Anche a Verona e a Venezia il sistema monetario carolingio. Nel Medioevo, una “lira” corrispondeva a 20 “soldi” e un soldo a 12 “piccoli”.
di adminQuanto sopra – in sé certamente generico, per motivi di brevità – per segnalare come il principio monetario carolingio avesse raggiunto persino la pur lontana Gran Bretagna e per conoscere un sistema, che, come tale, era ed è stato in uso, in periodo medievale, anche a Verona e nei territori della Serenissima Repubblica di Venezia.
Ci ha dato lo spunto per trattare il tema dell’innovazione monetaria di Carlo Magno in Europa, la lettura del bellissimo libro di Ivone Cacciavillani, dal titolo Istria Veneziana, nel quale – “Collana Adria”, Leone Editore, Monza 2012, 158 pp. – l’Autore, pone in evidenza, con ogni possibile dato sulla cara e perduta Istria, come in essa, quale terra veneziana – p. 65 del detto volume – circolasse, nel 1300, una “lira” veronese, derivante, appunto, dal sistema carolingio. Scrive, infatti, l’attento Cacciavillani, citando il lavoro di V. Padovan, Le monete dei Veneziani, Venezia, Tip. del commercio di M. Vicentini, 1881, p.175: La “lira”, come moneta corrente, era molto diffusa, proveniva da più zecche ed aveva valore sostanzialmente analogo; fino a ben avanti nel Trecento, aveva corso “internazionale” la lira veronese, finché non venne scalzata da quella veneziana; questa “dividevasi in 20 soldi, come qualunque altra e ogni soldo, in 12 piccoli”. In merito, Cacciavillani segnala anche che nel 1349, il Senato – veneziano – aveva assegnato al Doge e ai Consiglieri, per le spese di funzionamento degli organi “costituzionali” della Repubblica (Signoria e Quarantie), la somma complessiva di 6000 lire – fonte: Ant. Stella, Il servizio di cassa dell’antica Repubblica Veneta, Venezia, Coi tipi dei Fratelli Visentini, 1889, p.81.
Da parte nostra, ricordiamo la “lira”, nella sua completzza, coniata dal doge Nicolò Tron (1399-1473) in argento 948,10/1000, 6,52 g, nel 1472, con il suo busto. Il pezzo fu il primo ed anche l’ultimo del genere, giacché il supremo Consiglio dei Dieci ordinò che le monete veneziane presentassero sì il doge, ma, inginocchiato dinanzi a San Marco Evangelista, patrono della Repubblica.
Dati interessanti, che meritano attenzione e che invitano ad ulteriori approfondimenti, anche, per esempio, su quali elementi poggiasse il valore ed il potere d’acquisto di quella “lira”, che, peraltro, già portava in sé più di cinquecento anni di storia monetaria carolingia.
P.B
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