il castello di Vigazuolo si trovava nei pressi di Brusaporco e, secondo il Lessico citato, come lago, nei dintorni di Padova, si deve ritenere che anche Brusaporco stesso, il castello, si trovasse, appunto, in quel di Padova.
A dire il vero, le notizie sul toponimo Brusaporco non sono tutte qui, ma, trattandosi di una voce particolare, consultando opere diverse, risultano dettagli, peraltro propostici anche dall’amico Ugo Brusaporco, intorno ad essa, che incuriosiscono e ne confermano, in qualche modo, la diffusione, persino in Lombardia. Costretti, per la necessità, determinata dalla mancanza di dati esatti, a trascurare, nella presente descrizione, il pur importante ed esatto lato cronologico della diffusione, comunque molto contenuta, del toponimo o del cognome in esame, limitiamoci a sapere, per il momento, che in una zona non bene definita, ma ubicata fra Trevigiano e Padovano, di un tale Nicola Brusaporco, già si parlava negli anni 1116-1118, e di supporre che tale cognome esistesse, di conseguenza, in modo incontestabile, già molto prima di tali anni. Ben prima, quindi, delle battaglie scaligere sopra cennate e riferite dal Chronicon. Inoltre, per procedere nel nostro assunto, necessariamente, pure con elementi privi di quella continuità storica, purtroppo, che qualsiasi studioso o lettore s’attende, ci è d’aiuto sapere che l’imperatore Enrico II (973-1024) nominò feudatario, in quel di Camposampiero, un certo Tiso – con il trascorrere del tempo, Tiso di Camposampiero – che, investito dell’autorità derivante dal titolo, estese i suoi possedimenti sino al Trevigiano, ottenendo, fra le altre località, anche Treville. Ciò ci consente di considerare un successivo Tiso, ossia, Tiso VII, morto nel 1266, guelfo, che, dopo vere sconfitto, in lega con altri, Ezzelino da Romano a Cassano d’Adda (1194-1259), ghibellino e sostenitore di Federico II, ottenne, come afferma l’Anonimo Torriano, nel 1261, non solo i beni prima confiscatili, in terra trevigiana, ma anche il patrimonio del defunto Ezzelino da Romano, compresi i feudi – ed ecco giunti ad un’ulteriore conferma dell’esistenza della località, di cui stiamo occupandoci – di Brusaporco e, con questo, della citata Treville.
Offre lo spunto, per trovare altra conferma di una località “Brusaporco”, nel Trevigiano, un comunicato–stampa del giugno 2011, emesso dalla Pro Loco di Noale, Venezia, nel quale, si annunciava una mostra dedicata al trovadore provenzale Uc der Saint Circ (1217-1253). Egli, infatti, scrisse poesie e canzoni presso l’allora famiglia dei Tempesta, signori, appunto, nel XII sec., di Anoale e di Brusaporco, ove, la prima, Anoale, nel 1399, divenne veneziana e, con il tempo, assunse, la denominazione attuale di Noale, e la seconda, Brusaporco, invece, cambiò addirittura la denominazione in Castelminio di Resana, restando trevigiana. Castelminio si trova, infatti, a circa 24 km da Treviso, verso Ovest, fra Castelfranco Veneto a nord, Resana a sud e Cittadella, Padova, ad Ovest e, quindi, fra Trevigiano e Padovano. In una raccolta documentale, poi, detta di Santa Maria di Sala, nell’allora, già menzionata Anoale, appare ancora, fra i testimoni di un atto di donazione ad una superiora di San Secondo – anni 1116-1118 –, il già citato Nicola da Brusaporco. La curiosità e la volontà d’approfondimento, hanno portato, quindi, a rilevare, spostandoci in Lombardia, che, a 11,6 km da Bergamo, esiste la cittadina castellata di Brusaporto, la cui parte finale, “-porto”, potrebbe essere stata ideata – suggerisce lo stesso Ugo Brusaporco – per rendere meno disgustosa la voce, a suo tempo, divenuta cognome, terminante in “-porco”. Un’altra presenza, nel Bergamasco, della denominazione in trattazione, appare in un atto notarile del 10 novembre 1209. Essa, infatti, documenta come Alberto e Lanfranco, figli di Giovanni Cavallo di Torre Boldone, Bergamo, ed abitanti in Brusaporco, abbiano venduto a Guglielmo Scarpene di Bergamo quattro terreni, dei quali, due in Ranica, località, detta Valoso, sita a destra del fiume Serio, e due in territorio di Torre Boldone, ambedue località bergamasche.
Le certezze, sulle quali basarci per un’esatta derivazione della semplice voce “brùsapòrco”, nei primi anni di vita del termine, voce scritta con la “b” iniziale minuscola, potendo derivare essa, come sopra ricordato, da una specializzazione di un mestiere, così come in effetti è per molti toponimi e/o cognomi, non sono molte, come si è visto. Potrebbe trattarsi, tuttavia, di una denominazione dovuta al fatto che, nel giugno 1259, Ezzelino da Romano, in lotta con gli Scaligeri, avrebbe assegnato la denominazione di “Brusaporco” ad una famiglia al suo seguito, che mise a ferro ed a fuoco un allevamento di porci degli Scaligeri stessi. In merito, vale la pena di segnalare che il dialetto veronese usa la voce “pòrco” e non “maiale”.
Una storia un po’ complessa, comunque, quella dei “Brusaporco”, non sempre documentabile e, quindi, non sufficientemente completa ed esaustiva, ma, dotata di alcuni elementi reali e storici, che propongono, tuttavia, ulteriori motivi d’approfondimento e, quindi, di ricerca, magari, eseguita in loco e, come tale, atta a fornire ulteriori dettagli.
P.B.

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