Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, Verona. Ricordati i promotori dell’istruzione nel settore agrario scaligero.

di admin
La cultura è alla base del progresso. Saggio è colui, che, in base alla propria esperienza o ricorrendo a quella di suoi predecessori, costruisce e realizza – anzi, è prezioso, oggi, il risultato di tale genere d'impegno – ma, già nel mondo dei primi anni Trenta del secolo scorso e di quello attuale, disporre di…

Quindi, l’azione di tali benemeriti personaggi, diretta a portare il nuovo in campagna, era anche grande contributo a introdurre i giovani in un modo nuovo, nell’interesse degli stessi. Tali Uomini sono stati ricordati nel convegno, tenutosi il 9 dicembre 2014 scorso, presso l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona, presieduta dall’ing. Galeazzo Sciarretta. Il quale ha sottolineato come l’imponenza attuale dell’agroalimentare veronese, sia dovuta alla lungimiranza di molti personaggi del passato, che hanno visto in esso la base economica della Provincia di Verona. Sciarretta ha anche annunciato che il 18 dicembre prossimo, sarà presentato, sempre in Accademia, un importante studio, dovuto a diversi autori, sull’agricoltura del nostro territorio. Donatella Stefani Veronesi ha offerto un quadro completo della vita e dell’opera, in terra veronese, di Ettore Stefani, suo illustre padre… Il quale, proveniente dalla meravigliosa e, purtroppo, perduta Istria, prima geometra e, quindi, dottore in agraria, a contatto con docenti d’alta levatura, imparò non solo l’amore per la natura, ma anche per l’Uomo, che doveva trovare nella scienza il riscatto dalle fatiche e dalla difficoltà economiche. Probabilmente, durante lo studio universitario, Stefani conobbe Roberto Prearo di Rovigo e, quindi, nel 1933, essendosi dedicato all’insegnamento e, poi. diretta la suola di Avviamento Agrario di Ronchi dei Legionari, scelse come sede definitiva, derivante da concorso, Isola della Scala. Attualizzatosi l’Avviamento Agrario, si ebbero corsi annuali d’addestramento in meccanica agraria e, nel 1959, sorse ad Isola della Scala, ad opera dello stesso Stefani, l’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura, del quale, poi, egli divenne preside. La sua azione, per attirare i giovani alla scuola di agraria – con accorta opera di convincimento dei genitori – fu straordinaria e tale da poter inserire nella scuola ben 1050 giovani, negli anni Sessanta. Non va dimenticata l’azione di Stefani a tutela della dignità dell’uomo, per la cultura e a favore dei profughi giuliano-dalmati, che, a causa delle tristi vicende della seconda guerra mondiale, dovettero abbandonare beni, professione, dignità…, tutto! Morì nel 1995, lasciando massimo il ricordo del suo instancabile impegno per il mondo agricolo.
Giovanni Rigo, a suo tempo, insegnante in Agraria, ha posto in luce la figura di Sante Meneghelli (1926-1993), che, amico di Roberto Prearo, ha insegnato Agraria a Valeggio, fu direttore di scuole diverse del settore, dal 1959 al 1987, e, come coltivatore diretto, ha avuto il grande merito di avere creato, nel 1971, il Bianco di Custoza, fondando con Prearo e anche con il fattivo supporto dei parroci e degli insegnanti di religione, la relativa ed attuale Cantina Sociale, che ha prodotto, nel 2013, ben sette milioni di bottiglie… Di Roberto Prearo (1905-1982), ha ricordato l’importante impegno, il figlio, Franco. Prearo, laureato in Scienze Agrarie, amico di Ettore Stefani e di Sante Meneghelli, insegnò nella Scuola Agraria di Valeggio e ne fu direttore, andando alla ricerca di possibili studenti, superando le preclusioni dei genitori; creò, quindi, l’Associazione dei Dottori in Agraria e Forestali in ogni Provincia del Veneto, fu socio fondatore di Coldiretti e risolse diversi problemi dell’agricoltura e dell’istruzione in fatto di cultura agraria. Fra le diverse, significative segnalazioni, non è mancato il ricordo di Giorgio Bargioni, che fondò nel 1954 a Verona l’Istituto Sperimentale di Frutticoltura, ora non più in essere e del quale si sente fortemente la mancanza, contribuendo, con ricerche, studi e numerose pubblicazioni, alla positiva evoluzione dell’agricoltura veronese.
L’occasione di tali relazioni, dal contenuto ormai storico, che merita non solo d’essere conosciuto, ma anche approfondito, ha permesso la presentazione del volume La mia Agraria, nel quale l’autore, Pietro Spellini – già insegnante, in Scienze Agrarie, a ciò chiamato da Ettore Stefani, e direttore emerito dell’Istituto Professionale Agrario di Isola della Scala – pone in evidenza l’impegno e la passione per l’Agraria da parte di molti personaggi del passato, che, con il loro lavoro e con il loro insegnamento, hanno gettato le basi della moderna agricoltura veronese. L’opera, 87 pp., in carta patinata, Nuova Universo Gutenberg, Povegliano, Verona, 2014, si divide nei capitoli: La mia Agraria; L’Agraria aveva un compito in più; Villafranca, pescheti e vigneti; Le lepri; Bestiame e meccanizzazione; Le coadiutrici aziendali; La squadra degli insegnanti; Scrutini, pulmini; Boiano di Campobasso; Viterbese e Senese; Cesena, La Spezia; Il G.S. Italo; Settimane bianche; Senerchia; Ritorniamo a Isola; San Floriano, Legnago e Caldiero; Il triennio; Lo spirito; Il reclutamento; Conclusione. Un libro che va letto da chi ama conoscere quanto è stato fatto in passato da chi amava l’agricoltura, che è stata, è e sarà madre di vita.
Dinanzi ad un quadro così ampio di ricordi e di realizzazioni, non posso evitare di aggiungere qualche considerazione circa l’azione di Guido Braggio (1883-1953), quale appassionato di agricoltura. Come assessore all’Annona nel Comune di Verona, e, al tempo, presidente degli allora importantissimi Magazzini Generali, dal 1946 al 1953, propose, con il plauso dell’allora sindaco Aldo Fedeli e del Consiglio Comunale, la creazione di un Mercato Ortofrutticolo e di una Zona Agricolo-Industriale, quali importanti istituzioni, tuttora positivamente in essere e, ovviamente, molto evoluti ed indispensabili. Egli vedeva in tali istituzioni il mezzo assolutamente necessario, per valorizzare al meglio i prodotti agricoli (ed industriali) veronesi, attraverso la loro lavorazione, la refrigerazione (ove necessaria), la commercializzazione, e, in particolare, attraverso l’esportazione. Con lungimiranza, egli vedeva, in tali iniziative, una volta realizzate, come lo furono, la creazione di occupazione e di ricchezza, per il mondo del lavoro veronese.
P.B.

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